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domenica 16 Gennaio 2022
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    Agenzia Regionale di Sanità, la conferma: “32% ricoverati Covid, in ospedale per altre patologie”

    Lo studio: "Tale condizione era segnalata sporadicamente in precedenza, mentre adesso il fenomeno presenta dimensioni rilevanti"

    FIRENZE – Lo aveva certificato, a livello nazionale la Fiaso (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere) nei giorni scorsi.

    # Un paziente su tre fra i ricoverati nei reparti Covid, non è malato di Covid

    La conferma a quello che nelle ultime settimane, complice da un lato l’alta contagiosità della variante Omicron e dall’altro l’effetto innegabile dei vaccini, è un trend evidente, ovvero di reparti Covid con molti positivi ma in ospedale per altre patologie, arriva (a livello regionale) dall’Agenzia Regionale di Sanità (ARS) della Toscana.

    E arriva con uno studio condotto da Fabrizio Gemmi (lo trovate qui), coordinatore Osservatorio per la qualità ed equità di ARS, che si è confrontato con le direzioni sanitarie degli ospedali toscani.

    Con il dottor Andrea Bassetti (ospedale Santa Maria Annunziata), dottoressa Francesca De Marco (Aou Senese), dottoressa Maddalena Grazzini (Aou Careggi), dottor Michele Cristofano (Aou Pisana), dottor Fabrizio Chiesi (ospedale Santo Stefano di Prato) e dottor Spartaco Mencaroni (ospedale San Luca di Lucca).

    Perché ormai, dopo settimane di convivenza con la variante Omicron, la tendenza è chiara: le terapie intensive salgono a ritmi molto inferiori alla precedenti ondate, e sono alimentate in particolare da persone non vaccinate o vaccinate con problematiche di salute pre esistenti (o con dosi ormai molto lontane nel tempo).

    Nei reparti ordinari invece si cresce rapidamente, anche a causa di questa parte importante di positivi al Covid, senza sintomi, che però occupano necessariamente letti Covid.

    Si evidenzia, innanzi tutto, “l’altissima percentuale di pazienti senza sintomi o con sintomi lievi rilevata in questo inizio del 2022: ovvero 99,7% di pazienti asintomatici, paucisintomatici o con sintomatologia lieve”.

    “Il tasso di pazienti ricoverati – si prosegue – è molto più basso rispetto ai periodi precedenti, sia come ricoveri complessivi (Toscana 0,66%; Italia 0,85% il 12/1/22) che come ricoverati nelle terapie intensive (Toscana 0,07%; Italia 0,08% il 12/1/22). Anche se le percentuali sono basse, il numero totale dei ricoverati appare in crescita (in Toscana: 1.276 ricoverati con 123 pazienti in terapia intensiva, il 12/1/22): attualmente i ricoverati corrispondono a poco più della metà dei picchi precedenti (2.128 il 23/11/21), e quelli in terapia intensiva a circa un terzo del picco (298 il 22/11/22)”.

    “Questa ondata di ricoveri – prosegue lo studio di Gemmi – è caratterizzata dalla notevole quantità di pazienti positivi per il Covid-19 ma ricoverati per altri motivi: tale condizione era segnalata sporadicamente in precedenza, mentre adesso il fenomeno presenta dimensioni rilevanti”.

    Da qui l’indagine di ARS “per raggiungere una stima attendibile della proporzione di questa casistica, con la collaborazione delle direzioni sanitarie degli ospedali scelti per ottenere un campione rappresentativo della situazione attuale”.

    “Hanno partecipato – si legge nello studio di ARS – sei ospedali toscani, che presentavano, alla rilevazione effettuata in un giorno tra il 5 ed il 10 gennaio 2022, un totale di 476 pazienti ricoverati con tampone positivo, corrispondenti al 40-45% del totale dei ricoverati con Covid in Toscana. L’indagine consisteva in una rilevazione di prevalenza puntuale ed il giorno scelto per la rilevazione (giorno indice) non doveva essere necessariamente lo stesso per tutti gli ospedali, ma era sufficiente che i dati riguardassero un periodo abbastanza ristretto”.

    “Dei 476 pazienti positivi per Covid-19 – è stato il risultato dell’indagine – in 153 (32,1%) il ricovero non era motivato dal Covid, ma da un’altra causa: i pazienti erano in ospedale per patologie acute di tipo medico (tra cui malattie cardiovascolari, cerebrovascolari, infezioni gravi diverse da Sars CoV2, insufficienza renale acuta, decadimento cognitivo), interventi chirurgici e traumi”.

    “La percentuale di queste condizioni che richiedevano il ricovero- si precisa – risulta abbastanza variabile da un ospedale all’altro: l’Aou Careggi e l’Aou Senese riferivano le percentuali maggiori (rispettivamente 44,1% e 46%); l’Aou Pisana, l’ospedale Santa Maria Annunziata (Bagno a Ripoli) e l’ospedale di Prato si attestavano intorno ai valori medi (rispettivamente 26,8%, 34% e 29,2%) mentre nell’Ospedale di Lucca questa condizione risultava molto meno frequente (5,1%)”.

    “Le motivazioni di questa variabilità – prosegue ARS – possono dipendere dalle strategie di adattamento all’ondata pandemica nelle diverse reti ospedaliere, con scelte aziendali differenziate rispetto alla collocazione dei reparti per Covid-19 e al mantenimento delle attività programmate e in urgenza”.

    “Lo strumento più adatto a una valutazione complessiva del fenomeno che abbiamo evidenziato – conclude lo studio – sarà fornito dall’analisi delle schede di dimissione ospedaliera, di cui potremmo cominciare a disporre tra qualche settimana e che risulteranno utili anche per comprendere il reale impatto dello stato vaccinale di questa popolazione di ricoverati, potendo disporre di un campione numericamente molto maggiore, con possibilità di stratificazione in base alla classe di età dei soggetti”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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