BAGNO A RIPOLI – Da poco prima delle 16 del pomeriggio di oggi, giovedì 2 novembre, orario in cui in via Roma, a Bagno a Ripoli, si è consumato il dramma, fino a quasi le 20, quando è stato tolto l'autobus e riaperta la strada, nel centro del paese si è respirato il dolore per una morte avvenuta in diretta.
Quella di R.N., 54 anni, che viveva a pochi metri dal capolinea della linea 8 dell'Ataf. E proprio un autobus di quella linea lo ha investito. Uccidendolo.
Subito si sono mossi i soccorsi. L'automedica della vicinissima Croce Rossa di Bagno a Ripoli è arrivata in pochissimo tempo. Purtroppo però non c'era nulla da fare. L'autista, poco più di 30 anni, sotto choc, è stato soccorso sul posto e poi portato in ospedale.
Il corpo del 54enne era incastrato sotto all'autobus. Tanto che sono stati necessari i vigili del fuoco per poterlo liberare. Coperto da un telo bianco, sono poi arrivati polizia municipale di Bagno a Ripoli e carabinieri, compreso il nucleo scientifico, per tutti i rilievi del caso.
Strada chiusa in entrambe le direzioni, traffico by-passato. Fettuccia bianca e rossa per tenere le persone a distanza. Del resto qui siamo in mezzo a centinaia di persone, nel cuore del capoluogo. Giardino I Ponti a pochi metri. Negozi, bar, il palazzo comunale a pochi passi.
E sarà proprio la polizia municipale ripolese, guidata dal comandante Filippo Fusi, a portare avanti le indagini. Bocche cucite. Filtra solo che "si tratta di una dinamica complessa e particolarmente delicata, i cui molteplici aspetti sono in fase di ricostruzione".
Tante infatti le domande che chiedono una risposta. E' vero, come hanno detto alcuni testimoni, che c'è stato un alterco fra il 54enne e l'autista dell'autobus? E' vero che già in passato R.N. aveva avuto modo di scontrarsi con alcuni autisti Ataf per la gestione dei mezzi a quel capolinea, vicinissimo al quale viveva? Come è finito sotto al mezzo?
Nessuna anticipazione su persone indagate né, ovviamente, su eventuali capi di imputazione. A chi coordina le indagini il compito di fare chiarezza.
di Matteo Pucci
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