BAGNO A RIPOLI – “Quello che è successo nello scorso consiglio comunale, che aveva come unico punto all’ordine del giorno la modifica del regolamento per il funzionamento del consiglio stesso, è difficile da riassumere”.
Inizia così il comunicato scritto da Beniamino Deidda, ex magistrato e consigliere comunale, del gruppo di opposizione Per Una Cittadinanza Attiva.
“E non tanto perché il dibattito si è inevitabilmente snodato intorno a questioni giuridiche che sfuggono per lo più all’attenzione dei cittadini, ma perché lo strazio che si è compiuto delle più elementari norme del diritto e del buon senso supera ogni immaginazione” prosegue.
Spiega poi cosa è successo: “Si è andati dal negare le differenze tra l’espressione “la commissione può nominare” e “la commissione nomina”, sostenendo che se anche si scrive “la commissione può nominare”, tuttavia deve nominare; fino all’affermazione di una giovane consigliera che sosteneva che la presenza di un esperto invitato in commissione da un gruppo consiliare per partecipare ai lavori senza diritto di voto, avrebbe alterato i rapporti politici di forza stabiliti dalle elezioni”.
“E come potrebbe alterarli il povero esperto esterno se non può votare? – si chiede Deidda -Eh, ma può discutere e influenzare gli altri! La discussione democratica fa dunque paura a questa maggioranza rozza e prepotente, senza dignità logica e politica”.
“Figuratevi poi cosa è accaduto quando il nostro gruppo ha proposto di disciplinare la verifica dell’attuazione delle deliberazioni di indirizzo del consiglio. L’attuazione degli atti di indirizzo (le mozioni) è disciplinata anche nel regolamento del consiglio comunale fiorentino ed è stata da noi riproposta negli stessi termini. E qui è venuta fuori “la consapevolezza” delle regole democratiche da parte della maggioranza” commenta.
Scrive ancora: “Un consigliere ha esordito dicendo che le mozioni non vincolano l’amministrazione comunale, tanto è vero che si scrive “il consiglio impegna l’amministrazione e il sindaco” e non lo obbliga. Come se fosse una scampagnata di cacciatori! Il consiglio discute, delibera, ma tranquilli si fa per dire! Invece, come sa qualsiasi studente del primo anno di giurisprudenza, quell’impegno è vincolante sul piano giuridico perché discende direttamente dalla legge che assegna al consiglio comunale il potere di indirizzo politico-amministrativo”.
“Ma i consiglieri di maggioranza – va avanti – come un gregge compatto, pensano che la legge abbia assegnato al consiglio un potere, così, tanto per dire. Tanto non se ne fa di nulla. Lo pensa anche il sindaco, che un giorno se lo è lasciato scappare durante i lavori del consiglio. Ma cerchiamo di comprenderlo. Il sindaco, che neppure ha partecipato alla seduta consiliare, è un quasi quarantenne che è cresciuto nel clima politico di Bagno a Ripoli, caratterizzato nei lustri dallo strapotere di un partito, che ha impedito ogni reale confronto democratico e, dunque, anche una autentica cultura del confronto”.
“È per questo che nell’ultimo consiglio si è potuto assistere all’azzeramento di ogni logica giuridica elementare e alla prepotenza dei numeri sulla ragionevolezza delle argomentazioni. Ogni seria proposta di miglioramento del regolamento si è infranta contro il muro dell’illogicità, del disprezzo del diritto e del pacato confronto con le minoranze” continua.
E conclude: “Eppure non erano in gioco interessi economici o direttamente politici. Sarebbe stato interesse di tutti approvare un buon regolamento per il futuro dei lavori consiliari. Come definire questi atteggiamenti? Di destra, di centro, di sinistra? Mah! non saprei. Un tempo c’era un concetto più preciso per definire questi comportamenti: stalinismo. Pensavamo che fosse una pratica del passato, sostituito dalle buone maniere del confronto dialettico. E invece no, in qualche piccolo o medio paesello della Toscana c’è ancora, pensate, lo stalinismo…”
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