IMPRUNETA – Sabato 10 dicembre si è vissuto un pomeriggio intenso per la cultura imprunetina. Lo scopo, già chiaro nel titolo della manifestazione “Impruneta. Un paese di tesori nascosti”, era quello di coinvolgere il pubblico in consolidate realtà, o nuovi temi di studio, che meriterebbero una maggiore conoscenza.
Il percorso è iniziato nel Museo del Tesoro di Santa Maria all’Impruneta, con il saluto ai presenti da parte di Nicoletta Matteuzzi del Sistema Museale del Chianti e del Valdarno fiorentino, assieme all’assessore Lillian Kraft della giunta imprunetina.
Presenti anche il professor Giuliano Pinto e Guido Tigler; gli studiosi architetto Alberto Ciampi, Roberto Cacciatori, Angelica Degasperi, Carlotta Gentile, Nicoletta Matteuzzi, Mesi Bartoli, Alice Chiostrini, il "past president" della Federazione Cesvot Beni Culturali Alessandro Berra.
Nella sala dei codici miniati Alice Chiostrini ha illustrato la bellezza e le particolarità delle scritture antiche esposte.
I partecipanti, pur non potendo toccare i codici protetti delle teche, hanno potuto apprezzare anche le bellezze interne con l’aiuto di foto e soprattutto con le spiegazioni della relatrice. Si tratta principalmente di “Corali”, cioè volumi destinati al canto di componimento sacri.
Successivamente i presenti si sono spostati nella biblioteca comunale. Ad accoglierli il saluto di Giovanni Calamandrei, presidente dell’Associazione Amici del Museo di Impruneta e San Casciano “M. Possenti” che ha presentato le successive relatrici.
Mèsi Bartoli ha fatto il punto della situazione delle ricerche, sulla famiglia dei Buondelmonti, che sta portando avanti negli archivi dei principi Corsini e del castello di Verrazzano.
Come un complesso puzzle, le notizie già presenti su questo significativo clan familiare, si stanno arricchendo di particolari e riscontri.
Il ceppo dei Buodelmonti traeva forza dal controllo delle vie di comunicazione in Val di Pesa e nella Val di Greve.
La ricercatrice studiando le carte dei due archivi storici ed anche con l’aiuto dell’amica Maria Pratesi, sta ricostruendo una complessa relazione di lasciti ereditari, patronati su complessi ecclesiastici ed altri atti, che hanno contribuito a rendere questa famiglia potente per secoli.
Nicoletta Matteuzzi ha presentato uno studio che sta cercando di far luce sulla presenza di lastre di intarsio marmoreo e di statue nella cripta della Basilica dell’Impruneta. Questi arredi provengono probabilmente da una pieve romanica antecedente all’attuale chiesa di costruzione trecentesca.
La struttura (essenzialmente le fondamenta) e la cripta della antica pieve furono scoperte durante i lavori di ricostruzione a seguito delle distruzioni causate dai bombardamenti Alleati durante il passaggio del fronte.
Le ipotesi allo studio, specialmente con il confronto con opere simili in area fiorentina, portano a ricondurli a parti di un pulpito.
Un proposito concreto riguarda la possibilità di poter rendere visitabile la cripta che conserva queste particolari opere.
di Redazione
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