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lunedì 26 Settembre 2022
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    Ritorno al paese dopo 8 anni a Malta: San Donato in Poggio raccontato da Davide Ravagli

    Prosegue il “viaggio” del Gazzettino del Chianti, a fianco del Lions Club Barberino Montelibertas, alla scoperta dei luoghi del territorio visti con gli occhi degli "under 40"

    SAN DONATO IN POGGIO (BARBERINO TAVARNELLE) – Prosegue il “viaggio” del Gazzettino del Chianti, a fianco del Lions Club Barberino Montelibertas, alla scoperta dei luoghi del territorio visti con gli occhi dei giovani.

    Un modo per valorizzare quei posti, più o meno conosciuti, teatro dell’infanzia o dell’adolescenza degli under 40. Cioè di chi, oggi, è il vero protagonista della nostra comunità.

    Abbiamo esplorato piazza Matteotti e piazza della Repubblica. Poi Tignano, Barberino e Vico d’Elsa. Il teatro di Marcialla. San Donato in Poggio. E la Sambuca.

    Insieme a Filippo Cubattoli, Maurizio Bertini, Matteo Pianigiani, Matteo Cibecchini, Sandra Cappelli, Sara Innocenti, Andrea Piazzini e Federica Guarducci.

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    Ora seguiamo Davide Ravagli. Quarantenne. Ha trascorso un anno in Australia, otto anni nell’isola di Gozo (Malta), dove – dal 2009 al 2017 – ha gestito un bar con l’altro sandonatino Filippo Giannini.

    Adesso fa l’autista NCC. E’ sposato con Maddalena, di Pesaro, conosciuta a Gozo. E ha una figlia, Bianca, in arrivo ad aprile.

    “San Donato è il paese dove sono nato e cresciuto. E, anche se sono scappato, poi ci sono ritornato. Si viaggia per riscoprire il posto da cui si proviene e per apprezzarlo ancora di più”, ci dice Davide a cuore aperto.

    Con Andrea Piazzini (tra l’altro cugino di Davide!) eravamo andati alla scoperta del borgo di San Donato. Davide invece ci conduce fuori paese, nei posti frequentati “nell’età dei motorini” con il gruppone di ragazzi e ragazze, classe dal 1979 al 1983.

    “Il “Madonnino” di Montecchio – Davide ci porta a metà strada tra San Donato e la Fattoria di Montecchio, in cima ad una collinetta – era il punto dove ci trovavamo per evadere dal paese. Ci si arrivava a piedi o in motorino, spesso… in due”.

    “Non c’era niente: solo il “Madonnino”, dei cipressi e un muretto – dice – Ma era bello perché da lì si vedeva tutto il paese. Stavamo a chiacchierare e… a fumare le prime sigarette, di nascosto”.

    “E poi andavamo alla famosa diga – una diga artificiale, a qualche chilometro dal paese, sul torrente Argenna – Negli anni Ottanta e Novanta era diventata “la spiaggia” di San Donato. D’estate era molto frequentata”.

    “Era un bel laghetto – prosegue – Ci si arrivava solo a piedi o in motorino. Ci dava una sensazione di eccitazione e rischio allo stesso tempo: essendo una diga vera e propria, dall’altra parte c’era un muro di una quindicina di metri, quindi un bello strapiombo”.

    “Alla diga facevamo il bagno e pescavamo, anche in notturna d’estate – ricorda – Nella notte di San Lorenzo andavamo lì a guardare le stelle, perché non c’era nessuna illuminazione nel raggio di qualche chilometro”.

    “Al “covo” trascorrevamo gli inverni – così lui e i suoi amici chiamavano le due stanze messe a disposizione da don Rosario, parroco allora a San Donato, adesso a Marcialla – Mancavano spazi per i ragazzi e don Rosario ci fece questo regalo”.

    “Don Rosario si fidava completamente di noi – aggiunge – E non era per niente invadente: si faceva vedere giusto una volta ogni tanto, magari per mangiare insieme a noi. Tifoso della Fiorentina, era sempre disponibile a portarci in gita”.

    “C’erano un caminetto e un cucinotto – ci racconta – Al “covo” facevamo qualche forca: prendevamo la Sita in centro a San Donato e scendevamo… alla Pieve. Cucinavamo i funghi che avevamo raccolto nel bosco o i pesci pescati alla diga”.

    “Tornassi indietro, la rivivrei allo stesso modo l’adolescenza – dice, con orgoglio – All’aria aperta, con gli amici e i motorini. Ci bastava poco per divertirci”.

    “Con alcuni (Davide Franceschini, Tommaso Cubattoli, Maurizio Angeli) sono amico tuttora – conclude David, sorridendo – Quando ci ritroviamo, ricordiamo i tempi andati. E guardiamo le riprese che avevamo fatto con la videocamera: ci fanno un po’ ridere e un po’… piangere”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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