Sopralluogo al depuratore di Impruneta: sarà pronto a inizio aprile del 2017

I lavori procedono bene: effettuata una serie di opere molto importante. Prima fra tutte la grande vasca di cemento

IMPRUNETA – Sarà pronto per iniziare a entrare in funzione all'inizio di aprile del 2017, fra meno di un anno.

 

Il nuovo depuratore in fase di costruzione lungo via di Cappello, all'Impruneta, inizia a muovere per davvero i primi passi concreti verso la soluzione di uno dei problemi principali della maggior parte dei nostri paesi. Ovvero lo scarico e la depurazione dei reflui.

 

Questa mattina lo "stato dell'arte" è stato presentato dai tecnici di Publiacqua a una folta delegazione imprunetina, composta dal sindaco Alessio Calamandrei, dall'assessore all'urbanistica Enrico Bougleux, dai consiglieri comunali di maggioranza Giulio Scarti, Ester Pino, Simone Bartoli e Paolo Poggini, e da quelli di opposizione Riccardo Lazzerini e Roberto Viti.

 

Per adesso sono stati spesi 3 milioni e mezzo e i lavori hanno riguardato soprattutto una fase molto onerosa, che ha previsto vaste operazione di escavazione la realizzazione della grande vasca in cemento armato, terminata e che nelle prossime settimane verrà sottoposta a un riempimento complessivo per collaudarla.

 

Il nuovo depuratore servirà ottomila abitanti equivalenti (si presuppone uno scarico di 200 litri al giorno per persona): ma anche nel caso in cui si superassero questi ottomila, è stato progettato per servire un 20% in più.

 

Non servirà solo Impruneta ma anche Strada in Chianti, ad oggi depurata solo al 25% da un piccolo depuratore e che, invece, verrà fatta confluire qui tramite la condotta del Ferrone.

 

La prima fognatura che vi confluirà sarà quella del lago di Traballesi, poco piùsu del depuratore in costruzione.

 

Il progetto venne presentato negli ultimi giorni della giunta precedente, guidata da Ida Beneforti: prevede un investimento complessivo di 4,6 milioni di euro.

 

Il ciclo biologico dell’impianto prevede che i liquami subiscano fasi preliminari di trattamento (grigliatura grossolana e fine, dissabbiatore), confluiscano in un comparto biologico (vasche di defosfatazione, vasche di denitrificazione, vasche di ossidazione, vasche di sedimentazione secondaria) e vengano poi disinfettati (ipoclorito di sodio) e inviati all’uscita. I fanghi, invece, vengono trattati per essere poi conferiti a discarica o riutilizzati in agricoltura.

 

Il progetto prevede la piantumazione all’esterno di alberi ad alto fusto per minimizzare l’impatto visivo dell’impianto. Oltre a ciò prevede la costruzione di un’opera che richiederà ridotte spese energetiche, grazie al fatto di essere posto su un’area in pendenza che degrada naturalmente verso l’alveo del fosso delle Acque Cadute, e con emissioni acustiche e di odori limitati al massimo, grazie ad esempio all’adozione di cabine insonorizzanti per le soffianti delle vasca di ossidazione ed all’adozione di processi depurativi che non prevedono rilascio di sostanze volatili.

di Matteo Pucci

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