IMPRUNETA – "La Fornace Agresti è l'emblema del fallimento delle amministrazioni che si sono succedute nell'ultimo quarto di secolo".
Parole… e musica di Roberto Viti, consigliere comunale di Obbiettivo Comune. Che ha letto il bando pubblico recentemente pubblicato e… non ci ha visto più.
"E' sconcertante – dice Viti – che dopo 25 anni dall'acquisto si sia ancora nella fase del concorso di idee. In sostanza, si devono ancora trovare i "contenuti" da inserire nel "contenitore". Ritengo di poter affermare, come ho fatto nel 1995, che è sbagliato realizzare il " contenitore" senza sapere cosa farci!".
E' una lunga riflessione quella di Viti: "Il mio percorso di consigliere comunale ha spesso attraversato le vicende della Fornace Agresti. Ne voglio ricordare alcune. Il Comune di Impruneta ha acquistato per 300 milioni di lire nel 1990 la Fornace Agresti (più un contributo della Regione Toscana). Nel 1995, quando facevo parte della maggioranza, mi astenni in consiglio comunale sul finanziamento di 2 miliardi per il restauro di questa Fornace e quella fu la prima volta che manifestai la mia contrarietà alle scelte della maggioranza".
"Non mi convinceva – rimarca di nuovo – la proposta che prevedeva di realizzare il "contenitore" che successivamente si doveva riempire di "contenuti". Si parlava allora di una sede museale, di uno spazio mostre, di un centro a fini didattici per la conoscenza ed il restauro del cotto, di un atelier-scuola".
Lapidariamente ricorda che "purtroppo tutte queste funzioni non hanno mai trovato nessuna concretezza ed anche nessun interesse da parte di enti, come ad esempio l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, al quale il nostro Comune, invano, si era rivolto".
Poi, sostiene Viti, è stato un continuo brancolare nel buio: "Le varie amministrazioni che si sono succedute da allora sono quindi andate avanti senza mai sapere cosa farci, ma hanno continuato a più riprese a investire denari in questo restauro. Complesso sarebbe riuscire a determinare quanto tutto questo ci è costato, perché diversi sono stati i soldi messi dal Comune nel corso del tempo ed anche diversi sono stati i finanziamenti fatti da altri enti, pubblici e privati".
"Emblematico delle difficoltà che ha avuto questo intervento – sostiene Viti – è il fatto che un contributo del 1998 della Regione e della Provincia, di oltre 500 milioni di lire, si dovette restituirlo pagando in più 42 milioni di lire di interessi. La motivazione per cui si dovette restituire questo finanziamento era dovuta al fatto che, dopo il crollo della loggia della Fornace, avvenuto il 28 agosto del '98, i lavori di restauro che erano stati già fatti (e pagati) non poterono essere collaudati e la Regione e la Provincia ci richiesero indietro il finanziamento più gli interessi".
Tanto che si finì pure in tribunale, con una vicenda processuale molto complessa che lo stesso Viti seguì passo dopo passo.
Viti che, andando oltre il passato, arriva al presente:"A un anno dalla sua inaugurazione, nella Fornace si sono recentemente tenute delle conferenze nell'ambito di una mostra sui Buondelmonti, Montebuoni e la Pieve dell'Impruneta".
"Queste iniziative -rimarca Viti – seppur apprezzabili, non giustificano certamente i costi sostenuti per il restauro. Attualmente il Comune ha emesso un "Concorso di idee per la valorizzazione e gestione sperimentale della fornace Agresti"".
E qui, secondo Viti, al danno si aggiunge la beffa. In una interrogazione chiede "di conoscere se, oltre alle idee che potranno pervenire dal bando, il Comune si adopererà per cercare un proprio utilizzo alla Fornace Agresti".
"Richiedo – dice Viti – di conoscere in che cosa consiste la spesa di 140.000 euro prevista nel programma triennale dei lavori pubblici per "Lavori di completamento recupero Fornace Agresti"; richiedo infine di conoscere l'elenco dei finanziamenti avuti da enti pubblici e privati e tutte le spese sostenute dalle varie amministrazioni dal 1990, includendo in queste oltre ai lavori effettuati, tutte le spese quali ad esempio, costo dei vari progetti, perizie tecniche, lavori di manutenzione, lavori di emergenza, costi per avvocati e CTP".
"So che quello che richiedo è un lavoro complesso e lungo – conclude Viti – e su questo punto, se necessario, sono disponibile ad aspettare anche oltre i tempi previsti per le risposte. Ritengo tuttavia che un lavoro del genere debba essere fatto per portarlo a conoscenza dei cittadini".
di Matteo Pucci
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