IMPRUNETA – Impruneta non finisce di piangere: sono giorni di lutti a ripetizione quelli che sta vivendo il paese: l'ultimo personaggio a lasciarla per sempre, improvvisamente, è stato Cesare Vegni, nella mattina di venerdì 18 marzo.
Cesare Vegni, presidente della Banca di Credito Cooperativo di Impruneta per ben ventuno anni, dopo la pensione aveva deciso di dedicarsi a ciò che amava di più nella vita, in particolare il suo amatissimo campo.
Ed è proprio nel campo, mentre era sopra al suo trattore, ha chiuso gli occhi e se ne è andato a 73 anni, davanti alla moglie Piera, impotente davanti al tragico destino.
Ma Cesare è stato molto di più del presidente della banca: era un Imprunetino con la I maiuscola.
Marco, amico di Cesare, lo descrive come “un uomo che per Impruneta ha sempre fatto, e non solo parlato” ci racconta “Era concreto, pragmatico, che non amava fare giri di parole, ma andava subito al sodo: era speciale per questo”.
“Ha sempre sostenuto le iniziative del paese quando era presidente della Bcc, pensava che la solidarietà fosse il cuore pulsante, il motore, del nostro territorio. E lui, questa solidarietà, l’ha messa in pratica giorno dopo giorno, in questi ventuno anni. Amava tutti noi davvero” ci confida Riccardo.
Sono molti gli imprunetini che lo ricordano con affetto e tristezza, con ilmorale sotto i tacchi in questo bel giorno di sole.
“Cesare è stato un uomo che ha fatto tanto per il suo paese, vi ha sempre partecipato attivamente” rievoca Osvaldo, un suo amico di vecchia data. “Il paese era sempre nei suoi pensieri, anche quando si trovava in vacanza. A volte lo incrociavo a Vada, e non si sa come, finivamo sempre a parlare del paese e dei suoi problemi”.
Il suo amore e impegno per il paese era frutto, oltre della sua predisposizione naturale, del precedente impegno in politica, come consigliere comunale. “Cesare era sempre pronto al contradditorio, ad ascoltare le ragioni altrui, per discuterne insieme. Poi rimaneva delle sue idee, ma non escludeva niente a priori, era un uomo di ampie vedute” ci spiega chi, a quei tempi, c’era.
Sotto al suo aspetto un po’ burbero, che talvolta poteva intimidire, in realtà si nascondeva un cuore d’oro, altruista e sensibile.
“Cesare era un uomo generoso: quando veniva al bar – ci raccontano in molti – pagava sempre il caffè a chiunque lo salutasse. Magari non lo riconosceva o conosceva nemmeno, ma poco importava. Il caffè pagato era il suo marchio distintivo”.
Insieme a Cesare se ne va un altro pezzo di storia, una figura fondamentale per il paese.
E proprio nel suo paese, gli verrà dato l’ultimo saluto, sabato 19 marzo alle 16 presso la Basilica di Santa Maria.
di Costanza Masini
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