Blue Clinic Firenze spegne 20 candeline: all’insegna di Centro di medicina Firenze

Passato, presente e futuro di una realtà sanitaria cresciuta a Bagno a Ripoli, oggi parte di uno dei principali gruppi della sanità privata e convenzionata del Nord Italia, nelle parole del presidente Sborgi

BAGNO A RIPOLI – Oltre vent’anni fa, il 20 settembre 2006, apriva sulle colline di Bagno a Ripoli Blue Clinic, centro di riabilitazione fisico-motoria e medicina dello sport.

Da qualche mese quella storia ha aperto un nuovo capitolo: la struttura è diventata Centro di medicina Firenze, entrando a far parte del Gruppo Centro di medicina, realtà sanitaria privata e convenzionata presente con oltre 50 strutture in cinque regioni del Nord Italia — la prima presenza del gruppo in Toscana.

Presidente della nuova realtà è Niccolò Sborgi, già titolare storico di Blue Clinic; al suo fianco, nella nuova squadra, Vincenzo Papes, AD del gruppo Centro di medicina.

Vent’anni di storia, tra investimenti, nuove tecnologie e un rapporto sempre più stretto con il territorio. Ce li racconta lo stesso Niccolò Sborgi.

Presidente Sborgi, settembre 2006: come nasce Blue Clinic? Che cosa ricorda di quei primi mesi, delle scelte e delle emozioni che hanno accompagnato l’apertura?

“Nel 2006 abbiamo scelto le colline di Bagno a Ripoli con un’idea precisa: portare la riabilitazione fisico-motoria e la medicina dello sport a un livello diverso, in un luogo che unisse la qualità clinica alla qualità dell’ambiente. Non è stato un progetto nato per caso: c’era la volontà di costruire qualcosa che durasse nel tempo, che diventasse un punto di riferimento per chi faceva sport a livello agonistico ma anche per chi, semplicemente, voleva tornare a muoversi bene dopo un infortunio. I primi mesi sono stati fatti di entusiasmo, di scelte coraggiose sugli investimenti e di tanta fiducia reciproca con chi ha creduto in questo progetto insieme a me. Stefano Manneschi è sicuramente una di queste. Così come un aneddoto personale è legato a mia nonna Jole, che ci ha spronato a realizzare un centro di qualità proprio perché non se ne trovavano all’epoca di adeguati in zona”.

In vent’anni di attività ci saranno stati momenti difficili quanto altri di grande soddisfazione. Quali sono stati gli episodi, favorevoli o sfavorevoli, che considera davvero decisivi per la crescita della struttura?

“In vent’anni ne abbiamo attraversate diverse: la crescita costante della struttura con il riconoscimento dell’Università di Firenze, l’ampliamento a 4.500 metri quadrati con palestre, piscine e spazi esterni attrezzati, ma anche l’accreditamento da parte della Asl Firenze Centro così come il riconoscimento di tanti giocatori della Fiorentina come Luca Toni, Marco Donadel e altri. Ma anche fasi più complesse, penso agli anni della pandemia, che per una struttura sanitaria e sportiva come la nostra hanno significato reinventare in parte il modo di lavorare. Quello che ci ha sempre guidato è stata la capacità di non fermarci, di continuare a investire per rinnovare gli ambulatori, gli spogliatoi, l’area sportiva esterna fino a mantenere attiva la piscina riabilitativa interna, unica realtà attiva in un territorio vasto”.

Blue Clinic è cresciuta insieme al territorio di Bagno a Ripoli e alla collina fiorentina. Che rapporto si è costruito con la comunità locale, con le istituzioni, con lo sport del territorio in questi vent’anni?

“Siamo nati e cresciuti in questo territorio e ne siamo parte integrante. Nel tempo si sono costruite collaborazioni importanti con le realtà sportive locali, dalle società calcistiche alle associazioni di promozione sportiva, e un dialogo continuo con le istituzioni del Comune e della sanità pubblica, perché crediamo che una struttura sanitaria privata debba essere prima di tutto un presidio al servizio della comunità in cui opera. In particolare con le associazioni del volontariato c’è sempre stato un feeling particolare, la short trial al tramonto ne è la dimostrazione”.

