Simone e Giulia, grevigiani: la pandemia in una fattoria nella campagna di Valencia

Dalla Spagna martoriata dal virus: "Stiamo organizzando il rientro. Ci hanno proposto aereo o nave"

GREVE IN CHIANTI – Simone Russo e Giulia Toti, grevigiani, si trovano in una fattoria, a circa 40 minuti da Valencia, in una Spagna travolta dal Coronavirus.

Li abbiamo raggiunti per farci raccontare come stanno vivendo, all’estero e in una delle nazioni che, al pari dell’Italia, sono falcidiate dal Covid-19, la pandemia.

“Siamo arrivati quando ancora non esisteva nessun problema in Italia – iniziano il loro racconto – tanto meno in Spagna. Siamo in una fattoria bio, “L’horta de basquetaires”, a fare Wwofing, cioè lavoriamo 5 ore al giorno dal lunedì al venerdì nella fattoria, in cambio di vitto e alloggio”.

“Facciamo di tutto – ci spiegano – siamo stati a potare gli ulivi, a raccogliere arance, lavorare la terra e gestire l’orto, ci sono broccoli, insalata, cicoria e tantissime altre verdure. Poi animali da accudire, galline e capre. Il susseguirsi delle notizie non lo abbiamo seguite costantemente, perché ci siamo isolati un po’ da tutto in questa bellissima campagna lontana da qualunque paese, non avendo neanche un’auto nostra ci siamo goduti una vita molto più tranquilla”.

Ma la realtà, drammatica, è arrivata anche qui: “Poi però le notizie ci sono arrivate, tramite la televisione e tramite amici e parenti; prima l’infezione in Italia e poi qui in Spagna. Il 10 marzo dovevamo rientrare ma non avevamo obblighi lavorativi o di studio perciò abbiamo preferito prolungare la nostra permanenza. Qui siamo lontani da tutto e possiamo continuare a lavorare con gli animali e nei campi. A fare la spesa cerchiamo di andare il meno possibile e va una ragazza per tutti, cerchiamo di produrre qui ciò che ci serve ed usiamo al meglio quel che abbiamo”.

“Per coltivare dei campi e raccogliere la frutta – riprendono – dobbiamo prendere la macchina, allora ci spostiamo solo in due per macchina, uno davanti ed uno dietro e con la mascherina, come da disposizioni statali. Limitiamo al massimo i contatti con il mondo esterno alla fattoria, sapere di non poter uscire dai confini dell’azienda fa impressione, però siamo consapevoli che è per il bene di tutti, soprattutto per gli operatori sanitari e per chi sta male”.

“Stiamo comunque organizzando il rientro in Italia – precisano – la Farnesina ci ha fornito due opzioni al momento, un aereo il 12 aprile (il biglietto ci costerà quasi 10 volte quanto il biglietto di andata) o la nave da Barcellona. Una volta in Italia non siamo autorizzati a viaggiare con mezzi pubblici, perciò dovrebbero venire a prenderci i nostri genitori, un genitore per uno, oppure noleggiare una macchina ed è quello che stiamo cercando di fare”.

“Una volta arrivati – rimarcano – dovremo metterci in autoisolamento e siccome servono determinate caratteristiche strutturali, per il luogo di autoisolamento che dobbiamo comunicare prima di partire: l’agriturismo Lupinati di Panzano, ci ha messo a disposizione un appartamento in modo totalmente gratuito e per questo lo vogliamo ringraziare infinitamente”.

“Facciamo un grande in bocca al lupo a tutti – concludono – e speriamo di sconfiggere questa infezione il prima possibile”.

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