GREVE IN CHIANTI – Sofia Brandani, grevigiana, studia Odontoiatria. Vive a Valencia da settembre in Erasmus. La contattiamo per farci raccontare come affronta questa pandemia in una Spagna travolta dal virus (come l’Italia del resto).
“Stando chiusi in casa – esordisce – La mia abitazione si affaccia su una delle vie principali di Valencia, le persone sono molto diminuite ma se ne vedono ancora troppe. In Spagna siamo in ritardo con la gestione di questa emergenza, rispetto all’Italia, di circa 15 giorni. L’Università al momento è chiusa e facciamo lezioni on-line, ma facendo Odontoiatria ho molte prove pratiche e non sappiamo come vogliono gestirle”.
“Per questo sono rimasta – sospira – per capire come comportarmi. In teoria a giugno dovrei concludere l’Erasmus perciò devo sostenere degli esami, ma ancora l’Università non ha dato alcuna indicazione in merito. Avevo pensato di rientrare subito in Italia, ma se poi l’Università decidesse di fare tutte le prove pratiche a fine maggio, c’è il pericolo di non riuscire a tornare e di sprecare tutto il lavoro fatto finora”.
“Bisogna poi considerare che rientrare era complicato – prosegue Sofia – molto probabilmente non avrei trovato voli diretti, aumentando il rischio contagio per me ed i miei familiari”.
“La gestione dell’emergenza la definirei almeno bizzarra – il tono della voce diventa quanto perplesso – io sapevo ciò che stava succedendo in Italia, perché ne parlavo con familiari ed amici, ma qui in Spagna nessuno vi prestava attenzione”.
“Per farvi capire – ci spiega Sofia – vi racconto ciò che è successo. Dal 15 al 19 marzo a Valencia c’è La Fallas. la festa più importante dell’anno. Dal primo di marzo ogni giorno ci sono i fuochi d’artificio nella piazza principale, con feste e concerti a contorno. Arrivano turisti da tutto il mondo e c’è un mare di persone a giro per le strade e le piazze. La notte più importante della festa è il 15, quando i valenciani assemblano oltre 700 figure che vengono posizionate nelle vie e nelle piazze della città. La mattina del 16 Valencia si sveglia circondata da caricature e rappresentazioni satiriche che, con senso dell’umorismo, criticano politici, personaggi famosi ed i principali eventi di attualità”.
“In questi giorni – dice ancora – chiudono scuole, Università, uffici e molti negozi. Le figure rimangono fino alla notte tra il 19 e il 20, quando avviene la Cremà, cioè vengono bruciate tutte tranne una. Uno spettacolo molto particolare di cui tutti mi parlavano. La figura salvata dalle fiamme è stata eletta per votazione popolare ed entra a far parte della collezione del Museo Fallero”.
“Qui fino all’11 marzo tutto continuava regolare – ci spiega quasi incredula Sofia – con i fuochi d’artificio, le feste ed i concerti. Poi L’OMS ha dichiarato la pandemia globale e dal giorno dopo, senza nessun preavviso, la Spagna ha deciso di bloccarsi, è stata annullata La Fallas, sono state chiuse scuole ed Università ed è stato imposta la quarantena su tutto il territorio nazionale. Da un giorno ad un altro, senza preavviso la Spagna si è fermata”.
“Adesso funziona come in Italia, bisogna stare in casa – dice – non si può uscire senza una motivazione valida, oltre ai bar e ai ristoranti moltissime altre attività lavorative sono chiuse. Ci sono controlli della polizia per le strade ma non serve l’autocertificazione”.
Al momento in tutta la regione valenciana ci sono 8.578 contagiati. Sofia vorrebbe essere già rientrata nella sicurezza delle mura domestiche, ci immaginiamo soprattutto nei giorni a venire dove la Pasqua è un momento di ritrovo ed allegria. Ma, come ci ha detto, aspetta che l’Università decida come gestire questo momento di crisi sanitaria senza precedenti.
“Voglio salutare tutti i miei concittadini grevigiani – conclude – i miei amici e parenti, augurare loro una felice Pasqua ed un sereno… stiamo a casa”.
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