IMPRUNETA – Riccardo Ricci, imprunetino doc, una delle "anime" della Macelleria Cecchini di Panzano in Chianti, sta passando un periodo di lavoro all'estero prima di dedicarsi, nel 2017, alla grande avventura dell'apertura di "Cecchini Panini" a Panzano Alto (qui leggete tutta la sua storia).
Giovedì 24 novembre partirà per la seconda tappa del suo viaggio, a Honolulu, ma nelle ultime settimane ha vissuto e lavorato… a Tokyo. Ed era lì la mattina (ora locale) del 21 novembre, quando una scossa di terremoto di magnitudo 7.4 della scala Richter ha creato grande apprensione.
Anche e e soprattutto (memori di Fukushima) per l'allarme Tsunami che, per fortuna, poi si è rivelato infondato con onde che non hanno raggiunto il metro e mezzo di altezza.
Abbiamo raggiunto Riccardo che, alla vigilia del suo addio al Giappone, ci ha raccontato come ha vissuto quei momenti: "Il terremoto qui si vive in maniera diversa – inizia il suo racconto – Gli edifici e le persone sono pronti. Non voglio dire che è un abitudine ma l'istruzione e la tecnologia edilizia è in grado di rispondere bene alle scosse".
"Che capitano spesso – prosegue Riccardo – come quella del 21 novembre scorso. Io mi trovavo nel mio appartamento erano circa le 6 del mattino ed ero sveglio. Il palazzo, compreso il mio letto, ha cominciato ad oscillare in diverse direzioni ma sempre in maniera composta. È durato circa un minuto e non sapevo che fare: se saltare in piedi ed uscire di casa oppure rimanere a letto. La sicurezza del posto mi ha fatto scegliere la seconda opzione e per fortuna è andata bene".
"Quello che mi ha molto colpito – prosegue Riccardo – è che subito dopo la scossa mi sono affacciato dal balcone di casa per guardare la via sotto, che è sempre gremita di persone a tutte le ore: stavano tutti continuando normalmente il loro camminare. Nessuno affacciato alle finestre, nessuno era preoccupato, niente… la giornata continuava normalmente".
"Purtroppo – dice ancora Riccardo – vivo e viviamo nel ricordo delle scosse che hanno colpito il nostro Chianti l'anno passato. Ricordo ad Impruneta – subito dopo la scossa più forte – le persone delle case accanto che gridavano dalla paura e le persone anziane fuori impaurite. Oltretutto quest'anno ero ad Amatrice un giorno prima del terremoto insieme miei amici di Siena e un mio collega del luogo, proprio lì all'Hotel Roma a mangiare la famosa Amatriciana".
"Il giorno successivo – dice proseguendo nel suo incredibile racconto – di quel paese sarebbero rimaste solo macerie e morte. Un posto vivo e pieno di tradizioni. Mi ritengo miracolato come tutti gli amici che erano con me.
"Qui però in Giappone la storia non finisce mai – conclude – I mie amici ristoratori sono tutti molto preoccupati perché (mi dicono) hanno previsto un grandissima scossa nei prossimi anni. Spero solo che tutti qui siano pronti anche per questo".
di Matteo Pucci
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