Non chiedevamo molto.
Anzi, abbiamo sempre chiesto troppo poco. Ce l’abbiamo nel DNA questa coglionaggine acuta che a malapena ci permette di sognare a giorni alterni. Come se la voglia di vittoria fosse una colpa, come se la voglia di prendersi un trofeo ogni tanto fosse un’utopia.
E allora, mentre diventiamo cinture nere di piagnisteo, l’unica via d’uscita per non farsi affliggere dalla faccia buia di Cognigni o per non farsi ingannare dal sorriso beffardo di Corvino è una sola: innamorarsi.
Qualche mese fa, in uno dei miei tanti deliri dove come al solito criticavo chiunque, mi ero esposto nel prendere le difese di Bernardeschi.
Sousa lo aveva attaccato in modo strano e il ragazzo sembrava perdersi. Panchine, sostituzioni, prestazioni incolori.
A me piaceva però sottolineare come nonostante tutto lui entrasse in campo a testa alta, con un impegno sfrontato, come se tutto gli scivolasse addosso. Il modo di reagire che hanno solo i predestinati.
Era l’unico che mi solleticava un po’ il cuore, quel cuore da tifoso oramai ultra-trentenne un po’ indurito.
Nel giro di poche settimane un pezzettino di quel cuore se lo è preso anche l’altro giovane viola, quel Federico Chiesa che contro il Napoli era più che commovente.
Stessa sfrontatezza. Errori, svirgolii, grande corsa, grande concentrazione, bei tiri. Solo un pochina di tenerezza in più. Ma tra qualche settimana l’avrà già persa, dopo qualche brutto fallo che sicuramente subirà.
Non potevamo chiedere altro da questo glabro periodo, dove i risultati sono altalenanti e il comparto tecnico vive di alibi forniti in serie da una proprietà spesso bugiarda.
Adesso ce ne andiamo in ferie per qualche settimana, mentre buona parte del resto del mondo invece intensificherà gli impegni.
In Italia si sa, il Natale è intoccabile e fino a dopo l’Epifania non sentiremo più parlare di campionato.
Avremo tutto il tempo per ripensare alle giocate di questi due ragazzi, che in una anonima e fredda serata di primo inverno hanno avuto la forza di ribaltare una delle squadre più forti d’Europa. Proprio la forza, la tenacia, la grinta. Non ci avrei scommesso niente e per me la partita era persa in partenza, lo ammetto.
In fondo anche io, avevo solo bisogno di qualcosa che mi ricordasse che cosa è il calcio. Non solo quell’agglomerato di merda e plusvalenze, di giocatori inadatti che calpestano campi che non dovrebbero manco guardare in tv, di piaceri fatti a procuratori-amici che poi verranno forse un giorno ricambiati.
Il calcio è imprevedibile, il calcio è passione e voglia di riuscire. È per questo che a noi piace così tanto.
Buone feste a tutti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA



































