MERCATALE (SAN CASCIANO) – Sarà un turbinio di emozioni. Un salto all'indietro per poi tornare in avanti. Un elastico temporale che dall'ieri, dalla fine degli anni Cinquanta, sfocia nell'oggi.
UN FLASHBACK DI EMOZIONI
Come in un flashback Antonio Manzi, artista dalla storia incredibile e dall'arte pura e cristallina, oggi mercatalino "adottato", tornerà agli anni bui, dai 4 ai 14, quando ha vissuto in quello che lui definisce "un collegio per minorati dove ero finito per sbaglio".
Per poi scivolare fuori, nella luce, nell'amore per una vita da sbranare, da prendere a morsi. Disegnando. Ovunque, "utilizzando fino a dodici tecniche" ci racconta. Sempre guidato dal suo istinto e dal suo segno, denominatori unici di una carriera infinita.
Penserà alle 20mila opere realizzate. Penserà alle rivincite. Al portone bronzeo del Santuario della natale Montella, in provincia di Avellino; al Crocifisso nella chiesa di Lastra a Signa. Al Museo donato a Campi Bisenzio nel 2007. Al Chiostro del Bramante a Roma.

ANTONIO MANZI – Davanti a una delle sue sculture
LA STORIA DI UNA VITA DI ARTE NELLE GALLERIE DEGLI UFFIZI
Tutto si compirà mercoledì 9 maggio, nella Sala Bianca di Palazzo Pitti: una data e un luogo che rimarranno scolpiti nella sua vita.
Perché ad Antonio Manzi il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike D. Schmidt (a destra nella foto in alto accanto all'artista), rimasto affascinato dalla sua espressione artistica, ha commissionato un autoritratto: che l'artista stesso donerà alle Gallerie, dove sarà ospitato insieme ai grandi di sempre.
Un onore unico. Un riconoscimento in vita. Un punto di arrivo in un percorso comunque senza fine. Come scalare una montagna, arrivare a uno scorcio su un panorama da sogno. Ma poi ripartire. Gambe in spalla. Verso la vetta.
"IL MANZI": UOMO DI VITA, UOMO DI PASSIONI
"Il Manzi", così si definsce lui stesso, lo incontriamo in una soleggiata mattina di maggio. In quel Chianti che è diventato prima il suo studio (anni fa, a Tignano) e poi luogo di vita e di famiglia (oggi, a Mercatale).
Mancano pochi giorni al grande… giorno. Lui, come sempre, è travolgente. Racconta. Si emoziona. Gli occhi brillano al ricordo della madre ("Quando mi chiedeva cosa volevo fare da grande io le rispondevo… voglio fare il Manzi"). Dei tempi oscuri che però lo hanno forgiato per poi apprezzare la vita. E dell'arte. La sua arte.

BIRO SU MARMO – Un manzi poco più che dolescente disegna sui tavoli in marmo
LIBERO E AUTENTICO
Libertà. Tempo. Autenticità. Sono parole chiave, che Manzi porta con sé da quando disegnava sui tavoli delle osterie di Lastra a Signa, o realizzava disegni incredibili utilizzando fino a 2.000 penne biro ciascuno.
"Non mi sono mai smarrito – ci dice – nonostante abbia toccato tecniche e materiali diversissimi. Perché ho sempre mantenuto il mio segno, il mio istinto: da puro autodidatta non sono mai stato corretto, indirizzato. Non ci sono mercanti, non ci sono critici: chi convalida la mia arte siamo io e il tempo. Se l'arte resiste al tempo vuol dire che ha qualcosa da trasmettere".
Dipinti a olio, disegni, puntesecche (chiodo su lastre di zinco), ceramiche, marmi, bronzi, collage, terrecotte, graffiti, affreschi, matita su gesso… . Cinquant'anni di carriera, 20mila opere. Un percorso d'arte che è, insieme, percorso di vita.
"LA MIA ARTE EMOZIONA PERCHE' E' LA MIA VITA"
Passeggiamo con "il Manzi". Guarda una vallata, le vigne: "Quando sei in mezzo alla bellezza non puoi che rimanerne coinvolto, contaminato".
"Io ho sempre espresso quello che ho vissuto – si racconta – La mia arte emoziona perché è dentro la vita. E ha dentro la vita".
Una vita condensata nel Museo donato nel 2007 a Campi Bisenzio, con 130 opere. Ma non solo: "Ho fatto tutto io, l'ho progettato, ristrutturato, pensato. Compreso lo spazio didattico e il laboratorio per bambini. Mille metri quadri che devono divulgare il messaggio della bellezza".

INNO ALLA VITA – Scultura in bronzo nel Museo Manzi di Campi Bisenzio
E proprio lì, in quel Museo, un giorno è arrivato il direttore Schmidt. Che si è imbattuto "nel Manzi". E non ha potuto più distogliere lo sguardo: "Quando entrò – ricorda l'artista – il suo voltò, non so come spiegarlo, cambiò. Iniziò a passeggiare fra le opere, emozionandosi".
"Disse – ricorda ancora Manzi – che non era un critico d'arte, ma un uomo che voleva essere emozionato dall'arte. E lì c'era emozione. Di fronte a tutti disse che dovevo fare un mio autoritratto per donarlo alle Gallerie degli Uffizi, per essere poi posizionato nel Corridoio Vasariano".
Sorride Manzi quando ricorda la frase finale di Schmidt: "Deve entrare da vivo… non da morto!".
I MOSTRI SONO DIVENTATI… ANGELI
E Manzi entrerà nella Galleria degli Uffizi mercoledì 9 maggio alle 12, nella Sala Bianca di Palazzo Pitti. E sarà bellissimo.
"All'inizio – ci dice mentre ci salutiamo – dicevano che facevo mostri. Io ho sempre detto che questi mostri, un giorno, sarebbero diventati angeli. Grazie a un percorso di libertà".
di Matteo Pucci
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