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giovedì 25 Luglio 2024
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    Confindustria: il presidente di area Chianti Tongiani detta le priorità

    Dal 21 maggio 2012 guida la sezione territoriale Chianti Fiorentina Sud (Tavarnelle, Barberino Val d’Elsa, Greve in Chianti, San Casciano e Impruneta) di Confindustria, in un momento storico che, usando un eufemismo, potremmo definire molto delicato.

     

    E’ Claudio Tongiani, 53 anni, amministratore delegato della San Filippo Real Estate (società di proprietà di Qui Group di Genova, leader italiana nei buoni pasto e nelle carte di credito prepagate. Dal 2007 guida Villa San Filippo a Barberino Val d’Elsa : 68 posti letto e 14 dipendenti in piena stagione.

     

    E’ diventato presidente di sezione sostituendo Alfredo Coltelli, per una guida degli industriali (110 aziende associate in questo territorio per 2.800 lavoratori in totale) che da una figura di riferimento nel settore manifatturiero è passata a un imprenditore del settore turistico e dei servizi.

     

    Tongiani, che situazione ha trovato?

    “Dal punto di vista manifatturiero di grande interesse. I nostri imprenditori stanno rispondendo alla crisi con grande senso di responsabilità, grande sforzo, certi che la situazione migliori. Soprattutto per quelle imprese che stanno subendo i contraccolpi maggiori per quanto riguarda i consumi interni: mi riferisco soprattutto a edilizia e impianti”.

     

    Come vi rapportate con le aziende?

    “Seguiamo costantemente, tramite la sede di Firenze, le varie fasi aziendali: i nostri obbiettivi sono la crescita e l’occupazione. E quindi tutto quello che nelle imprese sia attuabile in questo senso, mettendo in campo tutte le azioni possibili per i nostri associati: abbiamo uffici e dirigenti, personale specializzato che può dare ogni tipo di supporto alle loro richieste. In aree come rapporti con i sindacati, sicurezza, export, istituzionale, sistema creditizio”.

     

    Il Chianti è un territorio dove il manifatturiero si è ben “incastrato” con agro-alimentare, turismo e servizi. Ma quel è secondo lui il futuro della manifattura?

    “Bella domanda. Stiamo facendo molti sforzi dal punto di vista della ricerca e dell’innovazione per essere competitivi. E nella maggior parte dei casi ci stiamo autofinanziando questi sforzi. Stiamo guardando in faccia la globalizzazione, non possiamo pensare solo a mercati interni o europei: il nostro sguardo deve spaziare sul mondo. Purtroppo la fase dei consumi interni sta penalizzando gli aspetti finanziari degli investimenti”.

     

    Quali i problemi principali per chi fa impresa?

    “Vorremmo avere una pubblica amministrazione più vicina agli imprenditori, in particolare sulla semplificazione dei processi che spesso penalizzano le aziende, più snella, rapida nel dare permessi, non devono esserci più aziende che attendono oltre dieci anni per iniziare i lavori del nuovo stabilimento. Oggi siamo in una giungla di norme e regolamenti infinita. Poi il fisco: parlo di elementi che rappresentano una sorta di fuoco amico al quale siamo sottoposti. Vorremmo almeno star tranquilli in casa nostra, avere la certezza delle cose che si dicono e si fanno. Poi ci sono i rapporti con le banche, e qui devo dire che su questo territorio abbiamo un buon rapporto con il credito cooperativo e altri istituti di livello internazionale”.

     

    Cosa pensa un imprenditore di fronte a una tornata elettorale che ha dato i risultati del 24 e 25 febbraio?

    “E’ chiaro che l’economia è soggetta alla politica. Certo, i mercati non hanno dato ragione all’esito elettorale. Adesso c’è un Parlamento è molto rinnovato… a loro la palla. L’importante è che non vengano di nuovo penalizzate le imprese con balzelli, tasse: siamo ormai al 68% di tassazione. Chiediamo maggior riguardo alle politichi industriale ma anche sociali, al lavoro, al capitale umano. Il rapporto imprenditore-lavoratore è stretto, diretto. Ormai siamo usciti da tempo dalla contrapposizione imprenditore-lavoratore, non ce n’è più motivo. Superarle rende viva un’azienda in cui il capitale umano deve venire prima di tutto. Serve personale formato, specializzato, coeso”.

