giovedì 16 Luglio 2020
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    ChiantiBanca: sindacati preoccupati dopo le dimissioni del dg Bianchi

    Nota della First Cisl: "Come lavoratori e lavoratrici diciamo basta. Riportiamo la banca a casa"

    SAN CASCIANO – "La First Cisl, da più di due anni rappresenta la propria preoccupazione rispetto a questo “nuovo corso”; e lo ha fatto semplicemente sulla base dei numeri. Alla luce anche dalla comunicazione delle dimissioni del direttore generale Andrea Bianchi, come lavoratrici e lavoratori diciamo: ora basta con gli esperimenti. Gli amministratori sono i custodi del patrimonio che i soci hanno costruito con sudore. Adesso ci aspettiamo da loro una scelta di responsabilità e umiltà; un atto doveroso: basta con le avventure".

     

    E' Maria Francesca Manetti, della First Cisl Toscana, a lanciare l'allarme dopo le dimissioni che hanno ridisegnato la direzione e la governance di ChiantiBanca.

     

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    "È sempre la solita storia – spiega Manetti – qualcuno gioca a fare il banchiere coi soldi degli altri e poi sono “gli altri” a farne le spese: quasi 470 lavoratori, gli oltre 25.000 soci, i 103.000 clienti di ChiantiBanca. La Cassa Rurale di San Casciano, ma anche quelle di Monteriggioni, Campi, Pistoia e Carmignano, che a ChiantiBanca hanno dato vita, hanno radici antiche: nei decenni hanno creato valore e lavoro nel territorio, sono cresciute e lo hanno fatto crescere. Oggi la Banca si sviluppa su Siena, Firenze, Prato, Pistoia: “La Banca delle comunità nel cuore della Toscana”, come si legge sul suo portale. E lo ha fatto grazie al suo far parte del Movimento delle Banche di Credito Cooperativo".

     

    "Fino a quando – continua – dopo quasi 120 anni di storia, ChiantiBanca ha iniziato a “sperimentare” nuove vie… la way-out… poi, no, Gruppo Trentino… “siamo i più bravi” e “possiamo camminare da soli”; “we have a dream”… . Un sogno, alla luce dei fatti, miseramente infranto sul fatto che ChiantiBanca ha rinnegato la sua identità, ha cominciato a fare “altro da sé” e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Accade, di solito, che chi ha operato scelte azzardate se ne va; lavoratori, clienti e soci (coloro che la banca l’hanno costruita, ciascuno nel proprio ruolo) invece restano".

     

    Poi lancia il suo appello finale: "Riportate, riportiamo la “nostra” banca a casa: la Federazione Toscana Bcc e il Gruppo Iccrea. Siamo convinti che solo questo possa essere il “porto sicuro” da dove poter ripartire; i fatti ce lo hanno dimostrato. Ci rivolgiamo agli amministratori , ai soci, ai clienti, alle istituzioni: non lasciamo che il valore costruito da questa piccola-grande Banca, radicalmente intrecciata con quella dei nostri territori, venga distrutto da altri esperimenti. Siamo ancora in tempo. Ma non ne rimane molto".

    di Redazione

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