Nel tempo la struttura ha costruito un know-how riconosciuto in traumatologia sportiva e riabilitazione. Quali sono i riconoscimenti, le collaborazioni o le eccellenze di cui va più fiero, guardando indietro a questo percorso?

“La nostra eccellenza è sempre stata la capacità di affiancare al recupero funzionale classico un approccio multidisciplinare, con la riabilitazione in acqua, il camminamento vascolare, le due palestre attrezzate e l’area functional per le attività di gruppo. Sono strumenti che pochi centri in Toscana possono offrire nello stesso luogo, e che ci hanno permesso di seguire atleti professionisti e persone comuni con lo stesso livello di attenzione. Tengo a ribadire che la nostra piscina riscaldata – acqua a 31 gradi costanti – è un unicum in tutta la provincia di Firenze”.

Da Blue Clinic a Centro di Medicina Firenze: come è nato l’incontro con il gruppo Centro di Medicina e con Vincenzo Papes? Cosa ha convinto lei e la proprietà a intraprendere questo percorso di unione?

“Abbiamo deciso di abbracciare il progetto di Centro di Medicina perché, nel rispetto della nostra storia e identità, ci consente di crescere in tecnologia (penso ad apparecchiature con intelligenza artificiale come la risonanza magnetica ad alto campo) e nel processo di digitalizzazione, con attenzione all’efficientamento dei processi interni. Ma soprattutto perché resterà quella dimensione umana e quel valore della presa in carico del paziente che ha contraddistinto i nostri vent’anni di storia. Fare impresa in sanità significa prima di tutto mantenere, e semmai incrementare, la qualità del rapporto con chi si affida a noi. C’è stata inoltre un’intesa personale che mi ha motivato a condividere con Vincenzo Papes – espressione di Centro di medicina – il percorso professionale e personale. Un aneddoto si lega invece alla nostra conoscenza, è stata opera di un veneto che da anni vive in toscana: Ernesto Donadel, padre di Marco, che mi disse: “Ti devo presentare una persona con cui potrai far crescere e maturare Blue Clinic”. Aveva ragione!”.

È stato definito un “matrimonio” tosco-veneto: cosa cambia concretamente per pazienti e territorio, e cosa invece resta fermo, custodito come identità e patrimonio della storia di Blue Clinic?

“Quello che cambia è la scala: entriamo in un network con oltre cinquanta strutture in cinque regioni del Nord Italia, e Firenze diventa la prima presenza del gruppo in Toscana. Quello che resta è l’identità: il nome storico rimane parte della nostra memoria, il personale è lo stesso, l’attenzione al paziente resta la stessa. Non è un’operazione che cancella vent’anni di lavoro, ma che li mette al servizio di un progetto più grande. Inoltre, grazie al piano di investimenti di 5 milioni di euro stiamo realizzando l’ammodernamento della struttura, la digitalizzazione dei processi e il potenziamento della diagnostica, a partire da apparecchiature di ultima generazione come la Risonanza magnetica ad alto campo, 1,5 tesla, dotata di intelligenza artificiale”.

7. Accanto ai servizi storici stanno nascendo o rilanciandosi radiologia, poliambulatorio e analisi di laboratorio, grazie al supporto del nuovo partner interregionale. Che significato ha, per una struttura privata come la vostra, sapere di svolgere di fatto un servizio pubblico essenziale per il territorio? Che responsabilità comporta questa consapevolezza?

“Essere una struttura accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale significa avere una responsabilità che va oltre il bilancio di un’azienda privata: significa essere, di fatto, un presidio sanitario per il territorio. Il Servizio di Radiologia, ad esempio, ha raggiunto questo riconoscimento ad integrazione di quello della Riabilitazione ed ora sono centinaia i pazienti che possono usufruire di una diagnostica d’eccellenza anche al solo costo del ticket. Arricchiscono e integrano l’offerta servizi privati quali il poliambulatorio e le analisi di laboratorio, che nascono proprio con questa consapevolezza: dare risposte rapide e accessibili a chi vive in questa zona, con tempi di attesa molto brevi, e con la stessa attenzione e responsabilità che ci si aspetterebbe da un servizio pubblico”.

