Mille anni di terracotta dell’Impruneta. La Mital racconta la civiltà del cotto

La visita alla fabbrica che da cento anni tramanda la tradizione. "Noi siamo gli ultimi artigiani"

IMPRUNETA – Orci nei giardini di tutto il mondo e la Cupola del Brunelleschi come testimonial. La terracotta dell’Impruneta affonda le sue radici nel periodo Medievale, ma la “civiltà del cotto“ nata nel XI secolo, questo affascinante mondo color rosso brunito, vive ancora grazie alle poche fornaci rimaste, tra cui c'è la Mital, con i suoi 100 anni di lavoro e artigianato creativo della famiglia Mariani.

 

La civiltà del cotto fiorentino ha il suo fulcro a Impruneta (dove si produce dal 1098), dove tutto è rosso del cotto imprunetino, colore che più di ogni altro evoca la magia dei paesaggi, della campagna e delle tradizioni toscane, dovunque polvere rossa dalle sfumature che vanno dal rosa dei tramonti sull’Arno.

 

Qui si trovano le storie di famiglie forgiate sul fuoco delle fornaci, generazioni di uomini che hanno creduto nella terra, l’acqua, il fuoco, la creta, il galestro, gli elementi che conosceva anche Brunelleschi che scelse gli artigiani dell'Impruneta nel 1419 per le tegole e i mattoni della cupola del Duomo di Firenze.

Oggi l’azienda Mital sembra un borgo, la sede della fabbrica è piena di fiori sulle finestre, i muri sono a facciavista e racchiudono la bella storia della famiglia Mariani, del padre Angiolo, dei suoi tre figli, Luigi, Franco ed Enrico e del nipote Marco.

 

Quella della Mital è una fabbrica che sembra sospesa nel tempo, ottocentesca, ingentilita dal verde squillante dei prati intorno, dai cipressi toscani imponenti e altezzosi e le viti dai grappoli ancora verdi. Una azienda che ha visto ben due guerre, dove il lavoro difficile di oggi rimane sempre una avventura affascinante. La storia centenaria qui è stata fatta con gli operai "perché alla Mital si lavora tutti insieme".

"Galestro e ossido di ferro –  spiega Enrico, uno dei tre figli Mariani –  sono gli elementi fondamentali della terracotta dell’Impruneta: il galestro, un particolare è un tipo di tipo di argilla che rende il prodotto incredibilmente resistente al freddo, e l’ossido di ferro, la componente chimica che gli conferisce quella fantastica sfumatura di rosso, non a caso nota come “rosso terracotta”.  Il galestro è anche chiamato in gergo “terracotta antigelo“, garantita per temperature fino ai -30°".

 

"Noi siamo gli ultimi artigiani – dicono i Mariani –  L’artigiano dell’Impruneta è quello che si dice un artigiano creativo, qui si nasce e si cresce e la passione ci forgia.  La nostra generazione non ha avuto scuole, si imparano direttamente in fabbrica i diversi tipi di lavorazione, tra cui a modello, a lavoro tondo e a lavoro di fondo. I primi due prevedono l’utilizzo di stampi di vario genere, mentre l’ultimo solo ed esclusivamente a mano libera".

 

"Il lavoro di fondo è il più affascinante in assoluto: osservare un mastro vasaio che lavora senza l’aiuto delle forme è come seguire lo sviluppo di una vita nella sua gestazione materna, lenta, precisa, in cerca della perfezione assoluta diventando uno spettacolo della natura".

 

di Redazione

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