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lunedì 26 Settembre 2022
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    Vico d’Elsa, alla scoperta di angoli segreti e storie di paese: la nostra guida è Sandra Cappelli

    Prosegue il "viaggio" del Gazzettino del Chianti e del Lions Club Barberino Montelibertas, alla scoperta dei luoghi dell'infanzia e dell'adolescenza degli "under 40" di Barberino Tavarnelle

    VICO D’ELSA (BARBERINO TAVARNELLE) – Prosegue il nostro “viaggio”, insieme al Lions Club Barberino Montelibertas, alla scoperta di quei luoghi che sono stati teatro dell’infanzia e dell’adolescenza degli “under 40” di Barberino Tavarnelle.

    Con l’obiettivo di dare ancora più valore al nostro (splendido) territorio. Visto con gli occhi di chi, oggi, ne è il vero protagonista.

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    Adesso è la volta di Sandra Cappelli. Che ci fa esplorare Vico d’Elsa in ogni suo angolo.

    Classe 1991, Sandra lavora in un supermercato a Barberino Val d’Elsa ed è mamma di due bambini. E’ nata e cresciuta a Vico e ci abita tuttora.

    “Spero di non allontanarmi mai, perché mi piace troppo Vico”, ci dice orgogliosa del “suo” piccolo grande paese.

    “I primi ricordi della mia infanzia sono legati a quando giocavamo a pallone in piazza Torrigiani – inizia Sandra – Del mio anno ero l’unica femmina. Sulla chiesetta sconsacrata, che si trova all’angolo della piazza, avevamo disegnato una porta con la vernice e… c’è ancora”.

    “Purtroppo la piazza è diventata un parcheggio – aggiunge – Da anni noi vichesi ci battiamo per renderla nuovamente pedonale: sarebbe bellissimo riqualificarla”.

    “Poi andavamo a fare merenda dalla Valfreda, la zia del mio babbo, che per me è come una zia – si tratta della bottega che è stata successivamente gestita dalla mamma di Sandra (Belinda Parentini) e rilevata un anno fa da Carolina Concialdi – Era il classico alimentari di una volta: c’erano panini, schiacciate ripiene…”.

    “In “piazzetta” (piazza Leto Fratini, anche quella diventata un parcheggio) – prosegue Sandra – c’era l’alimentari della Miranda, dove andavamo a comprare i petardi. Per poi scoppiarli per il paese”.

    “I giardini erano un luogo frequentatissimo – un altro flashback di Sandra – Ci andavamo sempre a giocare a calcio e a nascondino. Nella “rotonda” giocavamo a campana”.

    “La cosa bella di Vico è che è circondato dai boschi e dalle vigne – dice fiera del paese – Facevamo spesso delle scampagnate, a piedi o in bici. Tornavamo a casa pieni di terra”.

    “Nelle sere d’estate andavamo a cercare le lucciole, verso la villa dei Torrigiani – ci racconta – E poi ci riposavamo alle cantine Majnoni Guicciardini”.

    “Ne abbiamo fatte tante a Vico – si fa sentire un po’ di nostalgia dei bei tempi dell’adolescenza – Quando si esibiva il Bandão (orchestra di percussioni di cui fanno parte alcuni vichesi), era una giornata all’insegna della musica… fino a mezzanotte”.

    “Anche “Rock in Vico” era molto divertente – ricorda – Era una manifestazione musicale organizzata da ragazzi della mia età: venivano messi vari palchi e diversi gruppi rock suonavano dal vivo”.

    “Finché non è scoppiata la pandemia – ci svela una fantastica tradizione vichese – abbiamo organizzato la cena “Spiaggia dei poveri”, ogni Ferragosto, nella piazza della chiesa (piazza Sant’Andrea): alcune signore cucinavano, dei ragazzi servivano ai tavoli. E poi il 16 c’era la “Riauta”, la cena degli avanzi. Siamo stati anche duecento”.

    “Auguro a tutti i bambini di vivere l’infanzia che ho vissuto io: sempre spensierata, nella natura – conclude, con un filo di commozione, Sandra – Mi ha fatto davvero piacere ricordarla”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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