Il vino nelle anfore: alla scoperta del “mondo” di Leonardo Parisi

Siamo andati trovare l'artigiano del cotto che per primo ha intuito le potenzialità di questa nicchia di mercato

IMPRUNETA – Leonardo Parisi inizia a lavorare presso la Fornace Poggi, una fornace storica imprunetina, circa 30 anni fa come apprendista e impara a lavorare la terracotta. In particolare oggetti da giardino e vasellame.

 

Con il babbo, anche lui bravo artigiano del cotto, inizia a lavorare in proprio nel 1993, rilevando una piccola fornace in via delle Fonti.

 

Continua a fare oggettistica fino a quando, nel 2007, interessandosi a un metodo che veniva usato da alcune aziende produttrici di vino in Georgia (ex Unione Sovietica), e consultandosi con un enologo amico , produce un prototipo di anfora (o giara) lavorata a mano e sigillata, che può sostituire le botti nella conservazione del vino.

 

La terracotta, non essendo un materiale che rilascia sostanze, può essere ottimo per la realizzazione di oggetti per contenere liquidi perché non ha nessuna influenza nel sapore della sostanza che vi viene conservata.

 

L'idea non solo è piaciuta ma è stata sfruttata molto bene dalle aziende vinicole: soprattutto in Europa, in particolare in Francia, ma anche in Australia, Nuova Zelanda e California.

 

E' piaciuta anche in Italia, anche nel Chianti dove Parisi ha diversi clienti, anche se la nostra cultura, tradizionalmente legata al legno, fa ancora fatica a usare la terracotta per la conservazione.

 

La terra usata per le anfore viene estratta prevalentemente dal terreno imprunetino, tradizionalmente legato alla terracotta fin dai tempi più antichi.

 

Poi viene mischiata ad acqua in macchine impastatrici simili a quelle del pane, e poi gettata in forme di cemento e lavorata esclusivamente a mano.

 

Una volta generata, l’anfora viene fatta essiccare naturalmente e poi cotta in forno per circa due giorni. Poi lavata e finita, anche con l'installazione di tappi a chiusura ermetica, viene spedita ai produttori di vino.

 

Parisi è un ottimo artigiano: giovane, paziente e con grande manualità che, con il fratello (il babbo è scomparso da poco) e altri due operai dà vita a questo esclusivo prodotto.

 

Per avere una giara servono circa 2 mesi di lavoro ma il risultato è veramente unico.

 

Queste giare rappresentano l'eccellenza del nostro territorio e dimostrano quanto le capacità individuali, l'impegno e le intuizioni possano contare.

 

L'azienda di Parisi è un vero laboratorio, non una grande industria, dove poche operose e pazienti persone, danno vita a qualcosa di veramente importante e unico.

 

Articolo scritto da uno studente dell'Istituto Statale di Istruzione Superiore

"Gobetti-Volta" di Bagno a Ripoli, nell'ambito del progetto giornalistico realizzato

insieme alla redazione del Gazzettino del Chianti

 

di Tommaso Ricci

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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