IMPRUNETA – Tanto tuonò che piovve. Sarà un autunno caldissimo per la maggioranza che sostiene il sindaco Alessio Calamandrei e per il Pd imprunetino.
Con tanto di richiesta, da parte di due consiglieri comunali di democratici, della "testa" del vicesindaco Joele Risaliti (in foto): unico modo, pare, per calmarne gli ardori palesati nel mese di agosto, con l'astensione dall'approvazione del bilancio.
Ma andiamo con ordine: le prime avvisaglie di uno sgretolamento della maggioranza (Pd più Psi) erano arrivate nel novembre del 2014, con la nascita di Azione Progressista, area politica interna al Pd-Psi a cui facevano riferimento i consiglieri comunali Caterina Guidi, Gabriele Forconi, Lillian Kraft e il socialista Simone Bartoli.
Da allora molte scaramucce, mal di pancia, tanti distinguo e valutazioni spesso opposte su medesimi argomenti: del resto molto nasce anche dalla "traumatica" (per una parte di Pd) vittoria di Calamandrei alle primarie pre-amministrative 2013 contro l'allora assessore Marco Pistolesi (oggi nel consiglio della Pro Loco di Tavarnuzze).
Ma veniamo all'oggi e a una "geografia" in cui si può immaginare una maggioranza, composta da undici consiglieri più lo stesso sindaco, più o meno divisa così.
Cinque consiglieri Pd (Paolo Magnelli, Ester Pino, Deborah Pelli, Giulio Scarti e Milo Messeri) di estrazione renziana e fedeli al sindaco, che parrebbero però pronti a una forte apertura di credito nei confronti della minoranza de Il Coraggio di Cambiare e di Riccardo Lazzerini.
I due che chiederebbero di far fuori dalla giunta il vicesindaco Risaliti sarebbero appunto Caterina Guidi e Gabriele Forconi (già nel 2014 fortemente critici e fra i fondatori di Azione Progressista).
Gli altri due "progressisti"? Simone Bartoli rivendica autonomia di scelta in quanto Psi, mentre Lillian Kraft pare poter essere considerata inserita in un gruppo non "estremo", assieme a Paolo Poggini e Lucilla Lepri.
Insomma, una bella matassa da dipanare per il segretario comunale del Partito democratico Stefano Bellacci: da un lato perdere l'appoggio di due consiglieri di maggioranza sarebbe sanguinoso, metterebbe a rischio ogni seduta e ogni decisione; dall'altro lato però, l'ipotesi di apertura avanzata dai consiglieri-renziani sarà già andata di traverso a un Bellacci che mai in questi anni ha risparmiato attacchi e accuse feroci al CDC.
Così, mentre la questione è pronta per finire sul tavolo del segretario metropolitano del Pd Fabio Incatasciato, c'è già chi si chiede se a Impruneta il Partito democratico corre il pericolo di fare la fine che ha fatto… a Sesto Fiorentino.
di Matteo Pucci
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