mercoledì 3 Marzo 2021
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    Siete davvero pronti a rischiare la vostra salute e quella dei vostri cari sulla roulette-Covid?

    Una domanda mi sento di farvela, togliendo di mezzo la politica, il Governo, il risentimento, le simpatie, le antipatie, le rabbie e frustrazioni. Ed ha a che fare con le probabilità. E gli affetti

    Torno a scrivere, dopo tantissimo tempo, quello che penso del Covid-19 da babbo di una bimba che ha saltato gli ultimi mesi di scuola dell’infanzia, e che a settembre dovrebbe iniziare il suo percorso scolastico in prima elementare.

    Non ho da insegnare niente a nessuno. Ma provo tristezza. Una tristezza profonda. Che avevo preventivato ma che sale giorno dopo giorno.

    Niente ci ha reso migliori. Molto ci sta rendendo peggiori. Chi sta migliorando (medici, infermieri, operatori sanitari, mondo del volontariato, …) partiva già avanti in questo senso. Molti, troppi, stanno regredendo. Alcuni stanno scavando oltre il fondo di un barile di bile e cattiveria.

    Fra post inutili. Polemiche inutili. Fake news. Strumentalizzazioni. Falsità. C’è chi lo fa con dolo (per interessi economici, politici, corporativi…), chi con colpa.

    Ma una pandemia mondiale come questa, in tempi di social network e al di là dei neologismi (infodemia) ci sta restituendo, come uno specchio, la nostra immagine esatta. Terribilmente vera.

    Vivo in un territorio che per adesso ha avuto la fortuna, come del resto gran parte della Toscana, di affrontare il momento più duro della pandemia con numeri diversi da quelli della Lombardia, dell’Emilia Romagna, del Veneto, del Piemonte. E l’ha affrontato, ritengo, a testa alta.

    Vivo in un territorio in cui il volontariato ha fatto, come sempre, la sua parte. In cui i cittadini rispettano in modo complessivamente buono le indicazioni sanitarie. Che poi sono tre, non tremila: uso della mascherina, lavarsi le mani, distanziamento sociale. Fare attenzione insomma, pur continuando a vivere.

    Ma sembra che siano torture, limitazioni della libertà, dittatura… . Sorrido di fronte al grottesco.

    Sorrido anche di fronte a chi dice che questa è dittatura e un mese prima (i social hanno questa caratteristica, scripta manent) chiedevano l’esercito nelle strade, droni, carcere per chi non rispettava le regole. Sorrido amaramente, e mi arrabbio anche un po’.

    Avrei tante cose da scrivere. Avrei tante cose da dire. Non voglio creare confusioni, non ho certezze o verità in tasca, ma ci sono alcuni punti su cui ogni giorno si dibatte, che vanno davvero al di là della (mia) umana comprensione. E su questi due cose mi sentirei di dirle.

    “Non parlate dei morti causati dagli ictus, dagli infarti, dal cancro… . Ne uccide di più l’influenza stagionale…”.

    Ma proprio non volete capire che una epidemia è di per sé dinamica, non statica, e che se vorrete i conti potrete farli solo alla fine (se e quando ci sarà)?

    Che siamo di fronte a un virus che è arrivato, guarda un po’, senza vaccini o cure (come invece hanno le influenze stagionali), che è per definizione contagioso (in questo caso molto contagioso), cosa che non vale per ictus, tumori, infarti.

    Che i numeri di oggi, per me comunque drammatici, sono numeri mitigati da un dispiegamento di forze, compreso l’aver completamente bloccato per mesi l’Italia e gran parte del pianeta, mai visto nella storia dell’uomo. 

    Ma vi ci vuole davvero un disegnino per capirlo? Vi ci vuole un disegno per capire che siamo di fronte al più grande caso mondiale di influenza diretta del proprio comportamento sulla comunità, sulla salute di tutti, sull’economia? Che potreste essere la prima casella a cadere in un domino infinito?

    Capitolo no mask, obbligo mascherina 18-6, movida, “gggiovani” e quant’altro.

    Punto uno, parlo per i quasi 4 milioni di toscani e per coloro che ironizzano sull’obbligo della mascherina 18-6, del virus a orari alterni: cosa vi è sfuggito negli ultimi mesi? Non lo sapete che quella regola, ovvero dell’obbligatorietà della mascherina dove non sia possibile mantenere distanziamento sociale, da noi vale h24 da tempo? Ma ci siete o ci fate?

    Punto due, indirizzato a dubbiosi, scettici, complottisti, negazionisti, ilCovidnonesiste. Non sto a parlarvi di quello che mi hanno raccontato i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari in questi mesi.

    Potrei dirvi di andare a rileggervi alcune delle testimonianze che abbiamo raccolto, come quella di Giovanni Mecacci o del dottor Pietro Claudio Dattolo. Ma tanto sarebbe inutile.

    Una domanda però mi sento di farvela, togliendo di mezzo la politica, il Governo, il risentimento, le ideologie, le simpatie, le antipatie, le vostre rabbie e frustrazioni. Ed ha a che fare con le probabilità. E gli affetti.

    Vi chiedo solo di guardarvi a fianco. Davvero siete disposti a rischiare la vostra salute e, soprattutto quella dei vostri cari, per non voler prendere quelle tre precauzioni in croce che ci chiedono di prendere? Ovvero di fare tutto quel possibile che ognuno di noi può fare.

    Avete proprio bisogno dei divieti scritti passo passo? Delle molliche di pane da seguire? O riuscite ad applicare le norme base che tutti ormai ci hanno spiegato alle vostre giornate, qualunque cosa facciate, ovunque siate? E non andando dove non è il caso di andare.

    Cosa accadrà se domani vi diranno che avete contagiato chi vi sta a cuore? Se vi diranno che chi vi sta a cuore è morto? Potrete convivere con il senso di colpa?

    Siete davvero disposti a giocarvi così le vostre idee (secondo me bislacche, ma è opinione ovviamente personale)? Come su una sorta di panno verde? Come in una roulette?

    Siete così sicuri che alla prima febbre, vostra, dei vostri figli, al primo colpo di tosse, manterrete il vostro “celodurismo da tastiera” e non vi precipiterete al pronto soccorso, chiedendo un tampone subito?

    Perché si sa, fino a che non ti tocca si può far teoria, ma quando ti tocca arriva la pratica. E la pratica è ben diversa dal commentare un articolo. O un post.

    A settembre mia figlia dovrebbe andare in prima elementare. La priorità è quella. La scuola. Insieme a salute e lavoro. Punto.

    Ma tutto è legato. Tutti noi siamo legati. Cerchiamo di essere, il più possibile, elementi di ispirazione, empatia, solidarietà. Cerchiamo di essere, il meno possibile, un peso per gli altri.

    Lo possiamo fare continuando a vivere, pur nelle difficoltà (che ci sono), rispettando poche semplici regole: anche se non ci credete, anche non si siete convinti, solo per non pentirvene un domani.

    E’ chiedere troppo? 

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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