Sabato e domenica “L’Acqua Cheta” a Grassina: ne parliamo con Renzo Calamai

Grande attesa per la messa in scena al circolo Acli. Abbiamo incontrato il regista: "Faccio teatro solo qui"

GRASSINA (BAGNO A RIPOLI) – Sono "solo" ventotto anni che Renzo Calamai, a cui non chiediamo l’età per educazione, ha iniziato a fare teatro a Grassina perché “solo a Grassina mi dà soddisfazione e mi piace farlo, per le persone che conosco”.

 

Grassinese doc e conosciutissimo da tutti, così racconta al Gazzettino del Chianti quando parliamo della prossima commedia di cui sarà ancora il regista, messa in scena dalla compagnia Stasera ti Butto sabato 20 e domenica 21 gennaio.

 

Appunto al teatro dell’Acli del paese. “L’acqua Cheta” è una ulteriore prova importante: negli anni a Grassina ci sono state già altre rappresentazioni e lui aveva rifiutato di ripresentarne un’altra

 

“Vista la popolarità – ci spiega – forse tra le più famose del teatro in vernacolo anche a livello nazionale, avevo sempre detto no a chi me lo chiedeva con insistenza. Poi però mi sono lasciato convincere, accettando di celebrarla nella ricorrenza dei centodieci anni. Da quando, nel gennaio del 1908, per la prima volta venne messa in scena”.

 

In questo gennaio 2018 la commedia di Augusto Novelli verrà riproposta fedele alla versione originaria, diversamente a quanti negli anni l’hanno invece modificata.

 

“Abbiamo lavorato anche sulle diverse ambientazioni dei tre atti e questo ha portato un ulteriore impegno da parte di tutti” ci dice, creando curiosità in merito.

 

L’idea di Renzo però era questa, imponendosi anche con gli attori: “Bisogna saper rischiare”.

 

Per lui è ancora molto importante fare bene, nonostante le tante commedie fino ad oggi curate: “Almeno una all’anno. Una passione che fin da ragazzino mi ha accompagnato, quando saltavo la scuola per andare al cinema e poi da adulto quando negli anni Settanta andavo a Roma come aiutante volontario dell’aiuto regista”.

 

“Lì ho avuto l’opportunità di vedere e imparare quale fosse la tecnica della regia – ci racconta – come si trattava con gli attori. Come lavoravano davvero i professionisti. Tanta esperienza che poi ho messo in pratica dedicandomi alle rappresentazioni teatrali”.

 

E questa sarà una di queste, un testo che fa rivivere alcune figure storiche, parte significativa della città di Firenze all’inizio del’900, alle prese con la vita di tutti i giorni tra vicende amorose e posizioni sociali che, intrecciandosi, danno significato al proverbiale detto di cui porta il titolo “L’acqua cheta …rovina i ponti”.

di Silvia Rabatti

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