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giovedì 7 Maggio 2026
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    Salvò sei bambini ebrei nascondendoli a San Donato in Poggio: la storia di don Cuba diventa anche un fumetto

    Bagno di folla per la presentazione di "Tre colpi secchi" in biblioteca. Il Comune donerà delle copie all'Istituto comprensivo "Don Lorenzo Milani"

    BARBERINO TAVARNELLE – Nel momento in cui l’orrore nazifascista pestava a morte persone, cose, luoghi, dignità, e gli ebrei, adulti e bambini, diventavano merce che i fascisti vendevano al miglior offerente a mille, duemila fino a cinquemila lire per contribuire o sottrarsi alla furia omicida della guerra e provare a scamparla, don Danilo Cubattoli (24 settembre 1922, San Donato in Poggio-2 dicembre 2006, Firenze) scelse coraggiosamente da che parte stare.

    Incaricato dalla Diocesi di Firenze, si mise a disposizione per compiere una missione che metteva a repentaglio la sua vita: nascondere nel Chianti e mettere in salvo sei piccoli ebrei, di età compresa tra i 6 e i 12 anni.

    Un atto eroico, una fuga riuscita che si concluse con la consegna dei piccoli agli alleati a Livorno durante la Liberazione della città toscana, e che richiama alla mente la forza del pensiero filantropico di Don Cuba.

    “Valgo quanto amo” è il filo conduttore che attraversò l’intero percorso di don Cuba, la vocazione spirituale e il profilo umano del parroco che visse per dedicarsi agli altri, in particolare ai più fragili.

    Che si spese come uomo di fede per educare, condividere, sostenere, trasmettere, promuovere e praticare concretamente il dono più grande: la vita, un valore da rispettare, proteggere, amare.

    E’ destinata a far emergere dalle maglie del passato questa vicenda inedita, scoperta da Lorenzo Bojola attraverso il ritrovamento di un dattiloscritto, la graphic novel “Tre colpi secchi”, edita da Kleiner Flug, frutto della collaborazione tra lo sceneggiatore Federico Bojola e l’illustratore Niccolò Fontanelli, e finanziata dalla Fondazione Cr Firenze, che è stata presentata per la prima volta al pubblico negli spazi della biblioteca comunale “Ernesto Balducci” di Tavarnelle.

    Ispirata a fatti realmente accaduti, la pubblicazione ruota intorno ad una pagina di sopravvivenza intrecciata ai valori della Resistenza e della fede che commemora l’eroismo segreto di chi rischiò tutto per salvare la vita degli innocenti travolti dagli orrori della Guerra.

    Ad arricchire la presentazione della pubblicazione, in una sala gremita di persone, sono stati don Alessandro Lombardi, Provicario generale della Diocesi di Firenze, Ugo Caffaz, membro della Comunità Ebraica di Firenze, la dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo “Don Lorenzo Milani” Anna Maria Pia Misiti, l’attore Massimo Salvianti, i parenti e alcuni cittadini e cittadine che hanno testimoniato il loro rapporto di amicizia e affetto costruito negli anni con don Cuba.

    “L’idea nasce dopo aver trovato un documento dattiloscritto, conservato nell’archivio don Cuba, che narra questa vicenda e si sviluppa attraverso un lungo lavoro di ricerca e raccolta di testimonianze – spiega l’autore del percorso di ricerca Lorenzo Bojola – Dedico questo mio percorso a Ghita Vogel, che con don Cuba negli anni 50 fondò la prima casa famiglia d’Italia, e che ha vissuto l’esilio per sfuggire alla deportazione nazifascista”.

    Il progetto culturale ed editoriale della graphic novel si avvale della collaborazione e del supporto della Fondazione La Pira e del coinvolgimento di alcuni testimoni oculari, residenti a San Donato in Poggio scomparsi da pochi anni.

    “Siamo felici di accogliere e sostenere la diffusione di questo importante testo – dichiara il sindaco David Baroncelli – una pubblicazione che si avvale dei linguaggi della graphic Novel, intrecciando il genere narrativo all’efficacia, alla potenza delle immagini del fumetto, per promuovere la conoscenza della carica umana e altruistica di don Cuba nei confronti delle nuove generazioni”.

    “Un parroco – sottolinea – che sentiamo figura viva, parte della nostra gente, patrimonio di una comunità, quella di San Donato in Poggio, dove è cresciuto, insieme a quella di Sambuca e di tutto il territorio di Barberino Tavarnelle che ha a cuore la storia, l’operato, la semplicità, la visione concreta e lungimirante del parroco degli ultimi con la passione per i viaggi e la motocicletta. A Sambuca, dove risiedono alcuni parenti di don Cuba, abbiamo una struttura polivalente a disposizione della comunità che porta proprio il suo nome, come anche i giardini pubblici di San Donato in Poggio”.

    Il Comune ha provveduto ad acquistare centinaia di copie della graphic novel che donerà all’Istituto comprensivo “Don Milani” di Barberino Tavarnelle e presenterà direttamente a scuola nei prossimi giorni in un evento dedicato ai ragazzi e alle ragazze, organizzato in stretta collaborazione con la dirigente scolastica Anna Maria Pia Misiti.

    IL FUMETTO

    La graphic novel è ambientata nel 1944 nel cuore del Chianti.

    Sei bambini ebrei, separati dalle loro famiglie, vengono affidati alla Curia fiorentina grazie all’intervento di figure storiche come il vescovo Elia Dalla Costa e Giorgio La Pira, al seminarista Danilo Cubattoli, noto a tutti come “il Cuba”, un ventiduenne di San Donato in Poggio.

    Tra vitigni, campi di grano e antichi borghi, tra bombardamenti, violenze nazifasciste, paura di essere traditi da volti amici e perquisizioni.

    Dopo l’8 settembre del 1943 Giorgio La Pira trova rifugio a Fonterutoli, ospite dei Mazzei, per sfuggire alla polizia fascista.

    Si sistema in un borgo vicino (Tregole) nello stesso luogo dove Fioretta Mazzei aveva nascosto sei bambini ebrei.

    Ma Mario Carità aveva individuato la presenza di La Pira in quel nascondiglio e i bambini vengono spostati grazie all’intervento del vescovo che trova in don Cuba la figura chiave per il recupero e il salvataggio.

    Il parroco li porta infatti nel suo borgo natale, San Donato in Poggio, e li colloca inizialmente a casa sua, poi li distribuisce fra due famiglie di Montecchio e presso la stessa marchesa Anna Torrigiani, che li protegge.

    I piccoli saranno spacciati per figli dei residenti, sfollati poi spostati a Tavarnuzze e infine portati in salvo dallo stesso prete che li condurrà a Livorno dove saranno consegnati agli americani l’11 luglio 1944.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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