La storia di Karas, 66 anni, che spazza e tiene puliti i giardini pubblici del “Piazzone”

La morte del figlio, la depressione, un solaio che cede, lo sfratto: e la rinascita. Che passa anche da una scopa

SAN CASCIANO – Chi frequenta i giardini di piazza della Repubblica, “Il Piazzone” per i sancascianesi, avrà sicuramente notato un signore che in giorni alterni spazza il percorso pedonale della vasca, il vialetto che costeggia le altalene e lo scivolo.

Silenzioso, auricolare all’orecchio per ascoltare la musica, ogni tanto si ferma per gustarsi in tranquillità una sigaretta.

Gentile e rispettoso con tutti, trova anche il tempo di scambiare due chiacchiere con i frequentatori dei giardini, sorridendo sotto i grandi baffi e gli occhiali che gli illuminano il volto.

Si chiama Karas, ha 66 anni, da 35 in Italia: viene dall’Egitto, alle spalle ha un lavoro come decoratore, stuccatore, molto richiesto specie sulla piazza di Firenze, dove era impegnato in vari restauri nei palazzi del centro, alcuni di questi molto importanti.

“Vivevo serenamente – ci racconta dopo che ci siamo presentati – con il mio lavoro riuscivo a guadagnare bene. Mi permetteva di togliermi ogni soddisfazione, per me e per la mia famiglia. Ma la mattina del 10 aprile 2002 alle 11.35 mi arriva una telefonata; mio figlio aveva avuto un incidente a Firenze ed era morto”.

“Da quel giorno – ricorda – per me, mia moglie e gli altri figli la vita non è stata più la stessa. Tutti quanti siamo entrati uno stato di depressione. Passavamo tutto il giorno chiusi in casa a piangere, non avevo più voglia di andare a lavorare, tutti i risparmi sono ben presto finiti”.

“Provammo a tornare anche in Egitto – continua il suo racconto – Nel frattempo a Cerbaia rubarono anche la macchina di mio figlio morto nell’incidente. Dopo qualche tempo la polizia municipale di Firenze ci avvisò che l’avevano ritrovata, smontata in ogni suo accessorio. Pagai quello che c’era da pagare ma non volli rivedere quell’auto”.

In Egitto siete riusciti a trovare un po’ di serenità? “No. Passavamo da una chiesa all’altra a pregare (siamo Cristiani Copti); ma non riuscimmo a restare, ritornammo così a Cerbaia in una casa in affitto”.

“I guai non erano finiti – continua ancora – un solaio dell’appartamento improvvisamente cedette, il proprietario dell’immobile, oramai anziano, non aveva i soldi per ristrutturare. Così ci arrivò lo sfratto e ci trovammo anche senza casa”.

Qualcuno vi ha aiutato? “Sì, il Comune di San Casciano trovandoci un appartamento in paese, sono stati gentilissimi e li ringrazio per avere capito la nostra situazione. Anche gli assistenti sociali ci hanno dato una gran mano. E’ grazie a loro che sono riusciti a trovarmi da fare qualcosa per togliermi di casa, a tornare a contatto con la gente. Proponendomi di tenere pulita una parte dei luoghi pubblici. Ho iniziato a Cerbaia, poi a Chiesanuova e adesso nel “Piazzone”. Tutto questo in attesa della pensione. Ma c’è un episodio che mi ha aiutato in maniera particolare”.

“Un giorno – ci dice – mentre stavo sul divano in casa, nel dormiveglia mi viene a svegliare una figura immersa in una luce, mi prende per mano e mi dice: Vieni, ti porto a vedere tuo figlio, non è morto. Andiamo verso una porta, l’apro, e in una stanza vedo mio figlio con un maglione bianco, bellissimo e tranquillissimo. A quel punto mi sono svegliato, quasi sollevato dal dolore”.

“Nostro Signore – conclude – ha permesso di farmi vedere che mio figlio non stava male. Da allora mi sono sentito più sollevato”.

Karas è conosciuto da chi frequenta i giardini. Una brava persona educata e pronta al sorriso. Nonostante sia stata colpita da una tragedia indicibile, che ha messo a dura prova la sua vita e di tutta la sua famiglia.

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