Quando l’abito… fa il monaco: ecco a voi le sarte della contrada del Cavallo

Abbiamo incontrato le creatrici degli splendidi costumi a "casa Pecci", nel Borromeo, cuore della contrada

SAN CASCIANO – Il Carnevale Medievale svoltosi a San Casciano lo scorso 25 marzo è stato anche quest’anno una manifestazione riuscitissima, che ha ottenuto molti riconoscimenti.

 

Ha vinto la contrada del Giglio, ma a tutte le altre contrade va il riconoscimento di aver lavorato tanto e duramente per la realizzazione di uno spettacolo unico, fiore all’occhiello di un paese come San Casciano da sempre custode di tradizione e cultura.

 

Pezzo forte del Carnevale sono stati sicuramente gli abiti storici dei figuranti, creati da mani sapienti che hanno saputo ricreare, in certi casi perfettamente, il modo di agghindarsi di "madonne" e "messeri" del lontano Medioevo.

 

Così a casa Pecci, in via Borromeo abbiamo incontrato le sarte della contrada del Cavallo per farci raccontare come nasce questo sapiente e faticoso lavoro della cucitura degli abiti per il Carnevale Medievale.

 

“Da nove abbiamo cominciato questa avventura – ci racconta Silvia Pecci – e vivere nella contrada è un qualcosa che ti fa sentire a casa, in mezzo agli amici e ai vicini, nonostante l’impegno e la fatica siano davvero pesanti”.

 

“Questo spirito di collaborazione ed appartenenza credo sia la cosa più importante del Carnevale – continua Silvia – che accomuna tutte le contrade. E che ci fa continuare ogni anno, nonostante le mille difficoltà dell’organizzazione e del reperimento dei soldi necessari per l’acquisto del materiale e per l’affitto del nostro fondo, spesso autofinanziandoci attraverso eventi come la Festa della Birra. Insomma lavoriamo tutto l’anno per la realizzazione del Carnevale”.    

 

UNO DEGLI SPLENDIDI ABITI – Cuciti dalle sarte del Cavallo

 

“Per quanto riguarda la cucitura degli abit i- ci spiega Silvia – siamo divise in due gruppi: io, mia mamma Donatella Verdolini, Oriana Bussi, Anna Cecchelli e Maria Luisa Secciani ci occupiamo della cucitura; mentre Fiammetta Bacci e Lisanna Nesi si occupano del taglio delle stoffe. Poi ci sono Tamara Cinotti, Giulia Branchi, Dunia Cappelli, Sara Falli e Ginevra Landi che si occupano del reperimento delle stoffe e dell’assegnazione degli abiti alle persone che hanno deciso di sfilare”. 

 

Il confezionamento degli abiti avviene dopo che il gruppo di regia, sotto la supervisione di Roberto Cacciatori, ha scelto la storia da rappresentare. Parte a questo punto la ricerca delle stoffe e dei colori che devono essere rigorosamente fedeli al periodo del Medioevo, attraverso anche una documentazione storica molto impegnativa.

 

“Noi che cuciamo i vestit i- interviene Donatella Verdolini – abbiamo iniziato a cucire semplici abiti. Nel tempo siamo arrivate a cucire anche abiti per i nobili, fino a un bellissimo abito da regina anche quest’anno indossato da Giulia, facendo tesoro dell’arte del cucito imparata da ragazze. O, come qualcuna di noi, in fabbrica. Un'arte che si sta perdendo nelle nuove generazioni: per questo sarebbe bello insegnare alle bambine per tramandare un lavoro artigianale prezioso ed utile”.

 

Quest’anno le sarte della contrada del Cavallo hanno confezionato più di trenta abiti, senza contare quelli riadattati dagli anni passati. E, soprattutto, hanno vestito tanti bambini che con entusiasmo sentono sempre di più questo spirito di appartenenza alla contrada.

 

Gli abiti quindi sono grandi protagonisti del Carnevale Medievale, per questo loro valore artigianale ma, soprattutto, evocativo. Di un mondo lontano che tanto appassiona il pubblico.

 

Per questo le sarte del Cavallo tengono a rammentare alcune delle loro "colleghe" delle altre contrade come Doriana del Leone, Laura del Giglio, Alessandra del Gallo ed Ornella della Torre, che come loro fanno un lavoro importante per la riuscita della manifestazione.

 

“Tutte queste maestranze – ci dice il capo contrada Antonio Di Lorenzo – devono essere valorizzate. Perché in questo lavoro artigianale, come del resto nella costruzione dei carri, sta il valore peculiare del nostro Carnevale. E perché chi ci lavora duramente possa vedere il suo lavoro apprezzato, anche con nuovi giudici a terra capaci di valutare da vicino, come nel caso degli abiti, un tessuto particolare o la precisione di una cucitura”.

 

“Per questo – aggiunge Antonio in conclusione- se vogliamo che il Carnevale Medievale continui, il mio auspicio è che ci siano sempre più soggetti coinvolti nella sponsorizzazione dell’evento, un ripensamento nell’organizzazione e, soprattutto, una motivazione costante per tutte le contrade a fare sempre meglio. All’insegna di una sana competizione”.

di Silvia Luis

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