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martedì 16 Luglio 2024
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    L’Anpi di Mercatale (“25 luglio”) ha aperto il tesseramento 2023: nel nome dei Fratelli Cervi

    Era presente Adelmo Cervi, figlio di Aldo, uno dei sette fratelli fucilati per una rappresaglia fascista: c'era anche Il Gazzettino del Chianti...

    MERCATALE (SAN CASCIANO) – La sezione Anpi “25 luglio” di Mercatale ha aperto, domenica 12 marzo, il tesseramento per il nuovo anno presso la casa del popolo mercatalina, in via Sonnino.

    Un’intera giornata dove c’è stata la possibilità, per soci e amici, di pranzare al ristorante-pizzeria insieme a un importante ospite: Adelmo Cervi figlio di Aldo, uno dei sette fratelli fucilati per rappresaglia dai fascisti al poligono di tiro di Reggio Emilia il 28 dicembre del 1943.

    Adelmo Cervi è arrivato nelle nostre zone il giorno prima, sabato 11 marzo, ospite del Comune di Montespertoli: dove ha presentato, nella sala della casa del popolo montespertolese, il suo libro “I miei sette padri”.

    Domenica 12 marzo Adelmo è arrivato a Mercatale in auto, in compagnia della sua inseparabile cagnolina, Milka, che lo segue passo dopo passo in ogni suo spostamento. All’interno dell’auto, in mezzo a scatoloni pieni di libri, anche la sua bicicletta.

    L’accoglienza alla casa del popolo di Mercatale è stata piena di entusiasmo: a tavola con Adelmo si sono seduti in cinquanta, tra questi il sindaco Roberto Ciappi, il presidente dell’Anpi Mercatale Paolo Marini (insieme ai membri della sezione e soci), e Laura Scalia, responsabile Cgil zona Chianti Fiorentino.

    Il pomeriggio è proseguito nella sala da ballo, con la presentazione del libro, “I miei sette padri” appunto, in un dibattito moderato da Paolo Marini, con la partecipazione di Laura Scalia e di Marzia Frediani, presidente Arci Firenze.

    “Questa non è la mia storia – ha iniziato Adelmo Cervi – ma è la storia di un uomo che non c’è più. Ma è anche la storia dei suoi fratelli e di tanti altri che hanno pagato con la vita la loro scelta di libertà. Ci sono due foto che per me sono le più significative: una ritrae tutta la famiglia Cervi unita, mio padre, i miei zii, i nonni e le sorelle. L’altra foto è quella che ritrae i componenti della famiglia rimasti dopo la fucilazione: io sono sulle ginocchia di mio nonno, Alcide. Con l’altro bambino, Gelindo, anche lui sulle ginocchia”.

    “La foto – ha ricordato – è stata scattata a Gattatico nell’aprile 1945. E basta osservare il volto delle donne per capire la tragicità di quanto hanno subito. La nonna, Genoeffa Cocconi, moglie di Alcide Cervi, che morì di crepacuore dopo due anni dalla perdita dei figli, è stata una figura emblematica”.

    Una vita di sacrifici quella dei Cervi, che avevano un podere in affitto a mezzadria in zona Campi Rossi, nel comune di Gattatico, in provincia di Reggio Emilia: dovevano mangiarci più di venti persone, e metà del prodotto se lo prendeva il padrone.

    “E’ la storia di tanti – ha detto ancora Adelmo – non solo dei sette fratelli Cervi. Ancora oggi, girando con la mia bicicletta, trovo qualche cippo senza sapere chi l’abbia messo lì, in mezzo alla campagna. Nessuno sa chi era la persona, la famiglia, che prezzo hanno pagato”.

    Il babbo di Adelmo, Aldo, era stato la guida politica all’interno della famiglia: “All’epoca – ha ricordato – era stato segretario dei Giovani Cattolici del paese, aveva fatto tre anni ingiusti di carcere militare. Da semplice contadino era diventato un rivoluzionario, antifascista e militante comunista. Nel 1929 era finito nel carcere militare a Gaeta, dove ebbe occasione di studiare e leggere libri. Scarcerato, al suo rientro a casa, riuscì a mettere su una piccola biblioteca, dove insieme con altri compagni invitò tutti a istruirsi con la lettura”.

    “Iniziò a creare gruppi clandestini antifascisti – è stato ancora il ricordo di Adelmo – arrivando a formare il primo gruppo partigiano dell’Emilia Romagna. A casa Cervi vi trovarono rifugio politici, preti, soldati alleati, russi, tutti quelli che fuggivano dal nazismo e dai fascisti. Forse mio babbo era anche convinto che tutto quello che faceva un giorno lo avrebbe potuto portare alla morte”.

    Una morte che Adelmo valuta anche alla luce della situazione odierna: “Devo ammettere che sono molto deluso che tanta gente non vada a votare, non parteci alla battaglia politica. Dicono che non c’è più niente di buono, che i politici sono tutti uguali. Ma questo non mi piace per niente, perché ci sono persone che sentono il bisogno di portare giustizia in questo Paese”.

    “Se si sta alla finestra a brontolare – ha concluso – senza partecipare, si farà fatica a cambiare le cose. La democrazia va rispettata nei suoi valori, e solo così ricordiamo tutti quelli che hanno dato la vita per creare qualcosa. Come la Costituzione. Questo è il messaggio che porto in giro, specialmente nelle scuole. Quando morì mio babbo Aldo insieme ai suoi fratelli io avevo… quattro mesi”.

    Un vulcano di parole in eruzione Adelmo, difficile non rimanerne incantati.

    “E’ fondamentale ascoltare le parole di persone come Adelmo – ha detto Laura Scalia – anche alla luce dei fatti che vediamo accadere. Penso all’attacco fascista avvenuto qualche settimana fa a Firenze, davanti al liceo “Michelangiolo”: un luogo che dovrebbe insegnare l’educazione, la democrazia, la libertà. Ma dove gli studenti sono stati vittime di un’aggressione di tipo fascista”.

    “Adelmo – sono state le parole di Marzia Frediani – ci ha ricordato che l’’antifascismo storico è la base dell’antifascismo valoriale. Senza la memoria non abbiamo la possibilità di praticare un antifascismo oggi: che vuol dire innanzi tutto ripensare anche alle tante stragi nel Mediterraneo, che continuano a esserci; vuol dire mantenere la capacità di indignarsi, di non accettare con passività le tragedie che tutti i giorni ci colpiscono”.

    “Uno dei rischi del periodo storico che stiamo attraversando nel nostro Paese – ha concluso Frediani – è che la democrazia sia ridotta a un mero fatto di voto. Ma democrazia ha tanti significati, anche quello di lottare per i diritti di cittadinanza di tutti i bambini nati in questo Paese. Tanti sono i temi che possono rendere la nostra democrazia qualcosa di vivo: antifascismo vuol dire, oggi, continuare a lottare”.

    Da sottolineare infine che il tesseramento ha visto l’ingresso di ben 10 nuovi tesserati Anpi nella sezione mercatalina: per un totale di 50 tessere fatte in un solo giorno.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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