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martedì 28 Giugno 2022
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    Carenza donazioni sangue: allarme rosso anche dall’ospedale di Ponte a Niccheri

    Incontro con la dottoressa Grazia Gentilini, direttrice del centro di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell’ospedale Santa Maria Annunziata

    PONTE A NICCHERI (BAGNO A RIPOLI) – L’allarme è rosso, per quanto riguarda la carenza di donazioni di sangue, anche all’ospedale di Ponte a Niccheri.

    Ce lo conferma la dottoressa Grazia Gentilini, direttrice del centro di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell’ospedale Santa Maria Annunziata.

    “La pandemia – inizia la dottoressa Gentilini, che ci accoglie nel suo ufficio all’OSMA – ha influito sia sulle donazioni che sui consumi, in maniera non prevedibile. Normalmente sappiamo esserci dei periodi in cui si manifesta un calo delle donazioni, ma questa situazione di sofferenza si sta prolungando perché i donatori mancano, sia qui che nelle altre strutture dell’area”.

    “A proposito di questo devo fare una necessaria premessa – tiene a dire – il sangue che viene utilizzato nella nostra struttura ospedaliera non è quello che viene raccolto qui. Il sangue è della Regione, una volta raccolto viene trasferito al polo di lavorazione dell’ospedale San Giovanni di Dio (Torregalli), che a sua volta lo redistribuisce sulla base della situazione delle singole emoteche di ogni ospedale”.

    “All’inizio di gennaio – specifica – c’è sempre un calo delle donazioni perché i donatori vengono prima di Natale. Come anche un altro periodo critico è la fine di agosto, quando riaprono le attività chirurgiche e i donatori ancora devono riprendere la normale attività. In questo mese di gennaio appena terminato però si è verificato che i donatori che potevano contribuire con la loro donazione sono mancati, perché si trovavano in quarantena”.

    Positivi o costretti a rimanere in casa per contatti con positivi: queste le risposte ricevute dai donatori che sono stati contattati, anche via mail, per sollecitarli alla donazione.

    “Come si manifesta il fabbisogno – afferma la dottoressa – bisogna adattarsi ai mutamenti. La pandemia infatti ha condizionato anche le modalità di accesso dei cittadini alla struttura sanitaria: l’anno scorso è aumentato notevolmente il consumo di unità di sangue urgente al pronto soccorso, perché si è trovato anche a dover trattenere pazienti che non potevano essere inviati nei vari reparti”.

    “Qui all’ospedale di Ponte a Niccheri – continua la dottoressa – essendo ospedale Covid, c’è una sala operatoria aperta dove vengono fatti solo interventi urgenti. Ma si potrebbe arrivare al paradosso che, quando sarà possibile operare con maggiore continuità, ovvero quando le strutture non saranno più impegnate per il Covid, non saremo in grado di fornirgli il sangue”.

    Ma non parliamo solo di emergenze: “Le unità di sangue vengono utilizzate non solo per i pazienti interni dell’OSMA, ma anche negli ambulatori del centro emotrasfusionale per pazienti esterni del territorio, che necessitano di un supporto trasfusionale: pazienti ematologici, che hanno avuto sanguinamenti. O che, semplicemente, per l’età avanzata non sono in grado di avere una produzione normale al livello del loro midollo. E accedono qui da esterni e fanno le trasfusioni”.

    “Pazienti oncologici ad esempio – prosegue nella sua spiegazione – che in seguito alle cure hanno un fabbisogno tale da dover ricevere un supporto trasfusionale. Pazienti, insomma, che accedono con una certa regolarità: sono attività per il centro che comportano un consumo di sangue notevole in questo ospedale. E il fabbisogno della popolazione deve poter trovare risposta nelle nostre strutture”.

    La dottoressa ricorda che è possibile donare in totale sicurezza: “Abbiamo indicazioni fornite dalla direzione sanitaria sulla base dei protocolli elaborati, le indicazioni del centro nazionale di sangue con una infografica che spiega quali sono le misure che si adottano per la sicurezza per evitare la diffusione della pandemia. E tutto il personale è vaccinato con tre dosi. Si accede alla struttura prenotando, preferibilmente, in modo tale che i flussi di persone sono controllabili”.

    “Le persone che possono donare devono essere sostanzialmente sane – ricorda – stabili dal punto di vista della loro salute, avere un peso superiore ai 50 kg ed essere maggiorenni. La Regione Toscana, ormai dal 2015, ha disposto un percorso per accedere alla donazione che prevede prima una valutazione delle condizioni generali con i test di screening, che vengono poi ripetuti a tutte le donazioni; se questi valori sono normali si può procedere alla donazione. Al momento della donazione si aggiungono anche i test più comuni per il controllo generale dello stato di salute”.

    “Gli uomini possono donare con distanza minima di novanta giorni – specifica ancora – le donne con la stessa condizione, ma non più di due volte all’anno. Questo vale per la donazione di sangue: invece, per la donazione del plasma, che è meno impegnativa per l’organismo, lo si può fare anche a distanza di due settimane l’una dall’altra, perché le proteine donate si ricostituiscono nel giro di pochi giorni al massimo, alcune nel giro di ore”.

    Ricordiamo infine, con le parole della dottoressa, anche che “ci sono regole molto rigide per la donazione, di cui si viene informati durante il primo colloquio”.

    • Ambulatorio di Medicina Trasfusionale e Centro di raccolta sangue ed emocomponenti dell’ospedale Santa Maria Annunziata: clicca qui

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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