Un prete calabrese diventa Beato. La sua storia si intreccia con una ex professoressa delle medie…

Domenica 10 ottobre don Francesco Mottola viene proclamato Beato. E Vincenzina Tassone, per tutti Enza, ex professoressa delle medie su questo sacerdote ha scritto un libro

SAN CASCIANO – Domenica 10 ottobre a Tropea, in Calabria, dopo sei anni dall’inizio della causa diocesana, don Francesco Mottola (Tropea, 3 gennaio 1901-29 giugno 1969) sarà proclamato Beato.

Il postulatore che ha seguito la causa, don Enzo Gabrieli, ha definito Don Mottola uomo di “contemplazione e di grande spiritualità che seppe coniugare le due dimensioni della preghiera e della carità, divenendo un certosino della strada”.

Ma cosa unisce il beato Mottola a San Casciano? È un saggio scritto dalla professoressa Vincenzina Tassone (per tutti Enza) nata in un paese della Calabria ma da anni residente a San Casciano, dove è stata professoressa alle scuole medie.

Oggi in pensione, ha scritto un saggio “Don Francesco Mottola. Una Vita verso la Santità” (Book Sprint edizioni). L’abbiamo incontrata nella sua casa.

Professoressa Enza, lei non è nativa sancascianese di nascita giusto?

“Sono nata nel comune di Fabrizia, in provincia di Vibo Valentia, un paese di montagna a circa quaranta chilometri da Tropea. Da casa mia riuscivo a vedere il mare e perfino le luci delle barche che pescavano nella notte!.

Come ha fatto a lasciare la Calabria per la Toscana. Anzi, per il Chianti?

“Mio papà era stato a lavorare presso l’Ente Maremma, dove faceva rilievi topografici, e si era innamorato della Toscana. Tanto che quando tornava a casa ci parlava di questi posti meravigliosi. Nel frattempo conobbi mio marito Luigi Barbera: era un giovane carabiniere venuto a comandare la Stazione di Fabrizia, io frequentavo il liceo a Salerno, il nostro fu un colpo di fulmine. Arrivò però il suo trasferimento a San Casciano, la mia mamma fu categorica, non voleva che io mi spostassi dal paese e quindi arrivò a dire: o vi sposate o vi lasciate!”.

E voi?

“Ci sposammo il 24 ottobre di cinquanta anni fa, e così anch’io arrivai a San Casciano”.

Dove trovò subito il lavoro…

“Sì, nel 1972 iniziai con il dopo scuola alle medie, poi in altre scuole. Ma dal 1982 sono entrata fissa a San Casciano: fino al 2010”.

In quali materie?

“Lettere, italiano, geografia, storia, latino e anche educazione civica”.

Facciamo un passo indietro: all’ultimo anno dell’Università, come arrivò a scoprire don Francesco Mottola?

“Era il 1970 quando il professor Pietro Borzomati, docente di storia del Mezzogiorno presso la Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Salerno, mi assegnò come argomento della tesi di Laurea “La spiritualità di un Sacerdote Calabrese del XX secolo: Don Fancesco Mottola””.

Non aveva mai sentito parlare prima di allora di questo sacerdote?

“No, il professor Borzomati aveva scritto un libro sulla storia del Movimento Cattolico in Calabria, ma io non sapevo assolutamente nulla su don Mottola. Lo feci presente, così mi consigliò di recarmi a Tropea, dove il sacerdote aveva vissuto. Lì incontrai la sorella, Titina Mottola, che mi ospitò nella sua casa per tre mesi mettendomi a disposizione tutto l’archivio”.

Una grande emozione per una ventenne avere tra le mani il diario e i suoi libri con tutte le sue memorie…

“E’ stato un bell’impegno. Tra l’altro don Mottola era anche direttore e redattore del giornale Parva Favilla, un ulteriore documentazione con tanto materiale importante che ho utilizzato per la Tesi”.

Nessun altro l’ha aiutata in questa sua ricerca?

“Salvo le signorine della Casa della Carità degli Oblati e Oblate del Sacro Cuore (il fondatore dell’Ordine è stato don Mottola) no. Anzi, un aiuto mi è stato dato anche da don Giuseppe Pignataro, compresa la lezione sulla spiritualità”.

Don Mottola nel 1942 fu colpito da una paralisi.

“Nonostante la malattia continuò a scrivere sul giornale e rispondere a un enorme quantità di corrispondenza, dando una parola di conforto a ognuno. Si spense il 29 giugno del 1969 all’età di 68 anni”.

Come ha saputo della beatificazione?

“Per caso, leggendo Il Giornale della Calabria. Così senza conoscerlo, telefonai immediatamente al sindaco di Tropea, Giovanni Macrì, il quale mi chiese se potevo scrivere qualcosa su don Mottola. Tirai fuori la mia Tesi e mi misi subito al lavoro”.

Tra l’altro il sindaco Macrì ha scritto la prefazione nel suo saggio

“Sì, sono stata molto felice di questo. Tra l’altro l’illustrazione sulla copertina è opera di un sancascianese, il dottort Marcelo Manzoli“.

Ed ecco che domenica 10 ottobre alle sarà possibile seguire su LaC TV e Tele Padre Pio la cerimonia di beatificazione, che si terrà al Santuario di Santa Maria dell’Isola, simbolo della città di Tropea. Da domenica avremo un Santo da invocare, di cui potrà dire di avere avuto tra le mani i suoi scritti.

“Senza ombra di dubbio posso affermare che don Francesco Mottola è stata una delle figure più rappresentative del clero di Calabria nel XX secolo. Per bontà, sensibilità ed apertura verso i problemi sociali del tempo moderno”.

E per chi vuole leggere il saggio della professoressa Tassone, lo può trovare presso la Libreria Lotti in via Roma. 

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Sostieni il Gazzettino del Chianti

Il Gazzettino del Chianti e delle Colline Fiorentine è un giornale libero, indipendente, che da sempre ha puntato sul forte legame con i lettori e il territorio. Un giornale fruibile gratuitamente, ogni giorno. Ma fare libera informazione ha un costo, difficilmente sostenibile esclusivamente grazie alla pubblicità, che in questi anni ha comunque garantito (grazie a un incessante lavoro quotidiano) la gratuità del giornale.

Adesso pensiamo che possiamo fare un altro passo, assieme: se apprezzate Il Gazzettino del Chianti, se volete dare un contributo a mantenerne e accentuarne l’indipendenza, potete farlo qui. Ognuno di noi, e di voi, può fare la differenza. Perché pensiamo che Il Gazzettino del Chianti sia un piccolo-grande patrimonio di tutti.

Leggi anche...