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lunedì 27 Giugno 2022
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    Rina Bazzani, 100 anni pieni di lucidità: “Eravamo agricoltori nel cuore di San Casciano”

    La colonica in viale Pascoli, dove ha vissuto fino agli anni '60. La San Casciano di prima e dopoguerra in un racconto splendido, che ne traccia un affresco indimenticabile

    SAN CASCIANO – Cento anni fa nasceva, in una bella casa colonica su viale Pascoli, Rina Bazzani: sancascianese da tre generazioni.

    Rina è una simpaticissima nonnina che, nonostante gli acciacchi, ha una mente lucidissima.

    “Eravamo una grande famiglia – racconta la neo centenaria – come del resto erano la maggior parte dei mezzadri di quei tempi. Il capoccia era il mio babbo, lì vivevano anche suo fratello, i nonni e altri familiari: in tutto eravamo dodici persone”.

    “Il lavoro non mancava – ricorda – il podere era molto grande. E rendeva bene. Avevamo vigne, oliveti e un grande orto; tanto che dal centro del paese erano in tanti a venire ad acquistare da noi i beni di prima necessità. Vendevamo anche il latte, avendo le mucche per lavorare il campo”.

    “Il babbo era molto attento e preciso – sorride – anche perché chi veniva a passeggiare lungo il viale spesso si fermava a osservare le coltivazioni. Lo tenevamo come un giardino”.

    In pratica era una delle case coloniche attaccate al centro.

    “Ci dividevano le mura antiche, ma era anche una strada di passaggio per Firenze e Siena. In molti si fermavano a pernottare, per poi la mattina ripartire per la propria meta”.

    Sulla destra la colonica in viale Pascoli, dove Rina è nata ed ha vissuto fino agli anni Sessanta (foto La Porticciola)

    Dormivano sotto il loggiato?

    “No, li ospitavamo all’interno della capanna. Ricordo che a volte si fermavano anche i Rom, che ci chiedevano l’acqua e un po’ di pane”.

    Avevate il pozzo per attingere l’acqua?

    “No, andavamo a prenderla con le mezzine di rame: o alla Stazione (piazza Zannoni) o in via del Prato (via Morrocchesi). Le donne venivano anche a fare il bucato. E, poco distante, davanti all’officina Bellini, c’erano i fili sui quali venivano a stendere il bucato. Naturalmente non c’erano le case di oggi: fino al convento dei Cappuccini una grande macchia separava il nostro campo dalla strada. In più, chi veniva da Mercatale lasciava sulla nostra aia la bicicletta. E, a piedi, andava in paese”.

    Durante la seconda guerra mondiale siete rimasti in casa?

    “Sì, ricordo che arrivarono i tedeschi, mio fratello più piccolo fu nascosto su nella colombaia. Loro camminavano su e giù con dei grossi stivali, facendo una gran confusione”.

    Passavate le giornate con loro?

    “Sì, non ci hanno mai dato fastidio, ma in pratica erano diventati loro i padroni di casa. Quando la lasciarono, dopo poco iniziarono a cadere le bombe. Mamma mia che paura! Cadevano dappertutto, anche la nostra colonica fu colpita, così prendemmo quello che potevamo e ci trasferimmo a Decimo, nella villa dei nostri padroni”.

    Rina e Carlo

    Ritornaste dopo la guerra in viale Pascoli?

    “Certo, nel 1954 mi sposai con Carlo Marranci, e lì rimanemmo fino agli ’60, quando venne a mancare lo zio. Il babbo non ce la faceva più a lavorare il podere, così tornammo in Colle d’Agnola”.

    Riuscì a trovare un lavoro?

    “Sono stata a servizio da diverse famiglie del paese, oltre a pulire gli uffici dell’Enel quando si trovavano all’inizio del viale e, in seguito, in via Achille Grandi. Sono la nipote di Suor Angelica, che per circa cinquant’anni è stata all’asilo della Misericordia. I miei genitori mi mandavano dalla zia per dare una mano a fare il bucato e le faccende, all’epoca le suore erano molto povere. Suor Angelica la ricordano ancora in tanti per avere fatto scuola a molte generazioni”.

    Oggi come passa le giornate?

    “Guardando un po’ di televisione e facendo due passi per la casa con l’ausilio di un deambulatore. Purtroppo non vedo più bene, ma fino a poco tempo fa riuscivo a ricamare a uncinetto: ho fatto tanti bei lavori”.

    Dunque un bel traguardo quello di nonna Rina, che purtroppo a causa della pandemia non potrà fare una grande festa. Ha festeggiato con un pranzo insieme ai figli, Stefano e Anna, alle nipoti Elisa e Sara e alla nuora Tina.

    Gli altri familiari sono consapevoli di non poter partecipare per tutelarne il più possibile la salute: ci sarà un’altra opportunità per fare una bella festa.

    Ma non è mancata la visita del primo cittadino: il sindaco Roberto Ciappi che, sempre attento ai nonnini che festeggiano il secolo, è andato a portarle il saluto di tutta la comunità.

    E tanti auguri a Rina arrivano anche da parte di tutta le redazione del Gazzettino del Chianti

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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