IMPRUNETA – Si può dire, senza timore di essere smentiti, che la grande sorpresa dell’edizione numero 100 della Festa dell’Uva è stato il quarto posto del rione delle Fornaci.
Sia per il piazzamento, sia per il punteggio raccolto dalla giuria: solo 28 i punti totalizzati dal rione rosso, contro i 44 delle Sante Marie (terze), i 46 del Sant’Antonio (secondo) e i 47 del Pallò (primo).
Non ha evidentemente incontrato i favori dei giurati lo spettacolo portato in piazza dal rione che arrivava da due vittorie consecutive.
“Radici”, questo il titolo dello spettacolo portato in piazza oggi, domenica 27 settembre.
La storia che inizia nel 1926, quella di una festa “che era poco più di un mercato di paese: in piazza sfilano le contadine, il carro centrale mostra una casa di mezzadria e i laterali la campagna, in due quadri interamente dipinti a mano dai nostri rionali”.
Poi gli anni del regime fascista, della guerra. I bombardamenti, le distruzioni.
“Dopo la guerra la Festa – aggiungono dalle Fornaci – la cui bellezza e arte sono simbolo di resistenza, diventa sfacciatamente straordinaria: i carri si trasformano in una fornace. Emblema non solo del nostro rione, ma anche del rapporto dell’intero paese con la terra. Simboleggia la produzione gioiosa di idee impossibili che prendono forma nella rinata Festa dell’Uva”.
Infine, il richiamo all’attualità: “La guerra non vive solo nel passato: nel nostro presente ancora numerosi bambini giocano tra le macerie e noi tutti/e ne siamo spettatori e complici. Ma in un mondo che ci vuole individualisti noi siamo collettività. In un mondo che ci vuole ottusi e omologati noi rispondiamo con il pensiero e con l’arte. In un mondo che ci vuole silenziosi, muti, controllati, noi, come lo erano i nostri nonni, e come lo saranno i nostri figli, noi da un secolo siamo valanga”.
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