GREVE IN CHIANTI – "Il mio tetto è in ottime condizioni e non "una bomba ecologica" come è stato scritto dal vostro lettore (clicca qui per leggere la lettera). Non è a contatto con le persone perché la copertura distante dall'eternit nel punto più alto è 10 metri a scendere è rivestito di un'apposita lana isolante (per il freddo) e la copertura è in cartongesso quindi non viene a contatto con le persone".
A parlare è Raffaello Ferruzzi, proprietario del cinema teatro Boito di Greve in Chianti, al centro in questi giorni del dibattito per la sua copertura (circa 500 metri quadri) in eternit.
"Sono d'accordo – prosegue con la sua consueta sincerità Ferruzzi – che il tetto dovrebbe essere rifatto e sostituito con pannelli fotovoltaici, è da tempo che ci penso. Ma ai 150-200.000 di spesa prevista non posso far fronte prendendo un finanziamento, in quanto il cinema non rende niente e sto lottando per continuare a tenerlo in vita per la cittadinanza del comune di Greve".
E non si può certo dargli torto: la situazione del Boito a Greve è quella di tanti altri cinema di paese. Spesso c'è chi si lamenta per le loro chiusure ma poi, se c'è da andare a vedere un flim si va più volentieri a Firenze e si trascura quello che, invece, è un presidio sociale e culturale.
"Io – dice ancora Ferruzzi – sono anche presidente dell'associazione ASAT (sicurezza ambiente e territorio): molte cose sono state risolte anche grazie ai miei interventi per mezzo della nuova amministrazione comunale del sindaco Paolo Sottani, con cui collaboro perfettamente".
"Circa un anno fa – ricorda Ferruzzi – ai tempi del sindaco Alberto Bencistà e dell'assessore all'ambiente Simona Forzoni, ci fu una riunione nella sala consiliare del comune di Greve, alla quale il sindaco ci aveva invitati per parlare della situazione delle coperture".
"Quel sabato mattina – dice ancora Ferruzzi – fra tutte le ditte di San Polo, Strada, Ferrone, Panzano, o privati che hanno tetti non regolari, furono presenti soltanto 6/7 persone (quelli delle fabbriche quasi nessuno). Io fui uno dei pochi a intervenire riguardo a migliorie da fare per la sicurezza, in quanto conosco le normative".
"Al tempo – ricorda ancora Ferruzzi – erano presenti due o tre ditte italiane, e una tedesca, che si occupano di ripristinare a norma i tetti di eternit. Nel senso che smantellano, smaltiscono l'eternit e rifanno le coperture dei tetti con l'installazione di impianti fotovoltaici".
"Le ditte italiane – dice Ferruzzi – dovevano essere pagate interamente dai proprietari dell'immobile con, non ricordo bene, un contributo dello Stato, e continuare a pagare l'energia elettrica dalla ditta fornitrice dell'impianto. Comunque era una gran confusione. La ditta tedesca invece sosteneva tutte le spese (come pare abbia fatto alla Sambuca, nel comune di Tavarnelle) e prendeva tutta l'energia prodotta fino ad esaurimento del costo sostenuto per l'impianto. In cambio avrebbe provveduto alla manutenzione prevista per tali impianti: logicamente un conto è se si parla di un'abitazione privata e un conto è se si parla di aziende dove il consumo energetico è consistente. Ad esempio nel mio caso, con la pasticceria di mia proprietà accanto al cinema, pago oltre 1.350 euro mensili".
"Il sindaco Bencistà – rammenta Ferruzzi – al termine della riunione garantì che al più presto sarebbe stata fatta una nuova riunione con tutti i diretti interessati, invece non è stata fatta".
"Hanno organizzato la riunione per sé per il cantiere comunale – conclude – e forse hanno ricevuto dei contributi dalla Regione o dalla Comunità Europea. Dal canto mio spero che la nuova amministrazione comunale voglia discutere della questione, che anche per me è importante".
di Matteo Pucci
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