“Un’ambulanza, una chiamata e via si parte”: Misericordia, lettera aperta di una volontaria

In vista dell'open day del 10 e 11 marzo, Chiara Stiattesi ci ricorda cosa vuol dire donare se stessi per gli altri

IMPRUNETA – La Misericordia di Impruneta entra nel pieno delle attività del 2018 (170esimo anno di presenza sul territorio) con una "due giorni" di porte aperte, sabato 10 e domenica 11 marzo.

 

Un evento semplice, nato dai volontari e fatto dai volontari, che parte dalla voglia di non dare per scontato nulla, di volerselo ri-raccontare, di voler mettere a tema le ragioni e le motivazioni, di proporre cose nuove per accogliere questo nuovo anno pieno di sfide, di cambiamenti opportuni e anche di difficoltà.

 

Incontrare dunque persone, curiosi, ragazzi e re-incontrare paesani ed amici di sempre… parlando di Misericordia.

 

 

Un'occasione per la quale proprio una volontaria della Misericordia imprunetina, Chiara Stiattesi, ha inviato al Gazzettino del Chianti questa lettera aperta. Che con grande piacere pubblichiamo sui sotto.

 

Un'ambulanza, una chiamata e via si parte.

 

Spesso durante il tragitto ci distraiamo, scherziamo fra di noi, ci prendiamo in giro.. chi ci vede potrebbe dire che siamo menefreghisti.

 

Ma non è così, dentro ognuno di noi c'è la paura della situazione a cui stiamo andando incontro, la paura di sbagliare, paura di deludere la famiglia, la squadra, di non essere abbastanza o di non avere le capacità per poter affrontare ciò che accade.

 

Quando arriviamo, facciamo un bel sospiro, affoghiamo tutto ciò che ci passa per la testa, e entriamo.

 

E da quel momento, scordi tutto, ti passano per la testa tutte le slide del corso fatto, i formatori che ti urlano negli orecchi, nonostante siano passati anni, e da li ti senti invincibile, nel giro di 20 minuti riesci a capire, medicare e contattare la sala operativa.

 

Carichi il paziente in ambulanza, e inizi il viaggio travagliato e a volte infinito per l'ospedale, con le sue complicazioni.

 

E solo quando lo lasci in mano a infermieri e medici ti senti tranquillo e sorridi, perché il tuo unico obbiettivo che ti sei prefissato a inizio turno, lo hai portato a buon fine.

 

E da lì capisci che ciò che fai è la cosa più bella del mondo, è dentro quell'ambulanza che ti dimentichi dei problemi, insaturi rapporti, crei una famiglia e sorridi perché tu sei un soccorritore, e sei così fiera di avere questo ruolo.

 

La volontaria della Misericordia di Impruneta – Chiara Stiattesi

di Redazione

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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