mercoledì 14 Aprile 2021
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    L’Italia a tre colori, il simbolo di una gestione politica del virus senza forza né autorevolezza

    La Toscana che passerà in zona rossa, il fallimento totale su trasporti, tracciamenti e diagnostica. PS: da giorni abbiamo più morti in Italia del "famoso" giorno della foto delle bare a Bergamo

    In una settimana si passa da gialli a rossi, transitando per un arancio-zucca che, almeno, fa tanto autunno. Appena il ministro Roberto Speranza firmerà l’ordinanza, la Toscana avrà le limitazioni da zona rossa. Probabilmente da domenica 15 novembre.

    # La Toscana verso la zona rossa, lo dice l’ISS: massime restrizioni in arrivo per tutta la regione

    Quella dei tre colori è la rappresentazione plastica di una politica senza forza, senza autorevolezza, in cui il presidente del consiglio posta sulla sua pagina Facebook la lettera “scritta” da un bambino di 5 anni… (mi fermo qui che è meglio).

    E lo fa in un giorno in cui i decessi per Covid-19 in Italia superano di gran lunga quelli che, tanto per darvi un’idea, si ebbero nel giorno della tristissima foto delle bare sui camion militari a Bergamo.

    Della politica senza forza scrivevo in un editoriale il 29 ottobre. Del consenso a giorni alterni, del provare a dare un “contentino” a tutti (scontentando, in una situazione del genere, inevitabilmente tutti)

    # La matematica del virus e le scelte politiche. Inquinate (purtroppo) dalla ricerca del consenso

    Della follia delle “chiusure a colori” ne scrivevo l’8 novembre. Ma avrei potuto scriverne già prima.

    # Mentre state a discutere di chi apre e chi chiude, di colori, la Toscana è già travolta dal virus

    In una pandemia del genere non c’è una ricetta unica e salvifica per affrontarla. E’ chiaro ed evidente che è un’impresa titanica: ce lo dice quel che sta accadendo in Europa e nel mondo.

    Ognuno di noi ha capito che dobbiamo cercare di arrivare (speriamo) a marzo-aprile per vedere la controffensiva contro il virus, a suon di vaccini e cure. Anticorpi monoclonali in primis.

    Ma siamo arrivati all’autunno sull’onda di un’estate pazza, in cui tantissimi (politica, scienza, società civile, stampa) hanno dato il loro peggio per creare le basi di una vera e propria bomba sanitaria.

    Peraltro in piena campagna elettorale per elezioni regionali vissute da ultras.

    Da parte di chi ci governa, a livello nazionale e regionale (ovvero i livelli con responsabilità sanitarie) individuo almeno tre ambiti di errore. Sanguinosi. Con la sensazione, l’ho già scritto, che in Toscana Enrico Rossi (che comunque ha governato fino al 20 settembre, sia chiaro) avesse più in mano il timone del subentrato Eugenio Giani.

    Il trasporto pubblico locale e, collegata a questo, l’apertura delle scuole, con particolare riferimento alle scuole superiori. Era evidente che non si era stati in grado di garantire un trasporto sicuro per chi andava/tornava da scuola. Bisognava prenderne atto subito.

    Il sistema di diagnostica e tracciamento. Con la mancanza pressoché totale di rafforzamento del sistema dei tracciatori. Che peraltro non ha bisogno di primari o anestesisti, ma di persone che lavorano a pc/telefono.

    Gli ospedali. Con un distinguo però: l’ospedale non può essere rafforzato all’infinito. Anche perché medici, rianimatori, anestesisti, infermieri, operatori sanitari, non possono essere “stampati”.

    E’, passatemi il termine, l’ultima risorsa. Così come la retorica sulle terapie intensive. Certo che servono, ma non possono essere una sorta di rassicurazione: ma avete presente cosa vuol dire finire in una terapia intensiva?

    L’unica soluzione possibile, ovvero fare un lockdown quando si era capito, subito, che il contagio era esponenziale, non è mai stata presa in considerazione.

    Un “reset” del sistema, al quale lavorare da subito per migliorarlo (almeno sui tre ambiti scritti sopra), per anticipare in un certo senso il virus alla riapertura. Per non gettare tutto alle ortiche come fatto dopo il lockdown di primavera.

    Invece si è scelto di aspettare, di mettere insieme un “accrocchio” come l’Italia a tre colori. In un contesto, peraltro, molto diverso da marzo-aprile, quando una differenziazione avrebbe avuto più senso.

    Adesso invece, con il contagio generalizzato in tutto il Paese, si è deciso per una gradualità basata su dati di giorni, settimane prima.

    Roba che a chi sta studiando il virus anticipandone le mosse e gli andamenti (e ce ne sono tanti in Italia, le cui previsioni si sono confermate quasi alla lettera) faceva andare il sangue al cervello.

    E così, fra letterine al premier e surreali discussioni sul cenone di Natale, mentre si procede a botte di 500-600 morti al giorno (destinati a salire, inevitabilmente), si va avanti a colpi di pastelli. 

    Con il brillante risultato di: aver scontentato più o meno tutti, così come sarebbero stati scontenti per un lockdown duro a inizio-metà ottobre (che però avrebbe avuto almeno un senso); avere un numero di morti pazzesco; avere ospedali al collasso.

    Non parlo del lato economico. Quello purtroppo, checché se ne dica, fino al 2021 è un bagno di sangue. Nel quale bisogna cercare di sopravvivere. 

    A livello politico non si è stati neanche in grado di capire che la chiusura alle 18 o alle 22, il coprifuoco alle 22 o alle 23, niente cambia e niente avrebbe cambiato (a livello di economia) in una situazione di pandemia mondiale.

    Sicuramente però avere un Paese serio, che si era preparato per davvero alla seconda ondata, che non demonizzava il lockdown ma anzi lo organizzava al meglio, avrebbe avuto, nel medio periodo, riflessi positivi pure sul versante economico.

    Invece della moglie ubriaca e la botte piena (o almeno un po’), come ha cercato di fare il Governo (e, a cascata, le Regioni), è saltata per aria tutta la cantina.

    E adesso non rimane che raccogliere i cocci. 

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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