     

    I sindacati l’hanno capito?

    “Credo che fra Confindustria e sindacati ci siano stati momenti di ricerca di una base comune per affrontare la crisi. Gli imprenditori su questo sono in prima linea e ritengono profondamente ingiusta la tassazione del lavoro come viene attuata in questo Paese”.

     

    Certo però Tongiani che in Italia un po’ di masochismo chi fa impresa deve averlo…

    “Abbiamo visitato molte aree e distretti fuori dall’Italia, basta uscire dalle Alpi per capirlo. Ci sono zone d'Europa dove stanno dando forti incentivazioni a chi fa impresa. A lungo andare se non riusciamo a diminuire le tasse sul lavoro e sulle imprese la voglia di andar via viene anche qui in Chianti… . Alla fine rimarrà solo chi non può permettersi di delocalizzare. Crediamo molto nel territorio, abbiamo un rapporto strettissimo con le amministrazioni comunali: insieme possiamo trovare la via giusta per sostenere l’economia”.

     

    Il settore drammaticamente in crisi è quello dell’edilizia.

    “E’ chiaro che è quella che ha subito gli effetti maggiori della crisi, si parla di quasi 700mila persone che hanno perso il lavoro in Italia. Ci potrebbe essere la possibilità di ridare ossigeno con interventi mirati. Penso all’ammodernamento delle scuole, la messa in sicurezza idraulica del territorio, l’ammodernamento delle vie di comunicazione. E qui parlo anche di un’arteria come la Firenze-Siena. E’ fondamentale per le aziende, per il turismo, per gli stessi abitanti: il territorio de Chianti non ha una degna via di comunicazione che possa sostenerlo, anzi è penalizzante. Dobbiamo superare l’handicap di infrastrutture: chi produce qui beni che devono andare all’estero hanno dei costi troppo elevati. E’ tutto su ruota, non abbiamo nè interventi nè agevolazioni. La bellezza di questo territorio è avere anche delle imprese che rappresentano l’eccellenza, riusciamo a colmare queste lacune. Tutto va a discapito della loro redditività, visto che devono farsi carico di altri oneri”.

     

    Come se lo immagina il Chianti del futuro?

    “Il Chianti è un territorio dove c’è già un mix di settori integrati: manifatturiero, servizi, turismo, agricoltura. Il manifatturiero regge con l’export, ci sono aree artigianali e industriali che sono un polmone vitale della nostra economia. Poi c’è il fenomeno attrattivo del turismo, l’enogastronomia, ci sono imprenditori che hanno investito fortemente in questi settori . Un futuro c’è già nel presente, con una forte compenetrazione fra le componenti economiche. In questo senso abbiamo un altro grande problema, che è quello della banda larga, che è di vitale importanza: dobbiamo essere al passo con i tempi. Oggi si fa tutto on line, è chiaro che una cattiva ricezione pregiudica il livello di qualità e di competitività. Che deve essere al livello dell’eccellenza del territorio. Il Chianti in questi anni di crisi ha tenuto abbastanza bene tutto sommato, a parte alcune situazioni preoccupanti. L’arma vincente è e dovrà essere il legame con il territorio: qua c’è coesione sociale, forte criterio associativo e di volontariato,forte legame con le istituzioni”.

     

    Chiudiamo con il “suo” settore, quello del turismo.

    “E’ la nostra attrattiva, bisogna essere maggiormente propositivi, fare qualcosa in più soprattutto nell’ambito di una promozione mirata di un territorio, non certo di un solo comune. Qui da noi a Villa San Filippo l’80% della nostra clientela viene dal mondo. Quello che mi preoccupa è che molti imprenditori che hanno investito, soprattutto negli agriturismo, rischiano di saltare con il calo degli arrivi che c’è stato. Se non troviamo forme di agevolazione (Imu, Tares, …) è un bel problema: in questo senso anche i Comuni devono stimolare l’attrattività del territorio. Nel Chianti l’offerta è molto variegata: si va dai cinque stelle ai bed & breakfast, dai campeggi agli agriturismo. Il turismo è un valore aggiunto, un settore strategico che crea una filiera virtuosa”.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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