IMPRUNETA – Ne ha per tutti l'ormai ex vicesindaco di Impruneta Joele Risaliti. Fatto fuori dal sindaco Alessio Calamandrei nel più vasto rimpasto di giunta che la storia politico-istituzionale del Chianti fiorentino ricordi, ha atteso qualche giorno e poi ha detto la sua.
E sono vere e proprie stilettate in quello che, a tratti, ricorda più una sorta di psicodramma su sfondo politico che un (anche duro) percorso istituzionale.
"Da un pezzo – esordisce Risaliti – era noto che sarebbe stato fatto un rimpasto di giunta, quello che non è stato noto fino all’ultimo momento era: chi riguardava e perché. Lo stesso sindaco, fino all’ultima giunta di martedì scorso, non ha comunicato niente che riguardasse il rimpasto ed ha continuato a chiedermi di sostituirlo in vari impegni istituzionali".
Accuse anche personali quelle di Risaliti: "Io, che pure avevo intuito di essere “a rischio”, mi sarei aspettato dal sindaco maggiore rispetto e correttezza, sia come persona che per il ruolo politico ed istituzionale da me ricoperto. A maggior ragione se si considera che mai, neanche all’interno del partito, ho avuto la possibilità di affrontare la questione".
"La situazione era talmente paradossale – prosegue – che tutti gli assessori, il primo giugno scorso, hanno inviato una lettera al sindaco richiedendo un incontro per chiarire quanto a suo tempo riportato dai giornali su voci e indiscrezioni relative al rimpasto".
"Il sindaco – accusa – non ci ha mai accordato questo incontro. E, dopo molte insistenze e proteste da parte di noi assessori, soltanto nell’ ultima giunta ci ha comunicato che avrebbe proceduto alla nostra revoca dopo la riunione dell’unione comunale del Pd del 30 giugno chiedendoci di continuare a lavorare serenamente. Ma neanche ciò è avvenuto così come il sindaco ci ha prospettato: infatti, come tutti sanno, il sindaco ha fatto le revoche prima della riunione del 30 giugno".
"E poi – conclude la sua "cronaca" Risaliti – la riunione dell'unione comunale del PD è stata “celebrata in notturna”, alle 23, alla presenza di uno sparuto gruppo di supporters. Questi i fatti".
Poi svela i motivi della sua estromissione dalla giunta: "La mia revoca viene motivata da una richiesta pressante del Pd che, pare, abbia effettuato una “verifica politica e una riconsiderazione complessiva degli assetti di governo” cosa che poco a che fare con la buona amministrazione. Infatti non è stata fatta alcuna valutazione di merito sul programma di legislatura, sul suo livello di attuazione e su quanto realizzato da ogni singolo assessore nei tre anni di lavoro svolto".
"No – dice Risaliti – Qui hanno sostituito 4 assessori su 5 soltanto “per ricompattare il partito” inserendo in giunta 4 sostituti che evidentemente “garantiscono” meglio certi “equilibri di potere tra correnti interne al Pd".
"Addirittura – prosegue Risaliti – lo stesso sindaco ringrazia tutti i dimissionati per quanto hanno fatto fino ad oggi, e fa anche capire che questa operazione non dipende da lui. Cosa per altro a me molto chiara: infatti mai, anche quando da me sollecitato, mi ha comunicato che il lavoro da me svolto non era adeguato alle esigenze del programma di mandato anzi tutto il contrario".
"Si lega poi il rimpastone – prosegue – anche alla necessità di raggiungere gli obiettivi di fine legislatura. Cosa questa ben comprensibile, anche se sarebbe interessante sapere se questi obiettivi sono diversi da quelli contenuti nel programma di legislatura e, se sì, quando e dove e da chi sono stati cambiati. Ma, come ci dice lo stesso segretario Pd, questi obiettivi devono essere ancora individuati…".
"E' quindi evidente – accusa Risaliti – che questo “rimpastone” niente ha a che vedere con la buona politica e la buona amministrazione, qui nessuno si preoccupa minimamente delle necessità dei nostri cittadini da cui il sindaco ed il partito sono sempre più lontani, impegnati come sono più a rianimare il passato che a costruire il futuro".
"Del resto – rimarca – pur di ottenere il massimo del consenso dentro alle attuali correnti del Pd, si lascia il capoluogo di Impruneta senza alcuna rappresentanza in giunta. Cosa mai successa prima d'ora. Il paradosso è che a fronte del completo fallimento del gruppo dirigente del partito che non ha saputo in questi tre anni rinnovarsi, ampliare il consenso territoriale (c’è stato un crollo verticale dei tesserati), trovare le mediazioni necessarie a ricucire gli strappi generatesi con le primarie e che a fronte di un sindaco che riconosce il proprio fallimento (testimoniato dal cambio totale della giunta) l’unico atto che si fa è sostituire 4 assessori su 5 pensando che la soluzione sia quella di trovare 4 capri espiatori. La famosa regola dello scaricabarile: le responsabilità sono sempre di qualcun altro".
"Il problema è invece più ampio ed articolato – continua spietato Risaliti – e questo giochino del rimpastone porterà a ricompattare forze oggi divise, come per esempio è già accaduto a Sesto Fiorentino ed in altri Comuni. Perché poi i cittadini sanno distinguere il grano dal loglio".
Sul partito l'ex vicesindaco è ancora più duro: "Il Pd del comune di Impruneta è un partito allo sbando che certo non possiamo pensare di rivitalizzare rimettendo in piedi le vecchie logiche di correnti e di inciuci che non faranno altro che consentire ad altri di raggiungere meglio l'elettorato. Se si vuole l’unità si deve scegliere di confrontarsi a 360 gradi e non solo su quello che fa comodo e quando fa comodo e come fa comodo".
"In questo senso – conclude – è apparsa grottesca e ridicola l'iniziativa (convocata e sconvocata in un paio di giorni) che il circolo Pd di Tavarnuzze ha promosso per presentare “la nuova giunta” quando ancora il sindaco non aveva parlato neanche con i propri assessori !e … e risibili le scuse del segretario che non ha fatto altro che sfuggire al confronto vero… così come hanno fatto anche Pistolesi, Beneforti ed altri… preferendo la logica delle cordelline a quella del confronto aperto con tutti in contraddittorio e non a due a due come è avvenuto".
di Matteo Pucci
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