venerdì 7 Agosto 2020
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    Perchè la sfilata delle Fornaci è un’occasione per tutta la Festa dell’Uva

    Sì. Sono uno di quelli che in piazza, domenica 30 settembre, alla fine della sfilata dell’ultimo rione, le Fornaci, si è emozionato. Lo confesso pubblicamente.

    Il rione rosso arrivava a questa edizione numero 92 sulla scorta di un’annata a dir poco complicata. E anch’io, fra tanti, alla vigilia ero davvero dubbioso sulle sue scelte: confesso pubblicamente anche questo.

    Ma il rione rosso è riuscito nel suo intento.

    Sollevare la questione delle difficoltà di chi si cimenta con questa grande impresa di popolo (la realizzazione dei carri e la vita del rione) senza alcuna certezza sulla propria sede. Sulla propria “casa”.

    Ma anche, allo stesso tempo, unendo al “localismo” di questa denuncia uno sguardo più alto, complessivo, sulla cultura e l'”ignavia” che la pervade di questi tempi. Facendo centro proprio per questo. Come un pugno nello stomaco.

    Con un carro-non carro. Con uno spettacolo di una durezza poetica che ha colpito tantissimi. E non è tanto il secondo posto a certificarlo, quanto la reazione della piazza.

    Qui, secondo me, non servono voti di giurati o classifiche (che comunque, per inciso, dicono che questo per le Fornaci è il miglior risultato dal 2012). Qui serve la pancia. E la pancia ha detto che le Fornaci hanno colpito.

    C’era grande attesa (per qualcuno addirittura apprensione) per la sfilata del rione fornacino. Le polemiche degli ultimi mesi, qualche voce messa in giro qua e là, avevano fatto temere a un qualcosa che avrebbe potuto danneggiare l’intera Festa.

    Invece… tutto l’opposto. La Festa esce valorizzata dal carro-non carro delle Fornaci. Perchè ribadisce un concetto molto semplice: le idee vincono (anche se in questo caso arrivano seconde, ma è un dettaglio) sempre. Nella vita come in piazza.

    E allora che la Festa dell’Uva nel suo insieme, tutti i rioni, prendano spunto da questo “scarto di lato” delle Fornaci. Capendo che oltre al carro, alla… chiamiamola così… opulenza, agli effetti speciali, c’è l’idea.

    L’idea che può essere un messaggio. L’idea che può essere un qualcosa che va anche ad alleviare lo stress economico per carri e spettacoli che ogni anno che passa diventano sempre più onerosi da sostenere per gli stessi rioni.

    Non solo muscoli quindi. Ma anche cervello e cuore. Tutti i rioni ne sono ampiamente dotati: le Fornaci, in questa fase contingente, si sono torvate (per loro scelta) a fare uno sforzo di creatività estremo. Ed è venuta fuori una meraviglia.

    PS: rispondo preventivamente a chi si lamenta dicendo “vabbè allora in piazza si può portare di tutto”. Nel carro e nello spettacolo delle Fornaci non c’erano nè Bacco nè Dioniso, nè il cotto nè i grappoli. Ma c’era tanta, tantissima Festa dell’Uva.

    Alla quale è stato reso onore come baluardo di cultura. Da sostenere, valorizzare e tutelare. E’ un compito di tutti noi. Amministrazione comunale (e rioni) in primis.

    Partendo senz’altro dalle sedi. Ma anche stando ancor più vicini a un Ente Festa dell’Uva che quest’anno ha dimostrato di saper scalare in alto le marce. A tutto vantaggio della Festa e dell’Impruneta.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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