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lunedì 26 Settembre 2022
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    “Quando ci vedevamo alla panchina. E i bagni in Pesa…”: Federica ci racconta la Sambuca

    Le pannocchie prese nei campi e cotte sul fuoco, il ritrovo con gli amici in motorino, la merenda dalla Leda: prosegue il nostro viaggio alla scoperta del territorio con i suoi "under 40"

    SAMBUCA (BARBERINO TAVARNELLE) – Procede senza sosta il “viaggio” del Gazzettino del Chianti, insieme al Lions Club Barberino Montelibertas, alla scoperta dei luoghi simbolo dell’infanzia o dell’adolescenza sul territorio di Barberino Tavarnelle.

    Con l’intento di dare ancora più risalto, se possibile, agli angoli (più o meno conosciuti) che hanno segnato gli anni migliori dei “nostri” under 40.

    Abbiamo fatto tappa in piazza Matteotti e piazza della Repubblica. Poi a Tignano, Barberino e Vico d’Elsa. Infine a San Donato in Poggio.

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    E ora siamo pronti per andare alla Sambuca. Insieme a Federica Guarducci 38 anni, ingegnere civile a Firenze, Federica è una sambuchina doc.

    Nata e cresciuta alla Sambuca, ci vive tuttora con il marito e la figlia Gaia: “Non ho mai pensato di abitare altrove: a volte esco tardissimo da lavoro e la mattina devo ripartire presto, ma è un sacrificio che vale la pena fare”, ci dice.

    “Il posto simbolo dei miei anni migliori è stato senza dubbio “la panchina” – inizia Federica – Era, appunto, una panchina. Che negli anni era rimasta un’asse, o poco più. Sotto una quercia, all’inizio dell’attuale camminamento sulla Pesa”.

    “Era il punto di ritrovo del gruppone degli adolescenti della Sambuca – ci racconta – Eravamo anche trenta. Alcuni venivano persino da Tavarnelle, Mercatale… . Dalla seconda media fino alla quarta superiore, stavamo tutti insieme. Maschi e femmine”.

    “Tornavamo da scuola, facevamo i compiti (se ne avevamo voglia…) e poi andavamo lì – prosegue – Alla “panchina” ti sentivi a casa: andavi lì, senza fissare (non c’erano ancora i cellulari), e qualcuno lo trovavi sempre”.

    “Stavamo a chiacchiera – ricorda – Chi aveva fortuna si sedeva sulla panchina. Sennò stavamo in piedi o sui motorini. Occupavamo tutta la strada”.

    “Fra l’altro c’era un freddo… – dice, ridendo – Si tremava come dei bischeri. Già a fine agosto, dopo cena, ci voleva il piumino!”.

    “Non avevamo niente, tranne la nostra compagnia – si emoziona al ricordo dei tempi andati – L’importare per noi era stare insieme”.

    “Quando seppi che avrebbero tolto la “panchina” per farci il camminamento – ammette – anche se è stata un’opera di riqualificazione (che io stessa uso per andare a correre), mi si spezzò il cuore”.

    “Dalla “panchina” – aggiunge – andavamo a fare merenda all’alimentari dalla Leda. Per noi femmine patatine e Esta The erano un must. Mentre i maschi prendevano lo sfilatino con prosciutto cotto e maionese”.

    “La “panchina” era anche un punto di ritrovo – dice ancora – da cui partivamo col motorino. Spesso in due o… in tre, senza casco”.

    “D’estate andavamo a guardare le stelle al “saltino” – cioè in un campo lungo la Pesa – Lo chiamavamo così perché c’era una cunetta, che bisognava saltare. Sennò si andava per terra, come fece… la sottoscritta!”.

    “Altre volte andavamo in un campo a prendere le pannocchie e le cuocevamo sul fuoco quando faceva buio – rivive quei momenti felici – E spesso facevamo il bagno in Pesa: il primo maggio era una tradizione”.

    “La mia è stata un’adolescenza spensierata, fatta di piccole cose – conclude Federica, emozionata – E di amicizie forti: anche se con alcuni non ci vediamo da vent’anni, quando ci incontriamo per la strada viene un tuffo al cuore”. 

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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