“La Fornace Agresti? Simbolo della volontà di mantenere le tradizioni”

Il vicesindaco Risaliti replica alle dure critiche di Viti: "Che si guarda bene dal fare proposte"

IMPRUNETA – La Fornace Agresti è davvero l'emblema del fallimento delle amministrazioni comunali imprunetine, come dice il consigliere comunale di Obbiettivo Comune Roberto Viti? Oppure un luogo recuperato in maniera egregia, oggi pieno di potenzialità per il futuro di Impruneta?

 

Il vicesindaco imprunetino Joele Risaliti opta, decisamente, per l'opzione… numero due: "La Fornace Agresti è la testimonianza di quanto la nostra comunità voglia mantenere il legame con la sua storia e le sue tradizioni. E di come le amministrazioni che ci hanno preceduto abbiamo fatto bene a voler conservare questa testimonianza della nostra produzione".

 

Spiega coonvinto che "oggi ci troviamo difronte al più bel recupero archeologico industriale presente nella Toscana. L'architetto Guicciardini ha ristrutturato questo ambiente in maniera esemplare, mantenendone le caratteristiche originali e permettendo alla struttura di rinascere".

 

"Capisco il consigliere Viti che ripete quanto già dichiarato negli anni '90 – continua Risaliti – quando le giunte che si susseguirono decisero di acquistare e ristrutturare, grazie al contributo della Regione Toscana e dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze che permisero il completeto finanziamento dell'opera con il quale la Fornace Agresti potè essere trasformata da centro di produzione a centro di interesse culturale".

 

Poi rivendica quanto fatto dall'amministrazione in carica (in foto il giorno del taglio del nastro): "Fin dai primi mesi dell'insediamento abbiamo lavorato per costruire un percorso gestionale della Fornace che non potrà essere affidato alle sole forze comunali. Per testare gli ambienti abbiamo costruito un primo calendario di iniziative (La Terracotta e il Vino, i Pastiss, I Buondelmonti), con l'obiettivo di capire quali fossero le criticità e i possibili sviluppi".

 

"Fin dai primi giorni – ricorda Risaliti – abbiamo avviato i contatti con la Regione Toscana che, prima della elezioni, sarebbe stata orientata a farne un centro legato all'arte contemporanea da collegare con le altre realtà presenti sul territorio regionale".

 

Una direzione precisa è stata intrapresa: "Noi abbiamo pensato che lo spazio dovesse essere restituito alla terracotta individuando nella produzione attuale e nelle criticità attuali, i motivi del rilancio stesso. La nostra intenzione, come già dichiarato un anno fa all'inaugurazione, è che la Fornace diventi la cabina di regia per le aziende del cotto un laboratorio dove promuovere la ricerca, l'innovazione e la sperimentazione, pensiamo a qualcosa di più dinamico di un museo".

 

"Molti anni – va a ritrosoil vicesindaco – sono trascorsi da quando l'assessore Dolcetti Papafava ebbe l'intuzione della Fornace, da quando l'assessore Giovannini riuscì ad ottenere i finanziamenti per la ristrutturazione. In un solo anno abbiamo sperimentato un calendario di iniziative e promosso un concorso di idee riservato ai produttori di terracotta di Impruneta".

 

Poi, in conclusione, tira una stoccata al consigliere di opposizione: "Invece di esercitare la memoria sarebbe stato sicuramente pù utile avanzare nuove proposte dalle quali il consigliere Viti ben si guarda. Se avesse vinto le elezioni l'avrebbe lasciata cadere nuovamente in disgrazia? Oggi non basta sostenere che fu una spesa inutile, oggi la Fornace è realtà e questa amministrazione sta lavorando nonostante le condizioni economiche non aiutino".

di Matteo Pucci

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