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giovedì 30 Aprile 2026
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    Cinghiali, il Comitato Unitario Cacciatori Tavarnelle: “Chi ha soluzioni alternative si faccia avanti”

    "Chi avesse un’alternativa per ridurre i danni che questi animali provocano alle colture o alla sicurezza stradale, lo faccia presente e vi si dedichi in prima persona"

    In risposta alla lettera ben orchestrata della signora Corrieri del 30 novembre, noi cacciatori del Comitato Unitario Cacciatori di Tavarnelle, vorremmo dire la nostra su alcuni punti che non ci sembrano corretti e addirittura fatti passare come novelle per compiacere qualche “potere forte”.

    # “Leggiamo che tutto il male possibile viene dai cinghiali. Ma sono storie e nessuna verità”

    # “Non faccio il processo ai cinghiali, tantomeno ai cacciatori: ma va trovata una soluzione”

    a) Innanzitutto nessuno ha mai imputato al cinghiale alcuna indole aggressiva, tranne quando, come tutti gli animali, si trovi in situazioni critiche di pericolo (dal suo punto di vista).

    E’ quindi possibile che se un ciclista od escursionista si venga a trovare casualmente abbastanza vicino ad un branco o un singolo animale (ipotesi tutt’altro che remota), subisca un attacco motivato a difendere se stesso o la prole.

    Non si sta parlando quindi di un animale da compagnia come sembra essere stato dipinto invece dalla signora Corrieri.

    b) ll nomadismo della specie è da imputare anche al numero sempre maggiore di capi che devono necessariamente trovare fonti alimentari sufficienti.

    Il cambiamento climatico, con inverni più miti, aumenta difatti le fonti trofiche ma anche la possibilità di sopravvivenza nelle nascite, con la conseguenza che il numero di cinghiali è in aumento in tutta Europa (basta vedere video sul web).

    L’estro delle femmine non dipende inoltre dall’età né dalla destrutturazione dei branchi, ma al raggiungimento di un certo peso corporeo (inoltre la notizia della distruzione dei boschi menzionata dalla signora Corrieri, è palesemente errata: in Italia le foreste sono aumentate in percentuale notevole negli ultimi anni).

    L’avvicinamento alle zone antropizzate è quindi un ulteriore conferma della ricerca di disponibilità alimentari, oltre al fatto che il loro nemico naturale, il lupo, è in aumento e spinge questi animali in luoghi che reputa più sicuri (luoghi antropizzati appunto); che poi il Prof. Boitani, massimo esponente sugli studi del lupo, abbia detto che manchino studi scientifici in Italia sulla specie lupo non ci risulta, ma può darsi.

    Sta di fatto che il lupo è l’animale più studiato al mondo e conseguentemente le stime (scientifiche) sulla sua presenza in Italia sono tutt’altro che opinabili; la presenza massiva del lupo in Toscana è inoltre confermata da video giornalieri e continui avvistamenti; nel caso però, che la signora non fosse convinta, naturalmente, la invitiamo a fare due chiacchiere con i pastori dell’Amiata o del Grossetano nonché dell’appennino Tosco-Emiliano dove la pastorizia ricopre un ruolo importante per la sopravvivenza di queste zone.

    A titolo informativo, è attualmente in corso un censimento del lupo in Italia, su basi scientifiche, i cui risultati saranno resi noti nei prossimi mesi.

    c) Tornando al cinghiale, Le possiamo confermare che le caratteristiche dell‘originario ceppo maremmano sono sempre presenti in diversi esemplari (e non in numero minoritario per fortuna), e vorremmo comunque sapere da quale fonte la signora attinga la notizia che i cinghiali che si avvicinano alle città siano soltanto ibridi: tramite test salivari?

    Si avvicinano tutti! Indistintamente, per i motivi addotti sopra, con tutti i potenziali rischi annessi.

    A conclusione, non vogliamo portare la signora a condividere o capire la nostra passione di andare a caccia (orgasmo venatorio, come riportato, mi sembra un termine leggermente eccessivo), ma se la signora Corrieri avesse un’alternativa per ridurre i danni alle colture che questi animali provocano agli agricoltori o alla sicurezza stradale, lo faccia presente e vi si dedichi in prima persona.

    Visto che al momento i soli che si prestano gratuitamente sono proprio i cacciatori: e non solo imbracciando un fucile per quattro mesi l’anno, ma installando dispositivi di dissuasione e pagando le concessioni statali e regionali dovute, una parte delle quali vengono destinate a rifondere i danni causati da questi ungulati (n.b. non si capisce perché l’associazionismo che tutela ideologicamente questi animali non venga mai coinvolto quando si tratta di pagare le parti che subiscono danni).

    In ogni caso, la prossima volta che le nostre squadre per la caccia al cinghiale andranno a posizionare dispositivi dissuasivi ai campi coltivati o vigneti, vorrei che la signora Corrieri si prestasse a dare una mano, passando così dalla teoria alla pratica; siamo sicuri che non farà mancare la sua presenza!

    Cordiali Saluti.

    Comitato Unitario Cacciatori Tavarnelle

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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