TAVARNUZZE (IMPRUNETA) – Era un caldissimo il 9 maggio quello dello scorso anno: e tutta Tavarnuzze (e non solo) si era riunita nella sua nuova piazza.
Quella piazza tanto desiderata, e poi contestata, e poi attesa, e poi ancora contestata, e poi infine costruita e inaugurata. E intitolata, dopo una valutazione pubblica da parte dei cittadini, a don Giovanni Chellini.
Un anno dopo è tempo di primi bilanci. Di valutazioni sull'anno che è stato, su come si è inserita la piazza nel tessuto sociale, economico e aggregativo di Tavarnuzze.
Tralasciamo, anche perché ormai non ha davvero più senso e anche perché ognuno è libero di avere i propri gusti, le disquisizioni estetiche sulla piazza e, in particolare, sulla pensilina. Sono ormai fuori tempo: la piazza è qui e c'è da pensare a come sfruttarla al meglio come "motore" del paese.
Partiamo da un dato di fatto: la piazza è viva, molto viva. E lo è perché Tavarnuzze è viva. Il merito è delle associazioni, della Pro Loco che in questo anno si è data un gran daffare, del Tavolo Sociale, di tante, tantissime persone che hanno deciso di donare un pezzetto del loro tempo, della loro vita, al paese. E la piazza è sempre stata al centro di tutto ciò.
"E' già passato un anno – dice a questo proposito il sindaco di Impruneta Alessio Calamandrei – Ovviamente già con polemiche e affini, ma Tavarnuzze ha una piazza. Ringrazio tutti i cittadini e tutte le associazioni che durante questo anno si sono adoperati per far vivere la piazza con iniziative, manifestazioni e quant'altro".
"Credo fermamente – conclude il sindaco – sia stato un passo importante per una comunità che sta cercando assiduamente di avere una identità forte e radicata. Grazie a tutti".
Un anno positivo quindi, senza dubbio. Ma per quanto ci riguarda, a noi rimane un dubbio: una piazza così, che ha visto una genesi così prolungata e travagliata, pensata architettonicamente così spaziosa e ariosa, avrebbe potuto essere sfruttata anche per il mercato settimanale. Ci sarebbe stato proprio… bene.
di Matteo Pucci
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