SAN CASCIANO – Concludiamo la chiacchierata con il sindaco di San Casciano, Roberto Ciappi, con un giro nel “dedalo” di stanze dei vari piani del palazzo comunale di via Machiavelli 56. Un vero intrico di corridoi, porte che si aprono su altre porte, situazioni anche un po’ “arrangiate”… .
Con il primo cittadino che ci mostra dal vivo alcuni dei motivi che hanno spinto l’amministrazione comunale sancascianese a prevedere la costruzione del nuovo palazzo comunale sul lato del parcheggio Stianti che “corre” lungo viale Corsini.
E’ questo, infatti, il motivo dell’intervista esclusiva del Gazzettino del Chianti al sindaco di San Casciano.
Con il cantiere attivo ormai da mesi, e tantissime persone che si affacciano a vedere la costruzione e fanno domande, ci è parso giusto approfondire al massimo il percorso che ha portato alla costruzione di quella che sarà la nuova “casa” di tutti i sancascianesi.
Sindaco, perché questo intervento? Perché costruire un nuovo palazzo comunale?
“La terrazza Stianti su quel lato non aveva mai trovato una sua dimensione; nasceva proprio come base del nuovo palazzo comunale, su progetto allora di Gae Aulenti. Era una ipotesi che prevedeva quattro piani e un immobile che copriva tutto lo spazio. Non avendo mai trovato una sua “anima”, quella terrazza necessitava di una soluzione. Riprendere in mano l’idea di realizzarci il palazzo comunale ci è parsa la cosa migliore”.
Perché? Il palazzo attuale non andava più bene?
“Nel 2019, in una verifica fatta sull’attuale sede, venne rilevata una forte criticità. Non solo dal punto di vista sismico, ma anche statico. È, insomma, un immobile a forte rischio. Si decise di fare un intervento per il rafforzamento delle parti strutturali, in modo da potervi rimanere comunque a lavorare. Alleggerendo anche la parte di sopra, togliendo carichi pesanti, chiudendo alcuni uffici. A quel punto siamo stati chiamati a decidere cosa fare per il futuro”.

Insomma, se ristrutturare la sede di via Machiavelli 56, oppure…
“Parlando con il nostro personale e con studi esterni, le ipotesi per la ristrutturazione della sede attuale chiedevano tutte di uscire da questo immobile nella fase dei lavori. Ricordo che è l’immobile con più personale comunale. E, ricordo, che è solo una delle tre sedi, insieme all’ufficio anagrafe e tributi e all’ufficio tecnico, in via del Cassero. Qui da via Machiavelli dovevamo quindi uscire per un periodo piuttosto lungo, trovare un luogo per starci temporaneamente, con tutte le caratteristiche tecniche, da individuare nei pressi del centro storico. Insomma, un iter molto molto complicato. E che avrebbe avuto comunque costi molto importanti”.
Quindi, quale è stato il percorso che ha portato poi a decidere questo investimento?
“Venne fuori il discorso del PNRR, si parlò allora con Massimiliano Pescini, con il presidente regionale Eugenio Giani, che ci confermò che la Regione avrebbe dato una mano. Così commissionammo un progetto per il nuovo palazzo comunale, spinti anche dalle scosse di terremoto più recenti. Individuammo quella zona, a impatto di suolo zero, estremamente vicina al centro storico (è fondamentale mantenere i servizi nel centro del paese). Insomma, vecchia ipotesi, nuovo progetto. Anche perché, nel frattempo, erano cambiate alcune normative”.
Come si è evoluto il progetto fino a quello finale?
“Il progetto che abbiamo candidato al PNRR è dello studio Rossiprodi (poi abbiamo appaltato progetto e costruzione a un nuovo soggetto, per rispettare i tempi del PNRR, in concordia con la Soprintendenza). Lo studio ci dette l’impronta sulla base della quale poi è nato il progetto in fase di realizzazione: una visione architettonica che riteneva che un palazzo comunale dovesse avere una facciata. Che deve rappresentare l’istituzione, la percezione dell’accesso e dell’ingresso. Abbiamo fatto incontri, modifiche, osservazioni, arrivando alla fine a un progetto che abbiamo presentato al PNRR, da cui sono arrivati quasi 2 milioni e mezzo di euro”.
Ecco, parliamo di costi.
“Con le risorse del PNRR e il contributo della Regione Toscana (800mila euro), ai tempi la quota a carico del Comune sarebbe stata di circa 500mila euro. Poi però, con gli aumenti che abbiamo vissuto in seguito al periodo Covid, i costi sono lievitati. La cifra totale è di 5.174.620,80 euro; più la piazza esterna, che ancora è da computare”.
Torniamo al palazzo in costruzione. Come si comporrà? Quali uffici ospiterà?
“Ci andrà tutto: ufficio tecnico, anagrafe e tributi, palazzo attuale. Sull’ultimo piano avrà i pannelli fotovoltaici. Ci sarà una grande piazza, una terrazza, spazi e sale a disposizione della comunità. Insomma, una casa definitiva per tutti i sancascianesi”.
I tempi?
“Una prima parte completata verrà collaudata nel giugno 2026. Poi, in base anche all’evoluzione del cantiere, decideremo se iniziare un trasferimento con una parte di struttura da finire, oppure attendere l’ultimazione e spostare tutto”.
Parliamo invece degli immobili che lascerete partendo dal principale, ovvero il palazzo in via Machiavelli 56: non c’è mica l’intenzione di venderlo?
“Assolutamente no. Noi non vogliamo vendere nulla, in particolare nel centro di San Casciano, che per noi è strategico. Il palazzo comunale attuale, con problemi statici e sismici, una volta vuoto diventerà un immobile da ristrutturare. Dovremo ragionare insieme sul suo futuro: l’idea, che abbiamo già anticipato, sarebbe quella di farci una sorta di condominio solidale. Con anziani auto sufficienti, alcuni servizi (magari chi fa le pulizie, un infermiere). E una parte, invece, destinata ai giovani, per dar loro una possibilità di uscire di casa a prezzi contenuti. Sarebbe, secondo me, una grande opportunità. I locali della parte più bassa poi, potrebbero essere messi a servizio della popolazione”.
E negli altri spazi in via del Cassero?
“Quello dove adesso ci sono anagrafe e ufficio tributi avrebbe un percorso di naturale destinazione alla Asl, per nuovi servizi sanitari a disposizione dei sancascianesi e dei chiantigiani. Nell’ufficio tecnico rimarrà l’archivio, sul quale abbiamo fatto un investimento importante, e rimarrà ovviamente la palestra a fianco. Nel resto dell’immobile si potrebbe fare spazio a soggetti che collaborano con l’amministrazione comunale, penso ad Alia, Publiacqua, per invogliare i gestori a venire con un loro sportello aperto al pubblico. E destinare spazi alle associazioni che collaborano con l’amministrazione comunale”.
Insomma, in definitiva possiamo parlare di un progetto complessivo che va visto sia su quel che si costruisce, sia su quel che si libera?
“E’ una grande operazione, che dà una risposta a un’esigenza, quella del palazzo comunale attuale, che non può avere futuro così com’è. E che dà tante altre risposte. Con i vecchi immobili che saranno ancora a disposizione della comunità in forme diverse, e quello nuovo più funzionale, sempre nel centro del paese, che completa l’area Stianti. Con una piazza affacciata sul paesaggio, che nella nostra idea dovrebbe essere intitolata a Massimiliano Pescini. Perché immaginiamo così l’indirizzo del Comune di San Casciano: piazza Massimiliano Pescini, 1″.
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