Cisoie, Barletta, Porcalapaglia… . In Borgo Sarchiani una targa in ricordo di personaggi nella storia del paese

Un sellaio, due carradori, un civaiolo: personaggi entrati nella storia popolare di San Casciano. Un piccolo gesto per renderli noti anche ai tanti che non li conoscono

SAN CASCIANO – Ci sono antichi mestieri che il tempo ha cancellato. Ma sono ancora vivi i ricordi di chi ha avuto la fortuna di vederli, ascoltarli, sentirne i profumi.

Ed ecco Paola e Paolo Migliorini, e Dante Fusi, si sono dati da fare per non disperderne la memoria.

Paola e Paolo sono nipoti di Augusto Migliorini: insieme al figlio Vincenzo venivano chiamati Barletta (facevano i carradori). Dante è nipote di Lorenzo Mugelli, detto Porcalapaglia (civaiolo).

Il terzo personaggio che ha fatto la storia di Borgo Sarchiani, la via che per decenni ha ospitato le Officine Tipografiche Stianti, era Emilio Cappuccini detto Cisoie (sellaio).

I tre sancascianesi di oggi hanno chiesto e ottenuto il permesso di porre una targa in via Borgo Sarchiani, accanto all’abitazione e laboratorio dei carradori Barletta, al civico 140, dove Vincenzo ha lavorato fino agli anni ‘64-’65.

Vincenzo e Augusto, detti Barletta, lavoravano come carradori

E’ cambiato ben poco in quel fondo, un’ampia stanza con le volte a sasso. In alcuni punti si trovano ancora gli “anelli” in ferro dove vi legavano i cavalli. E, in fondo una corte, il pozzo, oggi chiuso.

Qui in tempi antichi veniva fatto il cambio dei cavalli della diligenza che da Firenze andava a Siena, lungo quella che si chiamava via Senese o anche Strada Regia Romana; dopodiché è stato utilizzato come bottega dai Barletta.

Qui cerchiavano le ruote dei carri: dopo aver messo il ferro sul fuoco della forgia, appena raggiunto il giusto calore per lavorarlo si provvedeva a cerchiare le ruote, raffreddando il ferro dopo aver dato la forma, con l’acqua presa dal pozzo.

In quest’occasione sono stati ritrovati alcuni vecchi arnesi da lavoro che abbiamo fotografato.

Via Borgo Sarchiani era piena di botteghe, laboratori, attività varie: da piazza delle Erbe fino all’inizio di via Borromeo.

Nell’occasione abbiamo anche scoperto che l’ultimo tratto che parte davanti all’ingresso delle ex Officine Grafiche Stianti e scende fino in via Borromeo, si chiamava via del Piano.

Recentemente infatti è stata rifatta la facciata del palazzo dove si trovava la lapide con la scritta incisa “Via del Piano”; forse intonacata o tolta, di questo breve tratto di strada si è perso il ricordo.

Poco sopra Bartletta, si trovava il negozio di Cisoie (il sellaio), dove si vendeva tutto quello che serviva per i barrocci, carri agricoli, selle.

Erano gli anni ’40 e dobbiamo un po’ immergerci in quell’epoca, quando la vita si svolgeva lungo la strada. Dove si conosceva un po’ tutti e si sapeva… tutto di tutti.

A raccontarci un episodio particolare è Paolo Migliorini: “Sia i Barletta che Cisoie erano degli amanti di opere liriche. Mia nonna Paolina, moglie di Barletta, era gravemente malata. Così una mattina presto, intorno alle 4, dalla strada fuori dal negozio, in rima Cesoie cantava a Barletta Come sta Paolinaaa?; e il nonno rispondeva Non c’è maleee. Questo per tutto il periodo della malattia, fino a quando una mattina alla solita rima di Cisoie Barletta gli rispose sconvolto Si è spentaaa”.

Un’altra battuta tra i due era quando dal Borromeo risaliva una signora che si diceva fosse infedele al marito. Così Barletta, rivolgendosi verso Cisoie, cantava Si vede la fattoria del Cornooo!” .

Altro personaggio di questo angolo di centro storico è stato Porcalapaglia, il civaiolo: da lui era possibile acquistare vari prodotti, che spaziavano dal formaggio alle aringhe, al baccalà, alla pasta venduta sfusa sistemata in un mobile di legno a cassetti con il frontale in vetro.

Qui gli operai della Stianti andavano a comprare i panini, ma c’era anche chi si fermava per il pranzo. Che si consumava in una stanza dietro il negozio, accomodandosi su un tavolo.

Il piatto forte era il baccalà: “Ricordo in particolare il grembiule che indossava Porcalapaglia – racconta Dante Fusi – quando la sera se lo toglieva, stava… in piedi da solo. Ogni volta che serviva qualcuno oltre a pulirsi le mani, vi strusciava la lama dell’unica coltella, con la quale divideva il tonno, tagliava affettati, ma anche la cioccolata, aringa o baccalà!!”.

“E a proposito del baccalà – ricorda ancora Dante – lo metteva a rinvenire in un mastello nella fontana comunale, poco distante dal negozio, tanto che alcuni “ragazzacci” vi andavano per dispetto a fare la pipì!”.

Questa era solo una parte della vita che si viveva lungo la Strada Regia Romana, che poi prese il nome di via Borgo Sarchiani in omaggio dell’illustre letterato ed economista Giuseppe Sarchiani, nato a metà di questa via il 21 dicembre 1746.

Oggi di tutto quel via vai, degli artigiani, degli esercenti, dei versi in prosa, non rimane più nulla.

Ed ecco perché gli eredi di Cisoie, Barletta, Porcalapaglia, hanno voluto porre una targa. Almeno chi passerà di lì si potrà almeno chiedere chi saranno mai stati questi tre personaggi, ai più sconosciuti, in questa via dedicata all’illustre Giuseppe Sarchiani… .

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