giovedì 16 Luglio 2020
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    Don Riccardo Santi e i due mesi di lockdown: “Straziante celebrare i funerali senza nessuno”

    Il nostro incontro con il parroco di Strada in Chianti: "Per i ragazzi questa quarantena ha significato la paura di portare la malattia alle persone più deboli, nelle loro famiglie"

    GREVE IN CHIANTI – Una visione significativa della nostra comunità è quella dei parroci di paese, che stando a contatto diretto con molte persone 365 giorni l’anno, riescono a vedere e percepire i cambiamenti che avvengono.

    Abbiamo fatto una chiacchierata con don Riccardo Santi, Padre spirituale di Strada, Ferrone, il Passo dei Pecorai e Pancole, insieme a don Giovanni.

    “Tutto si è fermato improvvisamente – inizia don Riccardo – Ricordo bene che ero al Ferrone e stavo per iniziare la Messa, quando via cellulare mi hanno comunicato il divieto, dicendomi di annullare tutto ed aspettare le nuove disposizioni. Da allora sono passati quasi due mesi e siamo riusciti a ripartire con le Messe dal vivo solo pochi giorni fa.

    “Adesso con le nuove disposizioni ci sono solo 50 posti in chiesa – prosegue – ma nonostante questi numeri, c’erano dei posti vuoti. Rispetto alla consuetudine domenicale pre-virus c’erano pochissimi fedeli, questa è una paura che ancora molti sentono e che sarà dura da smaltire. Gli anziani in particolare si sentono minacciati da questa malattia. E’ un sentimento legittimo, parlando con loro durante la quarantena, era costante il pensiero che in caso di estrema necessità negli ospedali avrebbero dovuto effettuare una scelta tra chi doveva usare i respiratori e la paura era quella di esserne esclusi”.

    “E’ stato un periodo strano – ci racconta don Riccardo – a marzo abbiamo avuto subito 7 decessi, tutti in sequenza di cui uno solo covid confermato, un signore che viveva a Firenze ma di origini stradesi. E’ stato straziante celebrare queste funzioni senza nessuno, addirittura in un caso non erano presenti né la figlia né la moglie, perché in quarantena. Riesco solo ad immaginare lo strazio dei familiari, quando si vedono portare in ospedale un proprio caro e da lì non riescono mai più a rivederlo. E’ una situazione di una tristezza infinita, una violenza spirituale che nessuno si merita”.

    “Ho cercato di mantenere i contatti con i miei parrocchiani il più possibile – continua il racconto don Riccardo – facevamo le dirette su Facebook delle messe ed abbiamo aperto un canale YouTube dove carichiamo i vari video ed io continuo a farlo, proprio per dare la possibilità a coloro che ancora non se la sentono di uscire di casa, di poter comunque partecipare alla vita della Parrocchia”.

    Don Riccardo Santi

    “Pochi giorni fa sono venuti a trovarmi i ragazzi del catechismo – prosegue – E’ evidente che hanno bisogno di rivedere i propri amici, devono svagarsi dalla didattica online ed uscire dalle quattro mura domestiche. Per i ragazzi questa quarantena ha significato, più che una paura personale, quella di portare la malattia alle persone più deboli all’interno delle loro famiglie, poi hanno dovuto fare uno sforzo importante per gestire le lezioni online senza un’adeguata preparazione e senza nessuna abitudine. Insegnando religione al Michelangelo vedo bene la stanchezza dei ragazzi, è stato per tutti un periodo davvero cupo”.

    “In aggiunta c’è una crisi economica che nessuno poteva immaginare – riflette don Riccardo – in tanti hanno problemi e paura di non poter far fronte alle spese che erano abituati a fare, hanno dovuto cambiare stile di vita e non è sempre fattibile. Non tutti riescono ad accettare una situazione forzata diversa in così poco tempo, lo abbiamo visto tutti con l’aumento delle richieste di aiuto alla Caritas. Ci tengo a ringraziare il lavoro di tutti i volontari e tutte le associazioni che hanno fatto molto in questo periodo per aiutare”.

    “Credo che delle nostre abitudini comportamentali cambieranno – conclude – e non è possibile prevedere se per sempre o solo momentaneamente. Adesso mettersi a sedere vicino a qualcun altro, salutare con baci e abbracci, condividere spazi stretti, sono tutte situazione che fanno riflettere e a molti spaventano. Ma dobbiamo ripartire, dobbiamo riuscire a sentirci sicuri nel rivivere le nostre comunità come lo facevamo prima. E spero che avvenga il prima possibile”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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