IMPRUNETA – Anche per quest'anno l'amministrazione comunale, in collaborazione con Art Art e il fotografo imprunetino Francesco Del Bravo, ha organizzato la mostra "Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario. Uno sguardo su Auschwitz": l'inaugurazione si terrà presso la Galleria Art Art sabato 23 gennaio alle 17, mentre l'esposizione rimarrà visibile fino al 31 gennaio.
“Quando il 27 gennaio 1945 – dichiara il vicesindaco di Impruneta Joele Risaliti – venivano aperti i cancelli di Auschwitz, le immagini che apparvero agli occhi dei soldati sovietici che liberarono il campo, furono impresse nella nostra memoria collettiva".
"Ad Auschwitz – dice ancora Risaliti- come negli innumerevoli altri campi di concentramento e di sterminio creati dalla Germania nazista, erano stati commessi crimini di incredibile efferatezza. Tali crimini non furono commessi solo contro il popolo ebraico e gli altri popoli e categorie oppressi, ma contro tutta l'umanità, segnando una sorta di punto di non ritorno nella storia”.
L'uomo contemporaneo, con il suo grande bagaglio di conoscenze, nel cuore del continente più civile e avanzato, era caduto in un baratro.
Aveva utilizzato il suo sapere per scopi criminali, tramutando quelle conquiste scientifiche e tecnologiche, di cui l'Europa era allora protagonista indiscussa, in strumenti per annichilire e distruggere intere popolazioni, primi fra tutti gli ebrei d'Europa.
Da quel trauma l'Europa e il mondo intero si risvegliarono estremamente scossi. Si domandarono come era stato possibile che la Shoah fosse avvenuta. E, soprattutto, quali comportamenti e azioni mettere in atto per scongiurare che accadesse di nuovo.
Dalla consapevolezza dei crimini di cui il nazismo si era macchiato nacque nel 1948 la Dichiarazione universale dei diritti umani, promulgata dalle Nazioni Unite allo scopo di riconoscere a livello internazionale i diritti inalienabili di tutti gli uomini in ogni nazione.
La consapevolezza di ciò che era stato Auschwitz fu tra gli elementi fondamentali per la costruzione, identitaria prima ancora che giuridica, della futura Europa unita.
Scriveva il filosofo Theodor Adorno che dopo Auschwitz sarebbe stato "impossibile scrivere poesie", intendendo rendere l'idea di quali implicazioni radicali comportava assumersene la responsabilità, negli anni della ricostruzione e della nascita dell'Europa unita.
Era indispensabile stabilire con esattezza ciò che l'Europa non sarebbe stata. Alle radici dell'impostazione ideale dell'attuale Unione Europea c'è il rispetto per la dignità umana e il rigetto per ciò che era accaduto, sia prima che durante la guerra, a causa di idee razziste e liberticide.
Auschwitz è la negazione dei principi ispiratori dell'Europa coesa, economicamente, socialmente e culturalmente avanzata che conosciamo oggi.
di Redazione
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