Ipnosi in sala operatoria: un nuovo orizzonte per la cardiologia e l’anestesia dell’Annunziata

Tania Chechi, direttrice del reparto di cardiologia: "È stata utilizzata l'ipnosi in caso di procedure cardiologiche complesse. I pazienti ne hanno un ricordo felice"

PONTE A NICCHERI (BAGNO A RIPOLI) – L’ipnosi come alternativa o coadiuvante all’anestesia farmacologica tradizionale. All’ospedale Santa Maria Annunziata da due anni questa realtà è in crescita e, ad oggi, la metodica è stata applicata con successo in 15 casi.

Ma gli studi dei professionisti che praticano l’ipnosi nella struttura dell’ospedale, potrebbe aprire nuovi orizzonti all’Annunziata. La struttura coinvolta è quella complessa di cardiologia diretta da Tania Chechi che sta adottando l’ipnosi nelle procedure cardiologiche complesse e invasive.

Due nuove figure sono state formate come ipnotisti e sono la cardiologa Elena Crudeli e l’infermiera Laura Benucci.

Anche il lavoro dell’anestesista è reso più efficace con una gestione analgesica che potenzia l’ipnosi stessa, migliorando i PROMs (Patient-Reported Outcome Measures).

In sala operatoria all’Annunziata gli interventi sono condotti grazie alla collaborazione con il team anestesiologico dedicato alle procedure cardiologiche, diretto da Simone Cipani e infermieristico, coordinato da Alice Zanchi.

Il progetto, che è stato avviato inizialmente da Marzia Giaccardi per l’elettrofisiologia, oggi vede l’uso dell’ipnosi allargato anche alla cardiologia interventistica strutturale e al trattamento delle occlusioni coronariche croniche.

“È stata utilizzata l’ipnosi – spiega la direttrice della struttura, Tania Chechi – in caso di procedure cardiologiche complesse. Per procedure complesse intendiamo interventi di rivascolarizzazione coronarica, di cardiologia strutturale o di elettrofisiologia per le quali il paziente non deve essere intubato ma deve comunque mantenere la posizione per molto tempo durante una procedura che può essere a volte dolorosa e ansiogena”.

“In questi casi – specifica la dottoressa – possiamo decidere per la sedazione con i farmaci, che possono però avere effetti collaterali importanti o per l’ipnosi associata a meno ad una sedazione minimale. Naturalmente non tutti i pazienti sono ipnotizzabili e non per tutte le procedure è opportuno ricorrere all’ipnosi”.

Inoltre, l’invecchiamento della popolazione porta a trattare pazienti sempre più fragili per i quali l’anestesia generale potrebbe rappresentare un rischio (instabilità emodinamica, respiratoria o disordine cognitivo post-procedurale).

L’ipnosi clinica si inserisce in questo contesto offrendo numerosi vantaggi come l’assenza di sovraccarico farmacologico o l’instabilità respiratoria ed emodinamica, una buona gestione dello stress e del dolore pre ed intraprocedurale che trasforma un momento critico in un’esperienza vissuta in maniera positiva, un ambiente calmo e silenzioso in sala, a beneficio anche dei professionisti.

“Tutti i pazienti su cui è stata praticata questa metodica ne hanno un ricordo felice” conclude Tania Chechi.

“Un approccio innovativo nella direzione dell’umanizzazione delle cure. Complimenti alla dottoressa Chechi e alla sua équipe per un’iniziativa d’eccellenza” è il commento del direttore dell’area cardio-toracica, Marco Comeglio.

La direttrice di Cardiologia e gli altri professionisti che fanno parte della sua struttura, stanno preparando un protocollo di studio che prevede la valutazione di indicatori basati su scale validate per l’ansia e il dolore, con l’obiettivo di migliorare la misurazione della percezione del dolore e di oggettivare i benefici dell’ipnosi.

“Lo studio è solo all’inizio – precisa il direttore del dipartimento delle specialistiche mediche di Asl Toscana centro, Pasquale Palumbo – ma presenta un potenziale e potrebbe aprire nuovi scenari per la cardiologia e per l’anestesia dell’Annunziata e, in una prospettiva più lunga, per gli altri ospedali dell’Azienda”.

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