Guardando avanti: la convenzione con la ASL per la radiologia e l’ingresso di nuovi medici nel poliambulatorio segnano una nuova fase. Come immagina, nei prossimi mesi, l’evoluzione dell’offerta sanitaria di Centro di Medicina Firenze?

“La convenzione per la radiologia rappresenta un passaggio importante, perché ci permette di essere ancora più utili al territorio, riducendo le liste d’attesa su esami spesso difficili da prenotare in tempi brevi nel pubblico. In parallelo, stiamo ampliando l’organico medico del poliambulatorio, con nuovi specialisti che si stanno aggiungendo mese dopo mese: l’obiettivo è offrire un ventaglio di visite specialistiche sempre più ampio, mantenendo alta la qualità che ci ha sempre contraddistinto. L’Ottobre Rosa con la sensibilità che si deve al mondo femminile mette in evidenza servizi come quello della senologia Diagnostica che si avvale da noi non solo di professionisti di grande esperienza e competenza ma anche di apparecchiature come gli ecografi mammari e il mammografo 3D con tomosintesi”.

Uno degli obiettivi dichiarati è diventare partner delle aziende e delle organizzazioni del territorio per il welfare aziendale. Che ruolo vuole ritagliarsi Centro di Medicina Firenze in questo ambito, e perché ritiene che sia una direzione strategica per il futuro della struttura?

“Il welfare aziendale è una delle direzioni su cui vogliamo crescere di più. Le aziende del territorio hanno bisogno di partner sanitari affidabili per la salute dei propri dipendenti, dalla medicina dello sport alla riabilitazione, dalla diagnostica ai check-up periodici. Vogliamo essere quel partner: un punto di riferimento unico, vicino, capace di rispondere in tempi rapidi, per le realtà del Valdarno e dell’area fiorentina che scelgono di investire sul benessere delle proprie persone”.

Ci sono già letti di degenza attivi: quali sono i prossimi passi sul fronte della chirurgia e, più in generale, sul percorso di presa in carico completa del paziente all’interno della stessa struttura, dalla diagnosi alla riabilitazione?

“L’obiettivo che ci siamo dati è completare il percorso di presa in carico del paziente interamente all’interno della struttura: dalla diagnosi, alla chirurgia quando necessaria, fino alla riabilitazione. Abbiamo già una dotazione di posti letto attiva, e stiamo lavorando per ampliare l’offerta chirurgica nei prossimi mesi, così che chi si affida a noi non debba più rivolgersi altrove per completare il proprio percorso di cura”.

Chiudiamo guardando al territorio: dal Chianti a Firenze, fino alla sua cintura collinare. Cosa significa, per lei, continuare a valorizzare questo legame, fatto anche di socialità e solidarietà, valori che considera un patrimonio distintivo di quest’area? Come vede Centro di Medicina Firenze tra vent’anni?

“Questo territorio, dal Chianti a Firenze fino alle colline che ci circondano, ha una generosità e una solidarietà che considero un patrimonio unico in Italia. L’abbiamo visto anche di recente, con l’apertura della Centro di Medicina Arena dedicata al calcio camminato, uno sport che unisce persone di ogni età ed elimina le barriere fisiche, con al fianco figure come Renzo Ulivieri. Ma anche la short trail al tramonto, che ci ha consentito attraverso lo sport di raccogliere fondi per aiutare progetti di ricerca sulle cosiddette malattie rare e pazienti con bisogni di cura molto elevati e specifici. Tra vent’anni mi piacerebbe vedere una struttura ancora più radicata in questa comunità, capace di prendersi cura delle persone in ogni fase della vita, restando fedele ai valori che ci hanno guidato fin dal primo giorno”.

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