Francesco Bianchi: “Fatto fuori dal M5S per visioni diverse, non per le assenze”

Dopo il "terremoto", il consigliere comunale racconta la sua verità: "Vogliono farmi passare da miscredente"

IMPRUNETA – "Apprendo dai giornali, e non dalle vive parole dei miei ipotetici successori (o "accusatori"), l'atto di mancato riconoscimento e di mia "auto esclusione" dal gruppo-meet up Impruneta 5 stelle. (più che esclusione è un'espulsione)".

 

A parlare è Francesco Bianchi, consigliere comunale del MoVimento 5 Stelle a Impruneta, che da ieri è stato pubblicamente sfiduciato dal gruppo del M5S imprunetino.

 

"Mi rincresce – inizia Bianchi raccontando la sua verità – constatare la mancanza di affrontare le questioni cercando il dialogo e il confronto, ma dando un aut aut, usando la distruzione piuttosto che la costruzione. Questa è una cosa che mi ha sempre destabilizzato sia in politica che nella vita di tutti i giorni: l'andare avanti a prescindere, scordando il passato".

 

Poi, entra nel dettaglio delle accuse: "Si parla di mie assenze come ragione del mio "allontanamento" ma la realtà purtroppo è altra: incomprensioni fra portavoce e "senatori" del gruppo, visioni diverse su come affrontare la vita politica del paese: la mia, basata sul confronto, a volte anche acceso per cercare una soluzione utile per tutti, quella di altri.. opporsi a prescindere".

 

"Passare da "fondatore" del 5 Stelle a Impruneta – dice rammaricato – e partecipare alla diffusione in altri comuni di come "far politica" da cittadino con formazione, dedizione e passione, a "miscredente" dopo aver vacillato di fronte al terremoto politico a 5 Stelle in Toscana di fine 2014, è stato un attimo".

 

Poi dà le sue cifre: "Otto consigli su tredici, di assenza: non poche ammetto ma se si tiene conto dei due consigli estivi, tre assenze strategiche per la non participazione al voto (è la maggioranza che garantisce il numero legale), una malattia e due assenze per lavoro, non mi pare una motivazione sufficiente per cancellare anni di impegno e dedizione".

 

"Come portavoce – riprende – quando il gruppo ha smesso di produrre gli atti (oltre il 50% ad oggi sono stati redatti dallo scrivente e sempre condivisi fino a gennaio di quest'anno) ho prodotto 10 atti nel corso del 2015: atti svincolati dalla politica ma pensando ai problemi da risolvere con la logica del fare. E' questo il mio disinteresse negli ultimi 10 mesi per il paese in cui abito e che vorrei migliore per tutti? E' questo il mio "peccato"?".

 

Bianchi ha un'idea ben precisa: "Il fatto che si usino le assenze del 2015 per non esporre un'altra verità mi ferisce. Come la delusione di essere stato un libro aperto per il gruppo, un amico che ha portato la politica anche in casa propria e ora l'essere diventato il problema da affrontare".

 

E' amareggiato Francesco Bianchi, e non lo nasconde: "Chi mi conosce questo lo sa. Chi mi conosce bene sa che c'è passione per la cosa pubblica fin dai tempi dell'impegno nella lotta alla salvaguardia delle colline del Chianti (interramento elettrodotti ad altissima tensione dal 1996 al 2009). E non sono i 19 euro al mese o le "cariche" che mi affascinano".

 

Ribadisce subito che lui, dal consiglio, non si muove: "E' un impegno importante che non sono pronto a lasciare per quanto a me imputato a fronte di quanto fatto in questo triennio politico".

 

Ammette anche che "ho pensato spesso di dimettermi per il tempo che sottraggo alla famiglia (non al lavoro che ha ovviamente la priorità). Se qualche assenza per motivi di lavoro è sottrazione di impegno, chiedo scusa, ma chiedo allora ancora più scusa alla mia famiglia che mi ha certamente supportato per le mie assenze serali".

 

"Di fatto – spiega ancora Bianchi – impegno, passione voglia di cambiare le cose cè stato cè e ci sarà. Il mio motto resta "fare" per tutti i cittadini, a prescindere dallo schieramento politico. L'intima constatazione è che mi sento sempre più cittadino attivo, sempre meno ideologia e parole. E' per questo che se non vi saranno (e sono certo che non avverrà) dietrofront del gruppo, sono pronto a lasciare l'incarico, ma non adesso: alla fine del mio mandato. Orgoglio? No, non solo: consapevolezza di servizio pubblico".

 

"Tutto quanto realizzato – rivendica – è frutto di tanto impegno del gruppo, ma anche tanto personale: la responsabilità e la rottura della fiducia sono da entrambe le parti: avrei preferito fosse andata in altro modo: ho tentato più volte fra novembre 2014 e settembre 2015 di ricucire ma la seconda chance non cè stata. Non per mia scelta".

 

"Purtroppo – conclude il consigliere comunale – cuore e cervello non vanno di pari passo e se lascio il mio cuore nazionale al 5 Stelle, dovrò pensare mio malgrado di ripiegare per il gruppo misto per continuare a dialogare per fare. I miei successori potevano attendere… la pazienza a volte premia: nel 2018 a fine del mio primo e ultimo mandato, avranno modo di capire dalla campagna elettorale in poi, che stare in consiglio comunale non è facile. Specie poi all'opposizione, dove qualsiasi mossa ha quasi sempre, impatti marginali e frustranti".

di Matteo Pucci

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