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lunedì 15 Aprile 2024
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    La fauna del San Michele e dei Monti del Chianti: prima una… introduzione

    Prima di parlare di fauna selvatica, una breve contestualizzazione.

     

    I monti del Chianti rappresentano un’importante catena montuosa di circa 20 km. La zona si trova sul confine di tre province, quella di Firenze, di Siena e di Arezzo, delimitando il Chianti dalla Valdarno e dalla Val di Chiana. I comuni compresi in quest’area sono sei: Radda in Chianti, Gaiole in Chianti e Castelnuovo Berardenga per Siena; Greve in Chianti e Figline-Incisa Valdarno per Firenze; Cavriglia per Arezzo.

     

    Oltrechè ricoprire un ruolo storico, questa zona è sia un importante bacino di biodiversità dell’intera area chiantigiana, sia un polmone verde.

     

    A conferma di ciò è il fatto che i Monti del Chianti, con circa 8.000 ha, rappresentano un Sito di Interesse Comunitario (SIC IT5190002), quindi una delle fondamentali aree che nell’insieme costituiscono la Rete Natura 2000 (si veda la direttiva Habitat 92/43/CEE). La catena montuosa vede nel monte San Michele la vetta più alta, 893 m, con altitudini generalmente comprese tra i 300 e i 600 m.

     

    L’area del Monte San Michele è rappresentata da un’estesa superficie forestale, mentre nelle zone collinari, ad altitudini minori, sono presenti coltivazioni, come oliveti e vigneti.

     

    La componente forestale è fondamentalmente costituita da specie caducifogli quali le querce, principalmente cerro e roverella e, in minor misura, il leccio; sono anche presenti carpino nero, carpino bianco, acero campestre, orniello, corbezzolo e castagno.

     

    Molte altresì sono le conifere, grazie anche a impianti artificiali per la produzione di legname e derivati, come cipressi alle quote inferiori, pini marittimi e abeti. Sono presenti, inoltre, alcune piante da frutto selvatiche, come per esempio il ciliegio, il pero e il melo.

     

    Alla presenza del bosco si susseguono aree aperte, sempre più incolte, che storicamente erano utilizzate per le produzioni agricole e la pastorizia, quest’ultima sempre meno diffusa nel Chianti.

     

    Le aree aperte abbandonate si stanno lentamente trasformando in macchia, con la presenza di specie arbustive e piante xeriche dallo scarso valore pastorale: rovo, ginestra, alloro, brugo, ginestrone, felce aquilina, ginestra dei carbonai, ginepro.

     

    Si segnala anche la presenza di orchidee selvatiche, bellissime specie floreali sempre più rare la cui tutela è di fondamentale importanza per mantenere una specie floreale dall’alto valore naturalistico.

     

    Ma la perdita di aree aperte, in realtà, oltre che perdita di biodiversità, può comportare la scomparsa di importanti aree ecotonali utili a molte specie animali.

     

    A tali problematiche, inoltre, si aggiungono quelle di natura antropica:

     

    – Perdita di fertilità del suolo: abbandono delle zone agricole (a conduzione tradizionale) e della zootecnia;

     

    – Inquinamento delle acque;

     

    – Chiusura delle aree aperte e conseguente omogeneizzazione del mosaico ambientale;

     

    – Perdita della biodiversità animale (in particolar modo di avifauna, entomofauna, micromammiferi, rettili e anfibi);

     

    – Passaggio di mezzi fuoristrada;

     

    – Presenza di rimboschimenti artificiali con conifere (scarso valore naturalistico);

     

    – Abbandono della selvicoltura da frutto.

     

    Questa area oltre che rappresentare un bacino faunistico e floristico, rappresenta anche una realtà per il turismo naturalistico e storico; non bisogna infatti dimenticare le antiche civiltà che hanno dominato questi territori sia per fini commerciali che bellici, ma, anche nella storia più recente, l’importanza strategica che ha avuto il Monte San Michele durante la seconda guerra mondiale nei conflitti tra i tedeschi e gli Alleati.

     

    Oltre ciò l’area dei Monti del Chianti è sempre stata importante per le attività venatorie, che, se ben applicata e gestita, in particolar modo in tali contesti quella di selezione, può risultare utile al controllo di specie eccessivamente diffuse quali, per esempio, gli ungulati.

     

    Queste diverse realtà che in comune hanno una sola area possono e devono coesistere nei territori del Chianti in cui sia il turismo sia la natura (e tutte le attività connesse come l’ecoturismo) rappresentano colonne portanti della sua economia.

     

    All’interno dell’area dei Monti del Chianti sono presenti molte specie animali, alcune rare e soprattutto indicatrici di un buono stato di conservazione dell’ambiente. Dunque, gestire e tutelare queste specie significa indirettamente gestire e tutelare l’intero ecosistema dell’area.

     

    Fra le specie più comuni e diffuse sono presenti gli Ungulati tipici di queste zone. Abbondante è la presenza di molte specie di Uccelli, soprattutto migratori, in particolar modo nel periodo dei passi, in diminuzione invece quelli stanziali come fagiano e starna.

     

    Per quanto riguarda altri mammiferi è da segnalare la presenza del lupo, sempre più abbondante o quantomeno frequente, in diminuzione invece la lepre. Presenti anche i mustelidi, piccoli predatori molto utili per gli equilibri ecologici.

     

    Di fondamentale importanza sono anche gli anfibi e i rettili presenti in questa zona, sempre più minacciati dai cambiamenti ambientali e fattori antropici.

     

    Se desiderate approfondire l’argomento contattatemi.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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