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martedì 21 Aprile 2026
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    4.500 ravioli e cena per 120: San Pancrazio si ritrova a sostegno dei detenuti di Sollicciano

    Due iniziative che hanno unito la comunità nel sostegno a chi vive situazioni di povertà all'interno del carcere. Dove padre Stefano Casamassima è cappellano. Il racconto

    SAN PANCRAZIO (SAN CASCIANO) – Due splendide iniziative promosse per raccogliere i fondi per i poveri del carcere di Sollicciano dalla comunità di San Pancrazio.

    Il successo di entrambe è stato sopra ogni aspettativa. Il primo in particolare, la vendita di ravioli, è stata una vera e propria dimostrazione di umanità incredibile.

    Ma partiamo dall’inizio: tutto è nato da un gruppo del catechismo, che aveva pensato appunto di impegnare genitori e figli in un’attività pratica, ma fatta pensando ai meno fortunati, questa volta del carcere. Ecco l’idea di realizzare insieme dei ravioli in parrocchia.

    La proposta ovviamente è stata subito promossa da don Stefano Casamassima, ma anche da tanti altri della comunità.

    Sabato 11 aprile è stata quindi una vera giornata di festa. Una trentina i volontari di tutte le età che si sono “improvvisati” mastri pastai e che, per tutto il giorno, si sono alternati per realizzare a mano e confezionare i 4.500 ravioli prenotati da tanti amici e compaesani per sostenere questa bella iniziativa.

    “La mattina è iniziata ascoltando la lettera scritta da un detenuto – ci dice Marika una delle organizzatrici dell’iniziativa, è stato un momento di raccoglimento bello. Le sue parole di riconoscenza e di ringraziamento ci hanno fatto intraprendere la giornata nel migliore dei modi”.

    “Si è poi creata una vera e propria catena di montaggio – aggiunge – gruppi di lavoro divisi tra chi si occupava di fare la pasta, chi di stenderla , chi di riempire i ravioli e chi a confezionarli. Un numero enorme da fare, 50 kg di ripieno di ricotta e spinaci, oltre 30 kg di semola utilizzata. Insomma, quando l’abbiamo proposta certo non ci aspettavamo così tanta partecipazione, sia nei tanti che appunto sono venuti a realizzarli, sia nella quantità di ordini ricevuti”.

    “Una bella giornata – prosegue – anche di condivisione tra genitori e figli, che si sono impegnati insieme nel lavoro manuale non fine a se stesso, ma pensato appunto come attenzione, ascolto e accoglienza di una realtà difficile come quella del carcere. Andando oltre, come ci ha insegnato padre Stefano, il rancore e il pregiudizio”.

    Sabato 18 aprile sono state poi 120 le persone che hanno partecipato alla seconda iniziativa: la cena promossa dallo chef Sergio Broccoli, superando anche in questo caso il numero massimo di partecipanti che era stato programmato per garantire la fattibilità di una cena dai piatti ricercati, studiati e realizzati da un grande chef.

    Ovviamente tutto questo è stato possibile anche grazie ai volontari della parrocchia, che hanno dato il loro contributo per riuscire a realizzare un evento così speciale.

    La serata è iniziata con l’ascolto della lettera dal carcere, come segno tangibile che l’accoglienza e il cambiamento sono possibili solo se lo si fa insieme.

    “Sono molto orgoglioso della mia comunità – ci dice don Stefano Casamassima (che è cappellano nel carcere di Sollicciano) – Non è certo la prima volta che viene chiamata ad aprire il suo sguardo verso persone che vivono in sofferenza e povertà, ma è la prima che questo sguardo è entrato dentro le mura del carcere”.

    “Una realtà difficile da accettare – ammette – Un luogo pieno di pregiudizi, nel quale il rancore e le distanze sono parte integrante del solo nome. Con queste iniziative si è lasciato spazio a qualcosa di più profondo, si è dato la possibilità ai detenuti di essere visti solo come persone, non il loro reato, ma esseri umani che vivono in condizioni di povertà e che meritano un aiuto”.

    “Realizzarle partendo dalla famiglia – conclude – dal coinvolgimento di genitori e figli, è un ulteriore passo per sperare nella potenza di una visione di bene più ampia. Solo con l’amore si combatte il male che ci circonda e che è dentro di noi”.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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