SAN CASCIANO – La visita ai presepi di San Casciano non finisce mai di meravigliarci: per il suo significato e il suo valore, che appartiene a tutti, ma anche per la creatività e la bellezza.
Siamo partiti da Santa Maria ad Argiano (zona del Bardella): qui ogni anno i creatori di questo storico presepe lo impreziosisce di tanti nuovi particolari che riguardano il nostro territorio, la campagna del Chianti.
Quest’anno si è aggiunto un borgo di case coloniche, dove si svolge la vita di un tempo, fatta di pastorizia; sbirciando tra gli arbusti si ammirano tanti piccoli particolari, la porcilaia, la stalla delle mucche, la vigna, un orto accudito da una contadinella, i cipressi che svettano tra le case.
Ma poi ci sono un’infinità di animali, dalle galline, ai gatti, colombe e passerotti, anche animali che non appartengono al nostro territorio, come i castori che formano una diga con dei legni lungo il fiume che scorre sotto l’occhio attento dei pescatori, ma che potrebbero benissimo rappresentare delle nutrie che si trovano lungo i nostri torrenti, la Pesa e la Greve.
Qui se una volta era possibile affacciarsi e ammirare in lontananza il paesaggio, adesso, pochi alla volta si riesce a entrare all’interno percorrendo tutto l’intero spazio arrivando fino sulle tre cime fatte di roccia.
Propositura di San Cassiano: il presepe è posto su più livelli, quest’anno è ancora più grande e ricco di particolari.
Grazie all’impegno di tante persone che si appassionano dietro l’attenta regia di don Massimiliano Gori e la maestria di Marcello Gori, fine artigiano che con il suo ingegno riesce a dare movimento e vita ai personaggi, a far cadere la neve e alternare il giorno alla notte.
Bambini che giocano e si rincorrono, massaie intente a girare la polenta, il fabbro che batte colpi decisi sull’incudine, cascate d’acqua, scorci di paese con viuzze da poter ammirare sporgendosi e abbassandosi nei pressi della fontana.
Mentre tra gli archi si ammira il paesaggio dove, incastonato in lontananza, sembra di scorgere la città di Matera.
Santa Cecilia a Decimo: anche questo presepe è curato in ogni piccolo particolare. E lì, in fondo a una stradina innevata, ecco spuntare davanti alla chiesa di Decimo don Gino ad accogliere i visitatori.
Convento dei Cappuccini: sul lato sinistro dell’ingresso tra stoffe bianche che ricadono lungo le pareti, la Natività che invita a soffermarsi e genuflettersi davanti al bambino Gesù.
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