Due dipendenti comunali a processo per peculato: la prima udienza sarà a maggio

Lo svela La Nazione: gli imputati sono Leonello Corsinovi e Paola Trefoloni. La reazione di Riccardo Lazzerini (CDC)

IMPRUNETA – La notizia circolava da giorni, sussurrata a voce più o meno bassa nei corridoi e attorno al palazzo comunale di Impruneta.

 

A svelarla ufficialmente, questa mattina, è stata La Nazione, in un articolo a firma di Stefano Brogioni: due dipendenti del Comune di Impruneta, Leonello Corsinovi ("Nessun commento da fare" ci dice interpellato a telefono) e Paola Trefoloni, rispettivamente dirigente del servizio gestione del territorio e responsabile dell'ufficio urbanistica, sono stati rinviati a giudizio in un processo che inizierà nel mese di maggio.

 

Peculato: questa l'accusa che pende nei loro confronti, relativa a fatti di alcuni anni fa (in periodi diversi), sui quali ha indagato il pm Leopoldo De Gregorio.

 

La tesi dell'accusa è che i due dipendenti avrebbero "guadagnato" migliaia di euro nella redazione del Piano Strutturale del Comune di Impruneta, secondo il principio della "progettazione interna". E la stessa cosa, secondo il pm, sarebbe avvenuta anche nell'ambito del recupero della Fornace Agresti.

 

Il sindaco di Impruneta Alessio Calamandrei per adesso non commenta: "Sono accuse relative a atti molto precedenti alla mia amministrazione. Aspettiamo con serenità quello che dirà il tribunale".

 

Per adesso nessun provvedimento nei confronti dei due dipendenti: si attende la pronuncia del giudice nel primo grado di giudizio. In caso di condanna non è da escludere che il Comune debba costituirsi anche parte civile.

 

Più battagliero, ovviamente, Riccardo Lazzerini, consigliere comunale del gruppo di opposizione Il Coraggio di Cambiare: "Non c'è dubbio che sia una situazione imbarazzante per un comune così piccolo come il nostro. Due rinviati a giudizio rappresentano quasi il 5℅ dei dipendenti comunali. Non siamo a Roma o Milano e neanche a Firenze in termini di numeri".

 

"Questa cosa è preoccupante – prosegue Lazzerini – deve indurre ad una riflessione profonda chi sta amministrando (per quanto mi riguarda con risultati pessimi, da oggi, ancora peggiori).
Ritengo inevitabile che si addivenga a "provvedimenti cautelativi" (temporanei) per i soggetti investiti da questo provvedimento giudiziario, in relazione alle mansioni svolte dagli interessati e non escluderei un'amministrazione che si costituisse parte civile nei confronti di accuse quali il peculato".

 

"Il giudizio politico di oggi – rilancia Lazzerini -non si discosta da quello di ieri; siamo difronte ad un fallimento totale che ha attraversato tutto il comune. Dismessi edifici ancora da pagare, per cui invendibili, diminuzione conseguente di servizi, mancanza di un piano di rilancio economico e turistico del territorio, collasso delle frazioni, progetto di mandato "Campus Scolastico" al palo e senza i soldi del CIPE (comitato interministeriale programmazione economica) per la realizzazione delle nuove scuole elementari. Gestione "zero" su tutta la linea e ovvia conseguenza di sbandamento di alcuni uffici strategici!".

 

"Le dimissioni del sindaco – conclude Lazzerini – sarebbero dovute in un contesto di "normalità politica" ma credo che quest'ultima frase non sia neanche compresa dal "primo cittadino". Si dirà che c'è del personale in queste mie affermazioni; indubbiamente sì è per due ragioni: la prima che, da candidato sindaco non avrei dato fiducia a chi non di è dimostrato all'altezza negli ultimi dieci anni, la seconda è molto più importante è che sono in primis un cittadino di questo comune e chi amministra… gestisce soldi che sono anche miei".

di Matteo Pucci

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