TAVARNUZZE (IMPRUNETA) – È una storia triste, densa di rabbia e rassegnazione, quella che decide di raccontarci una madre tavarnuzzina.
La storia vede come protagonista sua figlia, sedicenne, che “è portatrice di un leggero handicap, a livello di apprendimento” ci spiega cautamente dopo averci contattato.
La ragazza è completamente autonoma, non ha alcun tipo di problema se non che “nell’apprendimento delle nozioni ci mette un po’ più di tempo rispetto alla media: per il resto è indipendente”.
Sua figlia è tutelata dalla legge 104/92, cioè il riferimento legislativo per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone disabili.
Questa legge ha fatto sì che “mia figlia, fin dalle scuole elementari, abbia potuto avere insegnanti di sostegno e programmi didattici semplificati” ci dice, illustrandoci la situazione.
Nessun tipo di problema ha riscontrato durante gli anni nelle scuole elementari e medie, fatte a Tavarnuzze, dove “ha avuto degli insegnanti fantastici, a cui lei era molto legata. È riuscita a passare l’esame di terza media a pieni voti” ci racconta orgogliosa.
Poi sono arrivati i problemi: “Già la scelta della scuola superiore ha costituito un problema: inizialmente ne aveva scelta una, ma al momento della conferma, non ha voluto procedere. Non so cosa sia successo, è tornata da un open-day dicendoci che non ci sarebbe andata”.
Ripiegano dunque sulla seconda scelta, cioè su un noto istituto fiorentino delle scienze umane: “Inizialmente era molto entusiasta, poi piano piano si è come spenta.”
Purtroppo i programmi non le sono stati semplificati, “le hanno solo ridotto la quantità” si sfoga. Ma questo non ha fatto abbattere la ragazza, che ogni giorno continua a impegnarsi duramente, studiando anche fin dopo cena.
“Alla prima riunione ci hanno detto che mia figlia andava bene, tutti erano molto felici. Alla seconda invece, al termine del primo anno scolastico, ci siamo sentiti dire che le difficoltà erano tante” racconta come un fiume in piena.
“Addirittura – rincara – sono arrivati a proporci un programma differenziato, come quello che hanno i ragazzi con gravi disabilità, un programma che alla fine del ciclo scolastico non ha alcun valore”. Una proposta a cui sua madre si è duramente opposta.
La manifesta difficoltà nell’apprendimento, unita all’assenza di feeling con i compagni e con il tutor, hanno portato la famiglia a considerare un nuovo cambio di istituto. E qua sono subentrati altri problemi.
“Ci siamo rivolti a più istituti – ci racconta la madre – ma tutti ci hanno chiuso le porte in faccia”.
“Alcuni – racconta – ci hanno detto che le liste di attesa sono troppo lunghe, altri che sono già al completo, altri ancora hanno fatto capire che dovrebbe ripartire dal primo anno, buttando quindi via il lavoro fatto in questi due anni.”
“Ma io sono convinta che il problema non sia questo, ma il fatto che mia figlia venga associata alla 104, e quindi costituisca indiscutibilmente una difficoltà per l’istituto” afferma decisa.
“Da parte mia posso dire che continuerò a bussare ancora a tutte le porte, che sfrutterò ogni possibilità per garantire a mia figlia il diritto allo studio che le spetta per legge” continua ostinata. Aggiungendo: “Sto cercando di mettermi in contatto con il Provveditorato, vedremo cosa succederà.”
“So per certo che altre ragazze, senza alcuna difficoltà, sono state prese da queste scuole, perché mia figlia no?” si domanda scuotendo la testa. Purtroppo l’ingiusta risposta è un numero: 104.
di Costanza Masini
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